Un viaggio di sentimenti che emana odori, nostalgie, visioni, attraverso la malinconia e la delicatezza dell’acquerello. Un lavoro affettivo, i “Mediterranei” che l’artista spagnolo Pedro Cano espone da domani per un mese al museo archeologico nazionale di Napoli. E’ lui stesso a guidare i giornalisti tra le opere nell’anteprima di stamattina, partendo dalla fine degli anni sessanta quando, venticinquenne, approda all’Accademia spagnola di Belle arti a Roma con una borsa di studio (per tre anni) erogata dal ministero degli affari esteri del suo Paese. Viene da Blanca, Pedro, cittadina del Sud Spagna, Andalusia, Castilla-La Mancha e Valencia, vicino al mare come questo percorso artistico che richiama le origini di un bambino nato in una famiglia che vendeva il pesce.
Eppure l’acqua si vede poco nella sua geografia del cuore. Solo appena quella della laguna di Venezia, tra i pali fluttuanti nella memoria. Non ce n’è nemmeno l’ombra, invece, nella rappresentazione di Patmos, l’isola greca dove venne esiliato San Giovanni, che lui descrive raffigurando le sei corone preparate dagli abitanti il primo maggio di ulivo (che d  olio e luce), di grano e uva (legati alla religione cristiana), di rose (regine dei fiori), di limoni (profumo mediterraneo), di lavanda selvatica (lambre). Lontana dall’immagine colorata e turistica, invece, l’isola di Maiorca ne mostra le finestre della Certosa, affacciate sul chiostro, evocando la convalescenza dalla tisi di Chopin che della dimora fu ospite in cerca di sollievo fisico, in un angolo segreto tra eucalipti, roseti, aranci e piante medicinali.
Mentre a Cartagena l’artista fa convivere tonni e polpi con una minimmagine del teatro, «come in un rompicapo in bianco e nero dove ci sono anche le anfore esili, le stesse che arrivavano a Roma piene di garum (salsa di pesce molto apprezzata dagli antichi romanindr». Spalato (in Croazia) emerge nel suo labirinto di palazzi e Alessandria d’Egitto si presenta allo sguardo con i ritratti di Alessandro Magno effigiati su monete e marmi, tra le mappe del porto e ipotesi dipinte di un faro che non c’è più.
Di Istanbul l’autore non riprende le meraviglie del Bosforo, ma celebra lo spessore millenario. «Ho composto su sei fogli di carta un’immagine di Santa Sofia che fu chiesa cristiana, in seguito moschea e oggi uno dei musei più interessanti del mondo».
Ancora la Sicilia con le sue sculture, tracce della cultura greca. Tra loro, la splendida Venere di Siracusa (su copia romana) e il giovane di Mozia (isola vicino a Marsala), dove, tra le pieghe della tunica plasmata nel marmo candido, si intuiscono le forme del corpo.
Infine, Napoli, che Cano gi  ha immortalato nel suo quaderno di acquerelli esposti circa vent’anni fa a Palazzo reale. Ora la svela, senza pizza e senza mare, nella tradizione della smorfia partenopea, interpretando il significato dei numeri del lotto, da uno (l’Italia) a novanta (la paura), questa volta, però, con matite colorate. Immagini che saranno stampate in digitale per la mostra che si inaugura il 2 febbraio negli spazi espositivi dell’aeroporto di Capodichino (dove rester  per due mesi).
Chi visiter  “Mediterranei” dal 21 al 25 gennaio al museo archeologico avr  anche l’occasione di vedere il Maestro spagnolo lavorare con un gruppo di allievi in un laboratorio (gratuito) articolato tra creativit  e discussioni. Nella citt  dove riecheggia ovunque l’anima spagnola.

Pedro Cano
Mediterranei
Museo archeologico nazionale di Napoli

Inaugurazione gioved 15 gennaio, ore 17
Orari dal 16 gennaio al 15 febbraio, ore 9-19.30, chiuso il marted
Visite guidate con l’artista sabato 17 e domenica 18 gennaio, ore 12

Laboratorio da mercoled 21 a domenica 25 gennaio, dalle 9 alle 14

Servizio educativo con il sostegno di Fundacin Cajamurcia
In collaborazione con la Fundacin Pedro Cano, Blanca (Spagna)
La mostra è a cura di Simonetta Capecchi
Allestimento e grafica di Franco Lancio

Per saperne di più
fundacionpedrocano.es/

fundacionpedrocano@gmail.com

Nelle foto, Pedro Cano al Museo archeologico mentre sfoglia il suo quaderno di acquerelli dedicato a Napoli, esposti vent’anni fa a Palazzo reale; in basso, da sinistra, due acquerelli che celebrano Spalato e la Sicilia e alcune interpretazioni della smorfia napoletana