Cercare di costruire un mondo più umano attraverso l’arte e la bellezza. E’ possibile, se si fa lievitare la poesia che si nasconde in noi. E’ quello che Giuseppe Leone compie da anni, equilibrista tra il suo Sannio d’origine (vive a Buonalbergo dove è nato nel 1948) e Napoli, dove  ha  lavorato per anni, anche insegnando pittura all’Accademia di Belle arti.
Un microcosmo di immagini che intrecciano mito e realtà,  proposto nei suoi lavori, da venerdì 13 gennaio, alle 18, a Palazzo della Meridiana  di Genova, città con cui l’artista ha da un po’ di tempo intessuto un legame d’affetto creativo. E ai visitatori della nuova  mostra presenta il suo viaggio nel Mediterraneo attraverso racconti su conchiglia che costruisce grazie al maestro incisore Francesco Scognamiglio, rendendo possibile una magica fusione  di visioni artistiche e abilità creativa.
Creature fragili e magnifiche, prodotte da incisioni su conchiglia, i cammei di Giuseppe Leone traggono spunto dalle sue meteore, opere grafiche, schizzi veloci suggeriti dall’esperienza vissuta nella redazione di un giornale, raccontata da lui stesso nel catalogo che  accompagna l’esposizione.
«Trovai nella camera oscura un cartone di pellicole bruciate che dovevano essere gettate via perché avevano preso luce. Pensai che era uno spreco perdere quella bella superficie lucida e nera. Ne presi una e la misi sul tavolo luminoso, con il taglierino cercai di inciderla, ma senza esito. Provai allora a inumidirla con una spugnetta e notai che il tratto scorreva, in questo modo, più facilmente facendo trapassare la luce. Naturalmente il segno non era pienamente controllabile, dunque doveva essere rapido: tutto andava fatto di getto, senza ripensamenti, altrimenti la pellicola si sarebbe asciugata».

Giuseppe Leone | ilmondodisuk.com


E’ la vita che sussurra spesso le strade da percorrere. E, oltre venti anni fa, il percorso di Giuseppe incontra il premio penisola sorrentina diretto da Mario Esposito che lo invita a tradurre il logo della sua associazione Il simposio delle muse su conchiglie/cammei, come statuette/premi da assegnare ai vincitori delle diverse edizioni, da Leo Gullotta a Pippo Baudo e Lino Banfi.
La sua narrazione si apre a un nuovo orizzonte, dove le favole del mito ancora una volta prendono il sopravvento poetico e si espandono con rinnovata forza, dando all’autore stesso il ruolo di Ulisse, navigatore in un Mediterraneo ricco di storia, colori, cultura ma anche di disperazione. Ulisse è regista arguto, si assegna la funzione di protagonista, ma non disdegna la presenza di comprimari come Plinio, Virgilio, Prometeo, Narciso che incontra finalmente la Ninfa Eco nella vanità di un selfie.
Infine, Leone, incantato dal magma energetico che emana il Vesuvio, lo elegge a scenario privilegiato delle sue avventure in acque accarezzate sempre dal brivido del pericolo e  da un grido di sofferenza. Dei migranti che lo attraversano, sfidando l’ignoto e abbracciando la morte, inconsapevoli e temerari.
Non solo cammei, ma anche dipinti dove la partenza è un punto interrogativo attraversato dal crimine di chi specula su un esodo inevitabile, sulla fuga dalla guerra e dalla povertà, sulla scommessa di una speranza. La mano, la barca (che è una barchetta “infantile”, come quelle di carta), il filo spinato, le macchie di sangue costruiscono un lessico inquietante che denuncia una società crudele, dotata, tuttavia, di anticorpi.
Quali? I giovani che possono far tesoro di tradizioni come la lavorazione  del cammeo, per esempio, proiettandosi nel futuro, dandole nuovo vigore e diffondendo ovunque, con oggetti raffinati, un messaggio di armonia delle forme, della composizione, di una “rivoluzionaria” mitologia.
Partendo da Europa, che non è più l’incantevole fanciulla con grandi occhi magnetici, amata e rapita da Zeus, bensì una figura femminile sdoppiata e sdrucita, in cerca di una propria identità, vecchio continente incapace ancora di offrire risposte all’umanità smarrita che le si rivolge, in cerca d’asilo. Ma pensare che sia un’Utopia il miglioramento della nostra realtà è una prigione che l’artista smantella con la forza della sua verità.
Uno scossone alla narcotizzante superficialità che corre sul filo dei talent e  talk show, ammiccanti a denaro e successo. Mostrare con eleganza elementi che turbano significa stonare nel coro delle banalità e sollecitare a riflettere. Che tutto può cambiare se noi lo vogliamo davvero. Nuotando nel mare dei pensieri e delle idee.

 

 

Giuseppe Leone

Il Viaggio

Mediterraneo

Racconti su conchiglia

Dal 13 al 29 gennaio- Palazzo della Meridiana- Genova

Il catalogo è edito da Uberto Bowinkel e contiene testi di Luigi Caramiello, Angela Cerritello, Francesco Gallo, Giuseppe Leone, Michele Sovente

Per saperne di più

http://www.palazzodellameridiana.it/mostra-il-viaggio-di-giuseppe-leone-dal-13-al-29-gennaio-2017/

 

Nelle foto, in alto, l’opera proposta sulla copertina del libro. Al centro, la prima immagine è quella di Ulisse, seguono Virgilio e l’uovo, Narciso e Eco