Vissi d’arte compie tre anni di vita. Torna la rassegna  concepita dal Teatro dell’Osso,  unica in Italia a proporre spettacoli narranti biografie di pittori. Dal 29 agosto al 3 settembre 2017 nella Sala del Capitolo del Convento di San Domenico Maggiore e al teatro Tram  in Via Port’Alba, 30 (Napoli). Direttore artistico, Mirko Di Martino. Il biglietto costa 12 euro, il ridotto 10 per gli under 26 e gli over 65. Abbonamento a 3 spettacoli al prezzo di 25 euro, 6 spettacoli per 40 euro. Gli spettacoli iniziano alle 21. Ci sarà anche una rappresentazione straordinaria in ottobre.
Dopo il notevole successo delle precedenti edizioni, l’iniziativa si presenta con un calendario ancora più ricco di spettacoli, svelando agli spettatori aneddoti sorprendenti su artisti molto conosciuti per le loro opere ma non per la loro vita.
Si tratta di esistenze vissute spesso ai margini della società, segnate da violenza, droga, sofferenza. Vite tormentate che hanno permesso al genio artistico di emergere e attraversare intatto i secoli.
Si comincia martedì 29 agosto con “I diari di Munch”, scritto e diretto da Gianluca Bottoni che è sul anche  sul palco affiancato da Mara Roberto, Francesca Sarnataro. Nei quadri e nei diari di Edvard Munch si coglie l’intento di far emergere la vita umana in un adimensione atemporale. L’autore stesso Munch definisce la propria arte un’autoconfessione   che può aiutare anche gli altri a fare luce nella loro ricerca di verità. Spiegava l’artista:quando dipingo la malattia e la sofferenza solo allora io avverto una benefica liberazione.
Il lavoro si muove  su quattro binari:  la genealogia tubercolitica della sua famiglia, il rapporto con Ibsen (di cui dipingerà i bozzetti di alcuni lavori), il suo malato rapporto erotico con Tulla Larsen e il ricovero nella clinica psichiatrica a Copenaghen.
Mercoledì 30 agosto tocca a “Zefiro torna” (storia di Simonetta Vespucci musa di Botticelli), soggetto di Michela Barone testi di Luciano Tribuzi, coreografie di Giulia Fabrocile, costumi di Rossana Spera con Michela Barone e Luciano Tribuzi (attori); Giulia Fabrocile (danzatrice).
E’ la vicenda umana di Sandro Botticelli che ormai anziano viene visitato da Zefiro, il dolce vento che lui aveva rappresentato nella Nascita di Venere e nella Primavera, che gli riporta alla mente Simonetta Vespucci, la donna che lui ritrasse a figura intera negli stessi due quadri, dipinti peraltro alcuni anni dopo la morte della ragazza.
Giovedì 30 agosto, Il cadavre exquis  di Camilla Ribechi con Cesare Cesarini, Camilla Ribechi, produzione Le Sette Allegre Risatelle. Alla ribalta, Leonora Carrington, pittrice surrealista inglese, che, da giovanissima, tra il 1937 e il 1940 ha un’intensa relazione con il famoso pittore Max Ernst, surrealista anche lui, relazione che finisce in tragedia.
In Francia, dove la coppia viveva, Max viene arrestato più volte dalla polizia francese e dalla Gestapo, in seguito, sul punto di essere deportato in un campo di concentramento, riesce a fuggire dall’Europa grazie all’aiuto di Peggy Gugghenheim, che sposerà. Leonora fugge verso la Spagna dove ha una crisi psicologica e viene internata più volte. Salvata dall’ambasciatore messicano a Lisbona fuggirà anche lei nelle Americhe, in Messico, dove vivrà amata e rispettata da tutti fino all’età di 94 anni.
Venerdì 1 settembre  al teatro Tram La Gioconda chi firmato e diretto da Mirko Di Martino, con Titti Nuzzolese. Costumi di Annalisa Ciaramella, produzione del Teatro dell’Osso in collaborazione con Vissi d’Arte Festival.
