Terra, terra, terra mia!
Mi hai cos viziata che
non riesco a far a meno
dello splendore che ti appartiene.

Quanto soffro per te, terra,
quanto mi hai dato,
quanto mi hai tolto.

Generatrice della mia anima,
Quanto t’amo terra mia,
paziente, tenera, tradita.
profanata dalla tua santit ,
i tuoi figli non ti hanno difesa,
e tu continui a chiamarli figli.

Grande madre mia,
mi allontano dalle tue braccia,
ma tu, regina del mio cuore,
accompagni il mio destino.

Stasera,
ti sei messa il vestito più bello,
di luna piena, rossa e grossa grossa.
Fanciulla da Capri
ormai gi  donna raggiunge il cielo,
per conquistare l’oro.

E come un padre e una madre,
il Vesuvio e il suo compagno
si rinfrescano i piedi,
con l’unico potere di varcare quello specchio
senza frantumarlo.
Tavola statica,
quando attorno frenetica di suoni odori,
paure, gemiti.

Vorrei donarti un sorriso,
vorrei portarti a ballare,
vorrei cucirti un vestito più bello
di quello che ti hanno strappato.

Volgo lo sguardo ai tuoi carri armati,
ai bambini strappati dalle braccia delle loro madri.
Innalzo i luoghi di memoria distrutti.
I villaggi rasi al suolo.
Succhio il sangue sparso sull’asfalto,
lecco le ferite di numeri senza volto,
che vestono diverse divise che coprono gli stessi cuori…

Anime perse, cervelli deturpati,
mancate preghiere di corpi
seviziati, stuprati, mortificati…
voglio pulirti dallo sporco sudiciume ed
eliminare lo sporco odore,
lo sporco colore, di quel dio che
ha messo armi nelle mani di bimbi senza gambe.
Pianterò gli alberi abbattuti dall’ignoranza.
Verserò le mie lacrime tra le mani
e riempirò i fiumi secchi della cecit .

Disegnerò il sorriso sulle facce bagnate dalla paura.
regalerò speranza agli occhi che non sanno piangere.
Ungerò i morti non sepolti.
E piover  giustizia sugli orrori della guerra,

TERRA, ti darò la pace!

Volgo lo sguardo ai tuoi carri armati,
ai bambini strappati dalle braccia delle loro madri.
Innalzo i luoghi di memoria distrutti.
I villaggi rasi al suolo.
Succhio il sangue sparso sull’asfalto,
lecco le ferite di numeri senza volto,
che vestono diverse divise che coprono gli stessi cuori…

Anime perse, cervelli deturpati,
mancate preghiere di corpi
seviziati, stuprati, mortificati…

Voglio cucire le dolorose emorragie,
voglio pulirti dallo sporco sudiciume ed
eliminare lo sporco odore,
lo sporco colore, di quel dio che
ha messo armi nelle mani di bimbi senza gambe.
Pianterò gli alberi abbattuti dall’ignoranza.
Verserò le mie lacrime tra le mani
e riempirò i fiumi secchi della cecit .

Disegnerò il sorriso sulle facce bagnate dalla paura.
regalerò speranza agli occhi che non sanno piangere.
Ungerò i morti non sepolti.
E piover  giustizia sugli orrori della guerra,

Guerra ti farò guerra per la pace,
Terra, ti darò la pace!
Pregherò ogni dio perch me ne dia la forza.
il motore sar  la rabbia,
il motore sar  l’Amore!

Luned 9 dicembre 2013

IL VICOLO DELLE MIE SCARPE
l che abita il mio amore,
in quella strada stretta stretta,

piena di gente allegra e scaltra,
che si sveglia per cantare, per vivere e sopravvivere
all’esistenza di corse e macchine e persone…

L, in quella strada stretta stretta,
talmente stretta che
le sue braccia non sentono il mio vento,
dove il sole non tiene tempo,
dove i miei occhi non riescono a vedere.

I piedi sporchi nell’acqua che sa di mare
e una musica accompagna il cuore,
il dono di un sorriso ti fa vivere ancora,
ma il sogno di quell’ abbraccio
è il ricordo del vuoto…

In quella strada stretta stretta, abita il mio amore,
il principe del mio castello,
il signore dei miei sogni,
ma lui non sa nemmeno che esisto,

Non sa che in quella strada stretta stretta
ho lasciato le mie scarpe.

luned 24 febbraio

*L’autrice
Regista e attrice. Tra i lavori messi in scena, (con Salvatore Caruso) “Romeo e Giulietta non sono morti” proposto al Napoli Fringe Festival nel 2010. Ha partecipato nel 2012 al progetto Museum, alla Certosa di San Martino

Nella foto, in alto, uno scatto di Michele Albano