Colori tardivi, Belated colours è la mostra che Fabio Rocca propone nella Galleria Principe di Napoli, allo Spazio 31, fino al 20 giugno. Due le chiavi di lettura per il titolo: gli anni lasciati trascorrere dall’ultima mostra e il richiamo al dissolversi della figura, all’informe che caratterizza i suoi lavori.
Raffinata la ricerca del colore: un continuo rappresentarsi ma anche una costante raffigurazione del mondo, tra luce e dissensi. Anche le opere più recenti, che offrono un timido spazio al figurativo, sono in realtà il frutto di colori strappati ad altri dipinti e ricomposti in forme deformate.
Siciliano di origine (nasce ad Alcamo nel 1946) vive a Napoli da circa cinquant’anni e sintetizza, nel suo percorso, “la quieta inquietudine della Sicilia e i fragori affastellati del capoluogo partenopeo”.
Scopre la sua vocazione all’arte da bambino, stimolata dalla mamma che ne insegna la storia nei licei, ma anche dai viaggi giovanili in autostop, attraverso l’Europa, affascinato dai musei e orientato verso l’astrattismo.
Due lauree, una in Lingue e letterature straniere all’Università “L’Orientale” di Napoli e l’altra in Prsicologia (alla Sapienza di Roma). Segni particolari: l’impegno politico, l’insofferenza per le ingiustizie sociali, il desiderio di far prevalere il bene comune, l’amore per ciò che di armoniosamente bello l’arte può offrire.

Fabio Rocca | ilmondodisuk.com
Qui sopra, particolare di un trittico. In alto, la locandina della mostra