Liberamente tratto da L’amante guerriero, di Giordano Bruno Guerri e adattato a quattro mani dal regista Francesco Sala e da Edoardo Sos Labini, impegnato anche nel ruolo del poeta vate della nascente societ  di massa e del ventennio fascista, Gabriele “d’Annunzio” tra amori e battaglie (portato in scena al Mercadante di Napoli) è uno spettacolo di grande eleganza e misura,equidistante sia dagli eccessi dello straniamento che dalla identificazione dello spettatore, pericolosa se indirizzata verso una et  che fa della decadenza un privilegio spirituale da esibire con orgoglio e dell’esercizio letterario un’espressione artistica incline alla torbidaconfusione dell’arte con la vita.
Di D’Annunzio si sa ormai tutto. O credevamo di sapere. Perch lo spettacolo e il testo che lo ha ispirato ambiscono a dire qualcosa in più su personaggio geniale e "ingombrante” che ha riempito di s la letteratura e la politica, la storia e le cronache mondane. Non potendo indagare sullo scarto tra persona e personaggio, impedito dalla identit  arte-vita, tipica dell’estetismo, la lettura registica di Sala si sposta sullo scarto tra il Poeta e il suo alter ego, da intendere, quest’ultimo, non come un altro s, n come una seconda persona all’interno del soggetto, ma lacanianamente come struttura predeterminante, oggetto e causa del desiderio, mancanza di essere, Altro a cui tendere. Che per D’Annunzio è la musica.

Ai vertici del suo magistero poetico, con La pioggia nel pineto il poeta è pervenuto alla sinfonia musicale delle parole, mediante la percezione estenuata del mondo esternoche dilata la sensualit  a sentimento panico della natura, l’armonia resa dall’uso raffinatissimo e suggestivo dei vocaboli scelti in funzione del suono più che del significato. Ma la sua è ancora, e pur sempre, una transcodificazione, un trasferimento da un linguaggio a un altro.
L’arte è espressione del sentimento, la musica è il sentimento stesso nella sua immediatezza, ebbe a dire Debussy. L’Altro di D’Annunzio, la sua mancanza di essere è desiderio di musica. E a essa tende con la prosa e l’arte poetica erudita e raffinata, misurata nella scelta della parola e lussureggiante negli esiti. D’Annunzio ambiva alla musica come completamento del suo essere. Questa la chiave di lettura dello spettacolo, questo l’intento dimostrativo. Perfettamente riusciti. Grazie anche alla innovativa quanto collaudata formula “Disco Teatro”, che Sos Labini sperimenta con il Dj Antonello Aprea, all’insegna della contaminazione tra il linguaggio della consolle e quello della letteratura.
Da qui l’invenzione di una vera e propria partitura musicale, che interagisce con la recitazione nel corso della intera performance e si trasforma da commento a testo- che-si- aggiunge al testo, toccando il culmine della novit  espressiva proprio nella declamazione de La pioggia del pineto cui l’aggiunta di nuove sonorit , suggerisce cadenze inedite e ulteriori suggestioni.
Teatralmente felice la traduzione della simbiosi tra letteratura e musica, ottenuta trasportando il dj e le sueapparecchiature nel vivo e al centro della scena, entrambi compresi in una cornice, in un quadro che diventa non a caso il più importante complemento di arredo di quell’interno di Vittoriale, quasi un “capriccio” pittorico, che mette assieme in un unico quadro il letto, la scrivania, tendaggi in broccato e lampadario di Murano.
I segni iperdistintivi della vita di D’Annunzio l’oggetto si fa simbolo di una insistita ricerca del bello che diviene desiderio di possesso, ansia di ritrovamento e necessit  di possesso, come possibilit  di godimento continuo. La sintesi di un intero mondo e dei suoi valori rivive nel felice allestimento e nei costumi di Marta Crisolini Malatesta. D’Annunzio, l’arte, gli amori, l’avventura bellica, il “libero interprete” dell’oltreuomo nicciano, l’intellettuale tra i primi a promuovere la sua immagine come condizione della promozione della propria arte.
I successi, tanti quante le donne. Dalla sterminata fauna femminile, quattro presenze emblematiche la governante francese Amlie , Maria Hardouin l’ingenua e giovanissima aristocratica, sposata per entrare nel bel mondo e condizione aristocratizzare le sue origini borghesi con l’arbitraria riscrittura del cognome d’Annunzio’; Eleonora Duse, l’incontro- scontro tra due ego ipertrofici, uniti dall’amore per l’arte e da reciproco gioco a massacrarsi, senza poter fare definitivamente a meno l’uno dell’altra. E infine Luisa Baccara, la pianista, il tramite con la musica attraverso la tastiera, il passaporto per l’inferno della droga. Effimero rimedio all’ineluttabilit  della decadenza fisica e al declino dell’eros.

Efficacissimo, convincente, enfatico al punto giusto Sos Labini, adeguatamente affiancato dalla compagine femminile Viola Pornaro, la Duse; Silvia Siravo, la pianista, Alice Vigliola, la moglie, Giorgia Sinicorni, la moglie Amlie. Molto apprezzata la scelta            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» del regista Francesco Sale di porre in evidenza la fase notturna e di declino del poeta e la dichiarazione finale dal proscenio a sipario chiuso nella quale il poeta rende ancora più esplicita la chiave di lettura del regista ce lo fa sentire meno oltreuomo, meno distante. Ci consente cos di apprezzare ancora di più la sua valenza poetica, altissima anche quando cantaa mezza voce, la nostalgia per l’infanzia, la madre o osserva spietatamente il declino.

Nella foto, Sos Labini in scena