Artemide la donna dea. Anzi una donna, una delle eterne immagini che ci si è fatte di lei, perch non è Afrodite, ci la latina Venere, che d  e vuole amore dall’uomo, n Hera, ci Giunone, dalle forme giunoniche, domina, ovvero signora della casa e pure del marito Zeus-Giove, almeno vorrebbe esserlo ma non ci riesce. Lei, Artemide, non ha bisogno di nessuno. N ha bisogno del sole che la riscaldi, lei è la luna che è nelle notte stellata, lei è Diana, che caccia la sua preda animale, lei è quella che è capace di vivere e difendersi da sola, lei è, o potrebbe essere, l’immagine di una donna d’oggi. Anche fisicamente. Cos alta, sottile, colorata di colori artificiali, artefatta e reale, come la bella immagine che ci offre la mostra inaugurata ieri sera al Museo Archeologico napoletano.
Organizzata dal Servizio Educativo guidato dall’infaticabile Marco de Gemmis (che infatti appare sempre più smagrito) il quale, con diverse iniziative, cerca di rendere popolare questo museo delle Antichit , che ha una voce sempre più attuale. E, infatti, queste mostre attirano i napoletani, che generalmente affollano il loro museo, visitato da turisti accorsi da ogni parte del mondo, soltanto la prima domenica del mese, quando il biglietto è gratuito.
L’immagine di questa Artemide, posta giusto di fronte all’ingresso della sala, si impone con la sua notevole grandezza. attorniata da rette filiformi che da lei si dipartono e la collegano con dei quadrati non molto grandi. Da Luna (Ecate, veniva chiamata anche cos) posta tra gli astri nell’eterno cielo, è diventata terminale di quadrati informatici, nell’etere invisibile, anch’essa eterna. Una immagine seducente. Questa Artemide si ispira all’Artemide di Efeso conservata nel Museo Napoletano. La quale, a sua volta, veniva adorata a Efeso, citt  greca sulla costa dell’Asia Minore, ci dell’attuale Turchia.
La particolarit  di questa immagine efesina consiste soprattutto nell’essere ornata da protuberanze tondeggianti, interpretate come seni oppure come testicoli di toro. Questa statua, tra le più celebri conservata qui nel museo, ha ispirato altri artisti, che le hanno dato diverso carattere, sottolineando anche la sua ambiguit  sessuale, anche questa molto attuale. Qui, invece , è di Artemide sottolineato il suo carattere agreste. Infatti la dea vergine schiva la citt  e vive nella natura. qui considerata regina delle api, insetti benefici per il loro miele e come protettori del ciclo naturale. Regina delle api di un tempo, oggi ape regina che domina l’uomo, se ne serve e poi lo uccide? Un pronostico per il prossimo fenomeno dell’uomicidio?

Museo archeologico nazionale di Napoli
La mostra "Artemis’- Border" di Lucia Gangheri-Gāngāri rester  aperta fino al 22 febbraio tutti i giorni dalle ore 9 alle 19 escluso il marted

Per saperne di più
cir.campania.beniculturali.it/museoarcheologiconazionale

Nelle foto, l’apiario di Lucia Gangheri-Gāngāri