Sul talento di Jonathan Gilad, protagonista di un interessante recital al Castel Sant’Elmo, nell’ambito della stagione dell’Associazione Scarlatti, non sembra ci siano fondati dubbi. Non è possibile nascondere, tuttavia, qualche perplessit  sull’uso del pedale, oltre che su certe “guaches” che hanno lievemente ombrato la purezza cristallina di talune volatine della mano destra. Con i ribattuti del finale della ballata op. 38, i problemi aumentano in misura direttamente proporzionale al caos.
Tempi (neppure tanto) veloci mettono a dura prova il solista, che, d’altro canto, nei pianissimi e nelle sezioni lente come quella che apre la terza ballata, schiude dimensioni sonore di grande charme. Autorevole capolavoro, la quarta ballata ha visto il pianista più concentrato nella parte iniziale, per poi smarrirsi nuovamente non appena spuntano scale e ribattuti, al punto che dovevi inseguire i temi e talvolta immaginarli perch di fatto, non li sentivi neppure, smarriti come erano in quella sorta di cluster che si formavano qua e l , con non poco danno per le splendide pagine. Il blasonato curriculum impone prudenza sar  stato un incidente forse, chiss . Meglio aspettare nella seconda parte c’è Brahms, forse gli sar  più congeniale. E cos è stato nelle due Rapsodie presentate dal pianista, che, a soli ventotto anni, vanta esperienze straordinarie e aspira a pieno titolo a vette eccelse. Frattanto, resta ancora da percorrere un lungo cammino verso la maturit , quella interiore e interpretativa si intende, che – sola conferisce alle esperienze musicali la giusta misura, l’equilibrio tra sensibilit  personale e rispetto dei desiderata dell’autore.
A chiusura del programma, le Variazioni su un tema di Hndel, che mettono a fuoco tutta la sapienza compositiva del musicista di Amburgo. In questa pagina il pianista ha convinto il pubblico che ha seguito con grande attenzione questo recital, tutto in salita.
Consensi moderati, un successo a met .

Nella foto in alto, un’immagine del pianista