La strada di Ferdinando Ambrosino si divide tra i Campi Flegrei e l’America e si mostra al Pan (Palazzo delle Arti Napoli, via dei Mille 60) da venerd 24 aprile con la personale intitolata “Magia di icone mediterranee”(opening alle 18) visitabile fino a domenica 24 maggio. A sottolineare la sua appartenenza partenopea, le 60 opere, divise tra pittoriche e scultoree, con una istallazione inedita che sar  presentata domani, sono caratterizzate da colori caldi e forme sinuose che vanno a poco a poco sfumandosi in quella che è la crescita stilistica dell’artista originario di Bacoli.

Si parla quindi di percorso, di “mostra antologica” che, partendo dagli anni sessanta, ci catapulta fino ai novanta, momento di svolta stilistica decisiva l’artista che incontra gli Stati Uniti (significative le personali del 1994 e 1997 a New York e la mostra dell’Istituto italiano di Cultura in San Francisco nel 1998.) e stili completamente diversi da quelli che aveva conosciuto fino ad allora. Partendo dunque da un approccio assolutamente personale e quasi condizionata in un certo qual modo da ciò che aveva intorno, la sua arte sboccia in uno scenario caldo, afoso, quello della Napoli degli anni sessanta, ed è inizialmente caratterizzata da un’impronta figurativa e naturalista riconoscibile nelle vedute di Procida e della Corricella, incentrata prevalentemente sui colori dei paesaggi flegrei, i rossi, il tufo, il giallo sulfureo.
Ma negli anni novanta i volumi di influenza cubista si dissolvono approdando nell’informale, cos da rendere la sua opera maggiormente introspettiva e piegata a riflessioni su di una realt  scomoda e immaginata che prende vita in quelle che sono le Icone presentate questo venerd qui la frantumazione, la conseguente lotta per ricomporsi in figura, in immagini che sfumano o si dileguano nella preziosit  del colore in cui il rosso diventa porpora e il giallo oro rievoca la sacralit  delle immagini bizantine, peraltro sicuramente riconoscibili all’interno dei maestosi tableaux inclusi tra le “Icone”, uno dei quali rappresenta la Trinit  (in foto).

All’inaugurazione, insieme all’autore, ci saranno anche Ermanno Corsi, Nino D’Antonio e Aniello Montano che cercheranno di snocciolarne l’evoluzione stilistica mediante una critica prevalentemente pittorica. «La cifra identitaria connotante il lungo percorso pittorico di Ferdinando Ambrosino va cercata e individuata nei timbri cromatici, nella scelta dei colori e nel modo di trattarli. Dalla prima all’ultima, la prima del 1960 l’ultima del 2014, tutte le opere esposte in questa mostra esibiscono l’uso sapiente di una tavolozza dai colori caldi, morbidi e temperati, lontana dai toni alti e squillanti e lontanissima dai sussurrati bassissimi, tenuissimi, tendenti al patetico», sottolinea Montano, mentre Corsi e D’Antonio, nei loro testi critici, si soffermano piuttosto sul percorso e l’ascesa pittorica dell’artista. «Ambrosino è un artista che non ha mai “scolorito” la sua identit , ma che anzi l’ha progressivamente resa sempre più evidente rifiutando omologazioni anche quando erano molto convenienti, Ferdinando Ambrosino sta vivendo una nuova e ispirata fase creativa. Le “icone”, con la loro lucida forza di attrazione, sono testimonianza di una maturit  felicemente raggiunta, ma che non vuole fermarsi qui. La mostra retrospettiva è pertanto la sintesi di tre feconde stagioni»; «una sorta di carrellata priva di ogni ancoraggio, da quello contenutistico a quello cromatico. Una folla di opere in costante altalena fra il dato reale (si pensi ai vari autoritratti) e il suo rifiuto, fra i richiami ancora forti dell’immagine e il suo progressivo arretramento. Un’operazione coraggiosa, che consente di leggere la tormentata avventura del pittore attraverso una sorta di unicum, che coinvolge e disorienta al tempo stesso».

Per saperne di più
www.ferdinandoambrosino.com