Chi va a teatro si deve emozionare. Ci sono ben riuscite a emozionare il pubblico le attrici, le donne, le “femmine” che hanno calcato il palcoscenico di Galleria Toledo, supportate da un testo complicato per la sua dissonanza in consonanza intelligente, dove l’autore, Domenico Sabino, dimostra di avere conoscenza della drammaturgia epica e contemporanea. In “Ammèn” (andato in scena finoa domenica scorsa) le donne di Sabino recitano drammaticamente la disperazione, il cannibalismo, l’inquietante e contraddittoria androfobia di una lucida follia con gesti estremi, citando chiaramente testi tratti da Medea di Euripide, Anna Cappelli di Annibale Ruccello, ancora Eduardo con voce fuori campo che recita il monologo “A Madonna de rose”, tratto da Filumena Marturano, ancora rasentando Cocteau con La Voce Umana.
Uno spettacolo che meriterebbe più attenzione, una pièce che vorresti che durasse ore perch il tutto è raccontato con finezza e leggerezza psicologica, grazie a una regia intelligente, una scena semplice, suggestiva con elementi inquietanti, come è inquietante l’inizio con la voce corsara (Marino Niola) di uno speaker televisivo che parla di infanticidi, di quotidiane violenze,insomma fatti di cronache di donne che disperatamente subiscono la vita e agiscono con deliranti violenti atti paranoici, suicidando le proprie anime.
Una interessante e rigorosa operazione che si discosta chiaramente da tante messe in scena a volte inutili. Domenico Sabino, ideatore del testo e regista di Ammèn sceglie per il suo lavoro, due brave interpreti Alessandra D’Elia e Susy Mennella che si muovono in scena, recitando vari personaggi, differenti figure femminili, che si uniscono all’unisono creando un solo essere, la donna, tradita, umiliata e che rappresenta il folle ventre della terra.
Tutti viene accompagnato da una ricercata scelta musicale, da Gigliola Cinquetti a Jeanne Moreau .insomma donne che cantano le donne.

In foto, una scena dello spettacolo