Claudio cos ama essere chiamato Abbado, il grande, sommo direttore d’orchestra, protagonista di una serata memorabile al San Carlo. Una sola, ghiottissima occasione per assistere a un concerto interamente dedicato a Mozart. Il Maestro era a capo di una delle sue ultime creature, l’orchestra Mozart, che si inserisce in un lungo percorso che lo ha visto sempre accanto ai giovani musicisti, pronto a valorizzarli e a fornire loro occasioni di crescita.
Abbado, pardon, Claudio dirige con la serenit  olimpica dei grandi l’accostamento a Bhme e a Karajan è inevitabile, quasi scontato quando si ascolta un Concerto K 622 cos cristallino, con sonorit  scolpite, ben tornite e levigate, da apparire diafane, emanazione pura di un pensiero geniale, che i musicisti dell’orchestra si impegnano a interpretare con scrupolosa accuratezza. Solista era il clarinettista Alessandro Carbonare, bravo come i due interpreti del Concerto per flauto, arpa e orchestra K. 299. I serrati dialoghi tra il flautista Jacques Zoon, l’arpa di Letizia Belmondo e l’orchestra hanno esaltato ogni inciso, ogni colorito, realizzando un’esecuzione nitida ed espressiva, caratterizzata da sonorit  perlacee, sorrette da una visione chiara dell’impianto complessivo del pezzo.
La straordinaria abilit  del direttore non si esaurisce nel tenere le fila di un’orchestra giovane s, formata da musicisti di primissimo piano la magia della direzione di Claudio Abbado si sostanzia di una qualit , la leggerezza, che non è un modo di presentarsi o una veste esteriore, è piuttosto una particolare modalit  di affrontare e gestire la complessit  nel rispettarne le composite volute, la si comprende e la si domina, presentandola come entit  affatto semplice e lineare è il trionfo dell’ideale illuministico, che navigava nelle plaghe della semplicit , cos come i postmoderni si librano nell’orizzonte della complessit .
La lettura della Sinfonia di Praga, pagina ben più profonda del garrulo Concerto per flauto, arpa e orchestra, ha messo in rilievo tutte le doti di un musicista fra i più nobili e completi del nostro tempo. Convincente senza dubbio alcuno la statura dell’orchestra, non cos inarrivabile come ci si aspettava. Portare Abbado a Napoli è opera meritoria che giova al San Carlo e alla citt . Fargli dirigere l’orchestra del Massimo napoletano, tuttavia, sarebbe stata opera ancora più efficace e significativa, in un momento in cui il teatro e la citt  lottano per uscire da una crisi che paralizza l’uno e l’altra.
Gi , poteva essere davvero una bella occasione.

In alto, Claudio Abbado