Jean-Nol Schifano, scrittore e traduttore, unico francese a essere cittadino onorario di Napoli ha vissuto e continua a soggiornare sovente a Napoli, animandone la vita culturale. Tutta, o quasi, la sua produzione letteraria ruota intorno alla citt , ai suoi luoghi, ai suoi paesaggi, alle sue vicende passate e recenti. Profondo conoscitore della storia e della contemporaneit , Schifano ha deciso nel 2007 di dedicare alla citt  che ama di un amore ricambiato, un Dictionnaire amoureux de Naples. Un’opera che, pur nella discontinuit  di lettura suggerita dalla forma del dizionario in quanto strumento di consultazione, possiede al suo interno una rete di rimandi che contribuisce a tessere la trama delle sue riflessioni, illuminanti, su Napoli. Uno dei principali fili conduttori è costituito dall’analisi delle cause che hanno portato a una perdita di prestigio della citt  rispetto alle altre capitali europee. Nel 1860 Napoli, con i suoi 600.000 abitanti era una delle tre principali capitali europee. Un crimine storico, per Schifano, quello perpetrato dai Savoia che hanno voluto fare di Roma, allora una citt  di soli 100.000 abitanti con un patrimonio storico in pieno degrado, la capitale d’Italia. Mentre Napoli, ah Napoli!, viveva nel pieno di uno splendore iniziato con Carlo III, il re che ha dato alla citt  un volto definitivamente borbonico. Dalla costruzione del primo teatro lirico d’Europa, della Reggia di Capodimonte, di quelle di Caserta e Portici alla costituzione della Biblioteca Nazionale, all’avvio degli Scavi di Ercolano e Pompei, per non citare che alcune delle sue iniziative richiamate da Schifano. Era l’epoca in cui Piazza Plebiscito si chiamava Largo di Palazzo. Un nome che aveva un senso, mentre quello di oggi ricorda il plebiscito del 1860 con il quale il Regno delle due Sicilie acconsent a far parte del nascente Stato italiano. Un toponimo “masochista”, in quanto celebra l’inizio di un decadimento mai più arrestatosi. Ma non è il solo. Proprio dalla contigua piazza Trieste e Trento parte quella che fu via Toledo ed è poi diventata via Roma, celebrazione di quella capitale che, all’epoca dell’Unit  d’Italia, scalzando il primato napoletano ha condannato la citt  all’oblio. Sar  perch è una delle vie del passeggio da secoli, sar  per la sua presenza nella memoria letteraria e “canterina” di Napoli, per fortuna, via Roma è ritornata a essere la storica via Toledo. Ma più avanti, proprio in fondo a via Toledo, un’altra incongruenza Piazza Dante, il vecchio Foro Carolino dedicato a Carlo III. Una severa statua di Dante campeggia al centro della piazza. Ma che ci fa questo Dante, padre della lingua italiana, nella citt  della lingua partenopea cos ben raccontata da Renato De Falco, in quel luogo che ha dato i natali a Giambattista Basile, autore de Lo Cunto de li cunti? Perch, si interroga Schifano, una scelta che valorizza l’altro (il forestiero) e misconosce i propri talenti? E quando tutto questo è cominciato? Schifano non ha dubbi è nel 1860 che Napoli si è arresa rinunciando alla propria identit , permettendo che i toponimi insultassero la sua storia. Che dire, infatti, di Via dei Mille e di Piazza Garibaldi? Può una citt  che crede in se stessa intitolare una delle strade più importanti e eleganti a una spedizione fantasma che mai toccò questa terra? Può questa stessa citt  permettere che al centro della sua principale porta d’ingresso, sede della stazione ferroviaria centrale e di una delle principali arterie di entrata, troneggi la statua tronfia di un mercenario che ha consegnato la citt  al “nemico”, aprendo la strada alla lunga serie di mortificazioni e di abbandoni di cui ancora oggi (forse oggi più di prima) paga le conseguenze?

Rispetto alla messe di problemi che attanaglia Napoli, la questione toponomastica, aperta da Jean- Nol Schifano, potrebbe risultare anodina e del tutto irrilevante. Essa è invece lo specchio di una mentalit  nella quale abita la sconfitta, la rassegnazione, il “tirare a campare”. Il nome dei luoghi in cui si abita, delle strade, delle piazze, è un segno riconoscibile e riconosciuto di appartenenza, uno specchio identitario. Riconoscersi e farsi riconoscere, riprendersi quindi il nome dei luoghi per raccontare e celebrare il positivo di s, può dunque essere un punto di partenza per una scommessa di futuro. La lotta, allora, può cominciare anche da qui.

Nella foto sopra, Jean-Nol Schifano all’inaugurazione del Giallo di Napoli, la mostra che ha ideato e lanciato il 6 dicembre 2008 a Castel dell’Ovo

E da Parigi Jean-Nol Schifano invia il suo pensiero

(aggiornamento 13 gennaio 2009)

Una brutale colonizzazione

di Jean-Nol Schifano

Mi piace tanto il Magazine con l’argomento di apertura proprio indovinato la toponomastica, l’identit , il cancellare le menzogne dei cosidetti vincitori che, a Napoli, non possono, dopo un certo tempo, che essere poveri vinti… La Storia di Napoli insegna – se la si studia da vicino e non truccata dalla pretesa Unit  d’Italia – vergogna di brutta e br            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
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Anche Antonio Gramsci è stato inorridito dalla ferocia di questa cosidetta Unit  che è passata naturalmente dalla camicia rossa del Garibaldi alla camicia nera del Mussolini, i due dittatori usando della tintoria e delle sciabolette dei Savoia, la peggiore dinastia che sia esistita e che ha rubato macellando carni umane e divorando l’oro delle banche del Regno delle due Sicilie le quali avevano più riserve che tutte le banche riunite della cosidetta Alta Italia …
Piazza Garibaldi a Napoli è come piazza Bomba H a Hiroshima va buttato il Kleenex rosso dei Savoia e la piazza va nominata, per la fiera identit  napoletana, perch i Napoletani ritrovino la loro fierezza in un’identit  loro volutamente lobotomizzata da Roma, va nominata con la data precisa del primo treno che ha funzionato in Italia – un treno costruito dai Napoletani a Pietrarsa dove lavoravano più di mille operai, quando a nord di Napoli la gente non conosceva che i quadrupedi… Piazza Garibaldi è un controsenso storico.
Seguir  via dei Mille (scusate dei mille che?… Tutti i garibaldinetti erano diventati picciotti, mafiusetti abbandonati e rimasti manodopera della violenza criminale in Sicilia!… Dei mille che?…) assurda denominazione e astorica, piuttosto offensivaintitolare una delle più prestigiose vie di Napoli a un branco di mafiosi siciliani?… Non ci basta la camorra?… Savianarolo potrebbe, per una volta, riflettere sulla Storia anzich servirci alibi politici, comodi alibi per tutti quelli che fanno di Napoli, da qualche anno sempre più incalzanti, il capro espiatorio di una Nazione tricolore che da cento trenta nove anni si automagna…
Seguir  piazza Plebiscito – tanto sappiamo come sono andati i famosi "plebisciti" forzati e falsati per cantare, a urne gonfiate, la gioia della presa di potere della Croce bianca… A poco a poco, accompagnato da giusti avvenimenti e da una presa di coscienza individuale e collettiva, i Napoletani sapranno meglio chi sono, da dove vengono e fin dove possono andare sul filo vero della loro Storia per un destino capitale.