Amedeo Maiuri torna al Mann. Il direttore del museo archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, rende omaggio al grande archeologo con una mostra speciale. Un viaggio all’interno di “Una vita per l’archeologia”, come recita il titolo dell’esposizione, che durerà fino al 20 febbraio. Foto d’epoca, taccuini, oggetti, libri e documenti appartenuti all’uomo che viene ricordato, ancora oggi, per la sua dedizione all’archeologia e per il ruolo svolto nella conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico. A corredo dell’esposizione, un video di Marco Flaminio che racconta la vita dello studioso.
I documenti della mostra provengono tutti dal “Fondo Maiuri” del Centro internazionale studi pompeiani diretto da Umberto Pappalardo, archeologo e curatore del catalogo e dell’exhibit insieme a Rosaria Ciardiello, Laura Del Verme e Pio Manzo. Tra questi, il carteggio privato formato da 93 lettere a lui inviate da tantissimi corrispondenti nel mondo, pubblicazioni scientifiche, attestati di onorificenza, la statua di Diomede (copia dall’opera in bronzo scolpita dal greco Kresilas, ritrovata da Maiuri tra i detriti che riempivano la Crypta romana a Cuma), l’originale livrea dell’Accademia d’Italia.

Ingrid Bergman | ilmondodisuk.com
Ingrid Bergman in visita alla collezione Farnese. In alto, Amedeo Maiuri alla scrivania

«Solo una minima parte dell’enorme patrimonio documentario lasciato in eredità dall’archeologo» precisa Pappalardo. L’università Suor Orsola Benincasa, sede del fondo, sarebbe interessata a cedere i cimeli in esposizione in prestito permanente al museo e organizzare delle mostre itineranti. «Sarebbe bello – commenta il professore – dedicare una stanza a Maiuri. E’ grazie a lui se la collezione Farnese del Mann non fu distrutta o persa durante la seconda guerra mondiale». Le foto, infatti, lo ritraggono con il bastone perché durante la sua azione per mettere in salvo i reperti, fu colpito da un’incursione aerea alleata fratturandosi una gamba.
Nato nel Lazio, a Veroli presso Fregelle, Amedeo Maiuri è stato senza dubbio uno dei maggiori archeologi italiani del secolo scorso. Dal 1913 al 1924 fu responsabile della missione archeologica italiana nell’Egeo con la carica di direttore del museo archeologico di Rodi e di soprintendente degli scavi nel Dodecanneso. Dopo il lavoro svolto in Grecia, rientrò in Italia dove assunse la direzione del museo archeologico nazionale di Napoli e degli scavi di Ercolano e Pompei che videro in gran parte la luce grazie al suo intenso lavoro. Per i suoi meriti scientifici fu nominato socio dell’Accademia d’Italia. Soprintendente alle antichità della Regione nei delicatissimi anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, fu anche un’abile mediatore, un attento restauratore e divulgatore culturale.
«Tutti noi – commenta il direttore del museo Paolo Giulierini siamo debitori ad Amedeo Maiuri. Ricordare la sua figura e il suo operato è un atto doveroso ma anche un bagno di umiltà e uno stimolo per i tanti che oggi operano in questo campo. Solo partendo dall’esempio e dagli insegnamenti che Maiuri ha lasciato, le nuove generazioni potranno dare il giusto contributo. Quando il professor Pappalardo, alcuni mesi fa, mi ha proposto questa mostra, mi sono sentito profondamente onorato di accoglierla. Mi sembrava giusto che dopo Pompei la sede fosse l’archeologico. Per questo abbiamo liberato la sala 34 al piano terra riportandola al suo antico splendore».
Un lavoro corale che ha visto la partecipazione della Regione Campania e del comune di Napoli, perché, sottolinea il direttore, «da soli non si va da nessuna parte ma insieme questa Campania fa paura».

Amedeo Maiuri | ilmondodisuk.com
Il busto dell’archeologo

E aggiunge l’assessore alla cultura Nino Daniele presente all’inaugurazione: «Artribune (una delle più importanti riviste d’arte) – aggiunge l’assessore alla cultura Nino Daniele presente all’inaugurazione -, ha riconosciuto che i nostri musei, i nostri direttori sono i migliori del Paese. I dati dicono che abbiamo superato la Toscana in termini di incremento di turismo e visitatori».
Un museo, il Mann, ricco d’iniziative. «Tanti gli appuntamenti- ricorda il direttore- Un cartellone culturale importante che si sostanzia di attività scientifiche, conferenze, incontri di archeologia, rassegne culturali, festival, nuove collezioni che riaprono, giardini che diventano luogo di spettacolo. Un museo sempre più competitivo che non può non attingere alle tante branche della tecnologia, dell’innovazione e del restyling dell’immagine, che esce prepotentemente dalla propria soglia, va a incontrare i cittadini, aiuta i giovani nella crescita e ha un ruolo da protagonista nell’avventura culturale di Napolii».
Il direttore annuncia un nuovo progetto: “Father and Son – the game”. Il primo videogame prodotto e distribuito da un museo archeologico che sarà presentato martedì 24 gennaio, alle 12, nella sala del Toro Farnese e avrà una sicura e piacevole risonanza nel mondo della cultura e non solo.

 

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Piazza Museo Nazionale 18/19 – 80135 Napoli

Tel. 0814422275

Costo del biglietto: intero 12 euro, ridotto 6 euro, serale 2 euro

Prevendita tel. 848 800 288 – Informazioni tel. 06 399 67 050
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http://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=73