Poetessa irregolare. Che visse la solitudine nella consacrazione alla parola. Ripiegata nella lettura e racchiusa nella purezza bianca dei suoi abiti. A 130 anni dalla morte, Luigi Grossi le dedica una mostra originale, “Dentro le voci”, curata da Ilaria Sabatino e Serafina Gruosso che si inaugura gioved 12 maggio, alle 17, al circolo artistico politecnico in piazza Trieste e Trento (aperta dal luned al venerd ore 9- 1, fino al 31 maggio). Ma non è tutto, presenta anche un libricino di 30 componimenti dove la sua musa è appunto lei, Emily Dickinson (10 dicembre 1830 15 maggio 1886), figlia di una famiglia statunitense dalla tradizione puritana.
Dickinson è considerata una della maggiori voci liriche mondiali, pur essendo state le sue opere pubblicate postume, scoperte dalla sorella su foglietti piegati e nascosti in un contenitore. Il suo universo emerge nelle sculture di Grossi (sei bianche e altrettante nere) e in una raffinata installazione concepita in una candida camera, ricostruzione proprio di quella in cui Emily trascorse i suoi giorni. Abiti pietrificati pendono dal soffitto e un gioco di luci fa emergere sulla stoffa le sue poetiche frasi. In un’altra stanza, sono esposte fotografie che riprendono Luigi Grossi in strada con lei, o meglio con la sua sagoma, a passeggio per i luoghi della citt  dove l’artista presenta ai passanti l’autrice che lo ha ispirato.
La poetessa diventa cos, come spiega Sabatino, «libera di sentire sul volto il calore del sole e l’odore del mare di Napoli… Grossi, in un viaggio virtuale, immaginario, ma nello stesso tempo reale, la conduce nel cuore pulsante della sua amata e pur criticata Napoli. In quei vicoli dove tutto è vita, rumore, poesia, musica … e dove le persone incuriosite li fermano per conoscere Emily, questa figura femminile, cos lontana da tali frastuoni e pur cos vicina… La voce inizia a girare e lei diviene una di loro, amata e rispettata».

Nelle foto, Grossi passeggia con Emily, gli abiti della poetessa nella sua stanza e la locandina dell’evento