Il pane, i pesci, le anfore, un libro. Forme di terracotta che annegano tra carboni  accumulati in un contenitore antico, quasi una vasca nella sagrestia della chiesa di Sant’Erasmo, ritrovata da qualche anno, dopo pazienti lavori di recupero.
Il Vangelo o la Bibbia, i miracoli di Gesù, la  moltiplicazione del cibo, l’acqua trasformata in vino, raccolti in un angolo di storia  annidato sulla collina di San Martino, nella piazza d’armi del Castello, che offre un impareggiabile  affresco naturale sul mare. Sono estratti dai rudera della personale di Giuseppe Pirozzi, curata da Enrico Crispolti e disponibile allo sguardo del pubblico fino al 13 gennaio 2018.
Terrecotte, momenti di un’azione  prolungata dell’autore, lungo un decennio (dal 2007 al 2017) che contempla la nascita di frammenti di memoria, lacerti del cuore, rovine di un paesaggio mentale ricomposto nell’armonia d’artista.  Di fronte alla “vasca”,  l’installazione di cento “preghiere”, testimonianza vivace, a tratti colorata, di quel raccoglimento laico celebrato da Giuseppe nel silenzio del suo studio, alloggiato nel Palazzo dei principi Albertini di Cimitile, in via Santa Teresa degli Scalzi, a pochi passi dal Museo archeologico di Napoli.
E  poi l’esplosione dell’argilla riposata sotto effetto calore si dilata nella chiesa stessa, cominciando dal trittico sull’altare, poetica emanazione  dell’inconscio, del  sogno, del pensiero che  si dilata in brani di corpo, lettere,  tracce di oggetti informi, creature anonime rivitalizzate dal soffio creativo.


Il visitatore passeggia come un astronauta sulla luna, curioso di scoprire tesori d’umanità. Disseminati nell’edificio sacro in (25) piccoli  monumenti dell’immaginario. Il mito dell’archeologia rivisitato tra quel che resta della città antica di Palmira, devastata dalla furia islamica del Califfato; le parole stampate sui giornali, imprigionate nel cerchio dei ricordi bruciati dall’odio; l’attesa visionaria di un’esistenza al femminile; l’angelo ribelle ingabbiato nell’inferno visionario  di macerie; il rimorso trasformato in “cosa”, tra reperti della ragione; la Siria, terra fatta a pezzi dalla tirannia del potere…
Usciti dalla chiesa, ci si immerge nel Museo napoletano che custodisce dalla sua nascita (nel 2010) le opere Figura in movimento (del 1956) e Venerato ricordo (del 1966), affiancate, ora, da alcuni bronzi, complemento storico della mostra. Dove la vita affiora tra relitti forgiati dalla psiche.
Tutti “rudera”, proprio quelli che danno il nome all’esposizione e  provengono dai  versi firmati dal poeta flegreo Michele Sovente (1948-2011):« …tra erosioni e deflagrazioni/si evolvono forme verso/ la morte… ma il moto elettrizza squame di luce… In alto sotto il sole a perdifiato/ parlano i ruderi oscuri della storia». Fantasmi del passato, illuminati da “lucide allucinazioni” dell’arte.

Giuseppe Pirozzi| ilmondodisuk.com
“Trittico”

 

 

GIUSEPPE PIROZZI
RUDERA
sculture in terracotta 2007-2017
Fino al 13 gennaio 2018
Castel Sant’Elmo
Via Tito Angelini, 22 – 80129 Napoli
tel.+39 081 2294 449
Orario: 9.30-17.00  (ultimo ingresso ore 16.15) – martedì mostra chiusa
Ingresso al Castello, 5 euro
www.polomusealecampania.beniculturali.it

 

CHI È
Classe 1934, Giuseppe  Pirozzi nasce a Casalnuovo di Napoli.
Comincia il suo percorso da scultore, all’Accademia partenopea, nel 1954, ruotando intorno all’orbita artistica di Emilio Greco e del suo (allora) assistente Augusto Perez.
Docente di plastica al liceo artistico prima e all’ Accademia di Belle Arti di
Napoli poi, ha esposto in numerose rassegne d’arte nazionali e internazionali, ottenendo prestigiosi premi e riconoscimenti. Protagonista di personali in gallerie d’arte in Italia
e all’estero.
Sue sculture si trovano in collezioni private e pubbliche. Vincitore di concorsi
nazionali, ha realizzato opere di grandi dimensioni per edifici e spazi pubblici. La sua attività artistica figura in molteplici pubblicazioni. Nel 2000 riceve il titolo di accademico scultore dell’Accademia nazionale di San Luca.
Di lui hanno scritto i maggiori critici d’arte italiani,  tra questi Lea Vergine, Luciano Caramel, Enrico Crispolti, Giuseppe Appella, Vitaliano Corbi, Raffaello Causa, Luigi Carluccio, Massimo Bignardi.
Pirozzi è uno degli oltre 140 artisti che hanno donato le loro opere per sostenere il progetto di crowdfunding lanciato da ilmondodisuk SOS Partenope e concepito per finanziare la traduzione in italiano del “Dictionnaire amoureux de Naples” di J.N. Schifano, cittadino onorario di Napoli. Le opere sono state raccolte nella mostra itinerante “Sos Partenope. 100 artisti per il libro della città” organizzata con la collaborazione dell’assessorato alla cultura del Comune di Napoli.
Nella foto in alto, Pirozzi con le sue “preghiere”