La Gioconda di Leonardo da Vinci è senza alcun dubbio il quadro più famoso al mondo. In realtà,  fino ai primi del Novecento, il dipinto non era affatto così noto, conosciuto solo da un ristretto numero di intenditori. Poi successe qualcosa: un furto, il furto del secolo, e da allora le cose cambiarono. Oggi la Gioconda è una delle immagini più note e riprodotte in ogni angolo del mondo, la più sfruttata dalla pubblicità, la più venduta nel merchandising.
Titti Nuzzolese dà vita ai tanti personaggi legati al dipinto, a partire da Lisa Gherardini, la vera Gioconda, o almeno quella che si ritiene essere tale. Accanto a lei, ci saranno Leonardo da Vinci con l’immancabile barba bianca, il Gonfaloniere di Firenze Pier Soderini, il bellissimo allievo dispettoso Giacomo Caprotti detto Salaì, l’operaio Vincenzo Peruggia autore del furto al Louvre, e tanti altri personaggi da scoprire e altre storie da ascoltare.
Sabato 2 settembre al Tram, Incontri a Murnau (Kandinsky -Schönberg -Münter) di Nina Borrelli, con Nina Borrelli, Fabio Rossi, Marco Palumbo e con la partecipazione di Vincenzo Giordano. Regia Michela Ascione, produzione Tingel Tangel.
Una piéce semplice   che si svolge in quella casa di Murnau, una cittadina sulle Alpi svizzere, che ha visto la sua vita, agli albori del XX secolo intrecciarsi con quella di uomini e donne che hanno predisposto, con loro processo creativo, a  un rinnovamento del libero pensiero non solo artistico, ricercando nell’arte uno spiritualismo nuovo.
La curiosità della giovane presenza, del nipotino della Münter, fa riaffiorare, attraverso il suo diario e il carteggio tra Schönberg e Kandinsky, ciò che sentiva ormai lontano da lei, e forse anche dimenticato.
Domenica 3 settembre, nella sala del Capitolo di San Domenico Maggiore, Oscar W, liberamente ispirato alla vita e all’opera di Oscar Wilde, di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, con Mariagrazia Torbidoni, scenografia e disegno luci Valeria Giannone, regia di Andrea Onori, produzione virgolatreperiodico.
Partire da Wilde per mettere in scena Wilde attraverso una sola attrice che fa rivivere testi  come L’importanza di chiamarsi Ernesto o Un marito ideale. O ancora  Il ritratto di Dorian Gray dove la rovinosa discesa negli abissi viene fatta specchiare con le pericolose acrobazie sentimentali di Oscar, troppo volutamente scandalose per non scatenare la reazione della moralista societa vittoriana.
Si assiste al primo processo, spettacolare e irriverente, in cui e Wilde a denunciare e ad accusare; e al secondo, assurdo e impietoso, in cui, in un tragico ribaltamento di ruoli identico a quelli che incontriamo nelle sue opere, lo scrittore irlandese si ritrova vittima dell’azione da lui stesso intrapresa, finendo per essere condannato ai lavori forzati per due anni.
Dal 5 all’8 ottobre, al Tram va in scena Exploding plastic Warhol, una produzione di Teatro dell’Osso in collaborazione con Vissi d’Arte Festival. Drammaturgia e regia di Mirko Di Martino con Orazio Cerino, Titti Nuzzolese, Angela Bertamino, Antonella Liguoro, Dario Tucci.
Il Tram si trasforma in un locale underground della New York degli anni della Pop Art per accogliere l’ultimo grande spettacolo di Andy Warhol. Le superstar della Factory sfilano davanti al pubblico per raccontare il successo e il fallimento, l’arte e la droga, la musica e il denaro: le contraddizioni che resero grande l’arte di Warhol e di-strussero le vite di chi gli stava intorno.
In foto, una scena di “Zefiro torna”
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