C’è un nome che da vari anni circola negli ambienti dell’arte e della pittura Oppy De Bernardo. L’artista italo-svizzero, infatti, gi  da tempo è ben conosciuto nei salotti dell’arte, per le sue tonalit  creative, l’impegno nel sociale, la fantasia delle sue opere e per aver realizzato una serie di mostre ad elevata caratura artistica. Questa volta, Oppy approda a Napoli, con la sua mostra personale dal titolo “La legge è uguale per tutti”.
Nata da una sinergia progettuale che vede coinvolti l’artista e i curatori, Raffaella Barbato ed Ermanno Cristini, la personale nasce come indagine socio-antropologica delle fenomenologie comportamentali e relazionali dell’individuo contemporaneo, partendo e approdando dalla/alla dialettica Sacro/Profano. Parte di una lunga riflessione critica e azione di denuncia, che da anni l’artista opera contro il sistema dei falsi valori, delle prolificanti false dottrine e della falsa morale del sistema dei sistemisti – economico, politico, sociale, religioso- in cui l’uomo vittima e carnefice opera. La mostra – dal titolo pungente e provocatorio – si struttura come interrogazione ironica – e volutamente grottesca – di vissuti sociali, attraverso l’uso di elementi/oggetti e riferimenti etimologici e concettuali che hanno spesso affinit  con il mondo ecclesiastico (quali reliquiari, ostie celebrative etc …); tutte icone ascritte a simbolo dello status di precariet  dell’odierno.
Sar  visitabile dal luned al venerd, dalle 16.30 alle 19.30 negli spazi espositivi E23, in via Blanch 23 (Piazza Nazionale) a Napoli e sar  presentata sabato 6 giugno alle 19.. Saranno presentati lavori inediti tra cui Reliquiae, una installazione work in progress, costituita della raccolta di campioni di sangue di personalit  del mondo dell’arte – artisti, critici, galleristi, collezionisti, giornalisti d’arte-; Il sangue, impresso su frammenti di lino presentati in cornici di plexiglass, former  un reliquiario che sar  oggetto di un ciclo di mostre che registreranno la crescita progressiva del lavoro.
L’evento è organizzato e promosso dalle Associazioni Di.St.Urb (Scafati), risse(e) e BAD. La prima, distretto di studi e relazioni urbane/in tempo di crisi, si pone l’obiettivo di attirare ed aggregare un ampio e diversificato gruppo, costantemente in fieri, di artisti, di critici e curatori, nonch di intellettuali afferenti ad altri ambiti e discipline interessati al confronto con i linguaggi dell’arte, adottando una prospettiva globale, ma prestando la massima attenzione anche al territorio. Prima ancora che area espositiva, funzione che pure gli è assolutamente propria, esso va dunque inteso come un cantiere in cui soggettivit  differenti per formazione e vocazione concorrono nell’articolazione di un discorso sempre suscettibile di nuovi apporti e sconfinamenti, ma anche costantemente fedele a due linee-guida ben definite. Esse sono sintetizzabili nei termini di un’arte come esercizio di strenua messa in questione della sua stessa natura, nonch come pratica votata al continuo confronto con la dimensione socio-politica, il che, allo stato attuale, si traduce inevitabilmente nell’intreccio con i nodi costituiti dai molteplici volti – economico, ecologico, politico, sociale della crisi mondiale in corso, che è in definitiva crisi irreversibile dei paradigmi sui quali da oltre due secoli si fonda la civilt  occidentale.
Riss(e) è uno spazio fisico solo accidentalmente perch non può essere “qui”. Riss(e)( che parte dallo studio di Ermanno Cristini a Varese) vuole essere piuttosto un “dovunque”, un “altrove”; qualcosa che si sposta trovando nell’erranza la propria dimensione etica.
BAD, invece, che sta per bunker art division è un’associazione non profit (diretta da Giuseppe Buonanno) per la promozione della ricerca artistica contemporanea attiva dal 2001. BAD gestisce uno spazio-laboratorio il BAD museum ( a Casandrino), destinato all’opera d’arte, al confronto e alla relazione, per favorire lo scambio di punti di vista ed i contatti internazionali in ambito artistico. In tempo di crisi, economica, sociale, politica e morale, anche l’arte può divenire uno strumento di lotta alla decadenza.