Weekend Fai tra storia e cultura a Napoli. Sabato e domenica 28, 29 marzo la Fai Campania ha stimolato napoletani e turisti con visite guidate da studenti, universitari, laureati in discipline artistiche alla conoscenza o alla rivisitazione di alcuni luoghi d’arte della citt  e della provincia Centro di produzione Rai, Complesso della Real Casa dell’Annunziata, Accademia di Belle Arti, Studio Trisorio, Palazzo San Teodoro, Real Monte Manso di Scala, Parco Archeologico di Baia con le Terme e tempio di Venere, percorsi naturalistici e il cammino delle acque del Monte Somma di Pollena Trocchia, antica Biblioteca Francescana con seimila volumi a Sant’Anastasia.

La musica con il concerto di organo e tromba nella Cappella Manso di Scala,
ricca di opere d’arte con un singolare altare ligneo e statue policrome sovrastato da una tela di Francesco de Mura, apre il weekend nel pomeriggio di venerd. Organo e tromba, due strumenti talmente diversi negli effetti sonori, creano armonie singolari nei Capricci e nelle sonate da camera. All’organo del XIX sec. Mauro Castaldo e Vincenzo Leurini alla tromba eseguono brani preziosi di Francesco Durante(1684.1755), Baldassare Galuppi(1706-1785), Giovanni Buonaventura Viviani(1638-1693).
Sabato mattina gran folla a Villa Maria Pia o Rosebery, dipinta di un nitido biancore nel parco secolare di piante rare, querce, elci coniche, pini e aiuole con vari tipi di fiori tra i sentieri che degradano verso il mare della insenatura di Rivafiorita. La Villa, simbolo della citt  capitale del Regno delle due Sicilie, ha avuto diversi proprietari e nobili assidui ospiti o noti artisti del San Carlo. Tra i proprietari conte Thurn, Luigi di Borbone fratello di re Ferdinando, Maria Antonietta Serra di Gerace, il principe francese De La Haude, conte Rosebery, amante della citt  e delle sue opere d’arte, la scelse come dimora dopo l’incarico di Ministro degli Esteri inglese. Ora una delle tre residenze del Presidente della Repubblica Italiana ma, sempre, patrimonio della Storia di Napoli.

Organizzazione efficiente. Bus Atan hanno accompagnato i visitatori alla Villa da piazza Salvator Di Giacomo. Maria Vittoria Gossi, Elena Brundo, Raffaella Martucci, allieve della III L della Media “Viale delle Acacie” hanno fatto da guida al mio gruppo mentre 250 studenti erano impegnati con altri.
Studenti del ginnasio e del liceo Umberto I alla stazione Neapolis del Metrò Museo con in mostra circa 4 milioni di vari reperti archeologici trovati negli scavi della linea 1 e 6 di via Duomo, Universit , Municipio, Toledo. Reperti datati in sei momenti storici Napoli preistorica( IV millennio a.C.), et  greca(VIII-IV a. C.), periodo romano(III sec. a.C. V sec. dopo C.), Napoli V-XI sec, Medioevale(XII-XV), Aragonese(XV-XVII).

