Agli artisti del sud, soprattutto a quelli campani, in particolare ai napoletani, si rimprovera l’immobilismo. Non quell’artistico, ma proprio l’incapacit  di muoversi dal proprio rifugio artistico per fare conoscere anche al di fuori dei propri confini la loro interpretazione artistica dell’invisibile, ci del loro mondo interiore.
Ernesto Terlizzi, classe 1949, nato ad Angri, in provincia di Salerno, invece , si definisce un giramondo, un vagabondo, con lo sguardo spalancato sull’orizzonte dell’arte contemporanea nazionale di cui è diventato protagonista con mostre personali e collettive. Da poco si è chiusa l’esposizione di trenta carte tutte realizzate nel 2013 che ha portato a Milano, negli spazi che ricordano l’opera e la figura dello scultore, pittore e scrittore Emilio Tadini, cui lo legavano stima e ricordi, mentre in questi giorni (fino al 26 maggio), all’Accademia reale di Spagna, nella cornice romana del Gianicolo il suo lavoro è presente tra opere di artisti spagnoli, sudamericani e italiani. Curato da Arturo Escudero Garcia e da Viviana Vannucci, l’evento dal titolo “Il giorno e la notte (El dia y la Noche) offre un’ampia è panoramica della creativit  dell’oggi in un articolato confronto tra culture differenti. E di questo dialogo la sintesi sar  il catalogo che riprende in immagini tutto il percorso espositivo.

In un’elegante disarmonia che finisce per essere armonica,
s’intrecciano squarci, fenditure segni che contraddistinguono il suo silenzio di artista capace di registrare tutte le vibrazioni della vita, offrendone una visione allo spetattore.
Terlizzi, scrive il critico Antonello Tolve a proposito della mostra milanese,«si immerge, ora, nell’acqua dell’autobiografia, in un liquido amniotico che genera una sorta di manifesto della mente, in un paese fatto di sbiaditi fantasmi, di creature lontane, di storie silenziose, di fiabe senza finale che si rincorrono tra loro per disegnare un epilogo originario, una nebulosa di segni da decifrare con cura, un ambiente in cui le acque sommergono e paradossalmente illuminano la scena».
Lontanissimo, per fortuna, dal clamore del kitsch spesso sovrano nel mercato dell’arte internazionale.

Nelle foto, Terlizzi alla mostra dell’Accademia reale di Spagna