Lo sguardo scorre tra le opere e dell’impressione del momento resta soprattutto lui, il giallo, pieno e denso della pittura sulla tela. Tra faldoni ordinatamente sistemati, scrivanie e computer, le mura imbiancate di fresco ospitano le opere di Nunzio Figliolini. Siamo nello studio legale Gaeta, da poco ristrutturato in un appartamento alla Riviera di Chiaia, Palazzo Strongoli, per un giorno trasformato in galleria con tanto di vernissage in piena regola. Forse perch un pizzico di creativit  aiuta anche i lavori di ufficio, forse perch la bellezza dell’affaccio sul mare meritava di essere incorniciata da altrettanta bellezza. La mostra, organizzata dall’associazione Tempo Libero, presieduta da Linda Irace, ha visto l’intervento critico del curatore Stefano Taccone. Il titolo “Cromie dall’interno” svela solo in parte la sorpresa del progetto, che l’artista stesso ama raccontare. Non di pennellate si tratta, ma di impronte di dita, come a non voler interporre nessuno strumento tra il creatore e il creato, e toccare direttamente la materia per sentirla più vicina.

Il risultato è di alto valore estetico oltre che significativo. “Cromie dall’Interno spiega – è un ciclo di opere pittoriche che ho realizzato tra Maggio e Agosto del 2010. Sono sgorgate di getto, dal profondo del mio "io", come una forza prorompente di ricerca, dalle ampie superfici cromatiche. Questa è una serie di tentativi di ritrarre il paesaggio invisibile, intangibile, del passaggio del tempo, che attraverso la materia, in una compostezza organica, si fa mani-polare di tracciati del segno… Questa forza nuova mi affiora oggi, forte e chiara. Le mie dita, intinte nel colore acrilico, hanno creato un serrato corpo a corpo con la materia pittorica. Scolpendo il colore con le mani, ho cercato di dare corpo all’evocazione della "forma mentis" dei luoghi e delle geometrie mentali primordiali, nella ricerca di una topografia dell’inconscio reso conscio, con la proposizione di una sperimentazione libera di rito gestuale, che evidenzia il bisogno di restituire, attraverso un’assoluta comunicazione percettiva pura, qualcosa di quanto più vicino a quella visione della fase percettiva prenatale, o comunque del bambino, precedente al condizionamento visivo“. Taccone lo definisce come da oltre vent’anni al timone della fantasia e dice … ed ancora una volta si tratta di una soluzione riconducibile ad un moto di regressione infantile, al tipico gesto di disegnare sui vetri appannati nei giorni di pioggia, cosa che naturalmente il piccolo Nunzio amava fare, che si salda però con la cultura degli odierni dispositivi palmari. Appare più manifesta che mai, a questo punto, la sua vocazione a figurare, il cui arrestarsi ad uno stato embrionale fa però s che non si risolva, se non in qualche momento circoscritto (si vedano la serie di volti e quella delle mani, immediatamente precedenti quest’ultima delle dita), nel riferimento sia pur minimo al mondo fenomenico, ma nella realizzazione di uno sterminato universo di figure che potremmo chiamare "non oggettive", in quanto dotate di una presenza, una personalit , oserei dire, non troppo più flebile di quella che potrebbe possedere ad esempio un ritratto umano, eppure assolutamente non correlate ad alcuna cosa riconoscibile. Fino al 31 luglio.
Info www.nunziofigliolini.com

Nell’immagine, un’opera dell’artista