Sono state rinvenute testimonianze di villaggi agricoli sorti alla fine del Neolitico sulle pendici di Sant’Elmo, della “citt  nuova” fondata da coloni Cumani le cui mura andavano da Forcella a Mezzocannone.
In piazza Municipio, bacino portuale come nelle piazze Bovio e Nicola Amore, sono state ritorvate due “guscio portante”, navi di medio tonnellaggio, un “horeia” per carico e scarico delle merci e per la pesca, anfore e ceramiche dirette nei centri iberici, gallici, Italia del nord, tempi e lastre con date dei giochi isolimplici. Si svolgevano ogni quattro anni, celebranti la grecit  della citt  simile a Olimpia, voluti da Augusto, con lotte, pugilato, corsa armata o acrobatica, pancrazio. Sport e arte con poeti musicisti flautisti o citaredi comici tragici pantomini e la partecipazione di fanciulli, donne, adulti di tutto il Mediterraneo. L’area per i giochi con palestre, terme e tempi divenne “via per cripta” da piazza Municipio ai Campi flegrei.
La testimonianza del dominio di Napoli è il Castel Nuovo del 1443, voluto da Alfonso V d’Aragona, con il suo fossato merlato, casamatta circolare, torri dell’Incoronata e del Molo, abitazioni per i nobili e gallerie difensive, distrutte dai piemontesi perch ritenute “inutili e indecorose” sostituiti con alberi nella piazza Municipio ora eliminati per far posto ad una altra immagine della piazza. La Napoli cattolica abitata da “lazzaroni e diavoli” è nella Chiesa di santa Caterina a Formiello all’interno delle mura della citt  sul fianco di Porta Capuana. Dedicata prima a santa Caterina d’Alessandria con convento di frati, fu detta “a formiello” dal latino “ad formis” per la presenza dei condotti e dei canali d’acqua dell’acquedotto Bolla-Carmignano. Ha pianta a croce latina, una sola navata, cinque cappelle sui due lati e una cupola slanciata con lesene in piperno definita da Carlo Celano nella guida di Napoli del 1724 “fu passata in quei tempi per una meraviglia, essendo la prima che fusse stata in questa nostra citt  e questa è servita d’esempio all’altre che sono state fatte appresso”.
Liceali di “E. Vittorini” e laureati sono le guide che illustrano l’architettura disegnata da Ferdinando Sanfelice e realizzata da Lorenzo Fontana tra il 1715 e il 1717, le numerose            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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 B sculture tra cui quelle di Lorenzo e Domenico Vaccaro, autori del busto di san Gennaro all’esterno della chiesa, trittico in marmo e alabastro di Paolo Tenaglia con la Vergine del Rosario tra santa Caterina e san Domenico, pitture, affreschi di Paolo De Matteis, tombe nella cappella molto scenografica della famiglia Spinelli, sei monumenti sepolcrali del XVI secolo, la sacrestia con oggetti e abiti per i riti tra arredi e mobili in legno intarsiato, l’organo a canne del 1718 dell’organaro Giuseppe de Martino, il coro ligneo cinquecentesco del Tortelli.
Sul lato esterno della Chiesa, nel Chiostro grande, guarnigione reale nel 1809 da Murat, e ora il “Lanificio 25” ideato per la riqualificazione del quartiere Porta Capuana da “Carlo Rendano Association”con mostre d’arte, danza, teatro. In realt , negli ampi spazi si trovano rifiuti di ogni genere tra i quali primeggia un divano e un biliardino che non fanno prevedere attivit  culturali. Il Lanificio di Raffaele Sava nell’1823 con oltre 100 macchine produceva indumenti di lana a basso costo perch i 500 operai, uomini e donne indigenti anche di 15 anni, vivendo come carcerati nella stessa struttura, avevano solo alloggio e vitto ma non denari.
Il Lanificio mostra ancora l’anima scura indelebile della citt  in cui convivono cittadini inclini a ideare e realizzare un diverso futuro con bande di ricchi e malavitosi dediti alla violenza.

Fai è una Fondazione nata nel 1975, senza scopo di lucro, che opera a tutelare, conservare, valorizzare il patrimonio d’arte, natura e paesaggi in Italia, con i contributi di cittadini, Enti, Istituzioni e aziende.
Ha 100 mila iscritti, un milione di studenti e settemila volontari resi sensibili alla tutela del patrimonio culturale e ambientale che riescono a coinvolgere milioni di visitatori nelle Giornate FAI di Primavera. Nelle due giornate a Napoli e in Provincia hanno collaborato 2500 studenti anche quattordicenni orgogliosi, vivaci, sorridenti, capaci di offrire generosamente il loro tempo libero non solo a spiegare le opere ma più di tutto a inculcare negli altri la passione per la cultura che in essi si sta sviluppando. Il loro impegno è segno che saranno ottimi cittadini amanti della cosa pubblica. La Fai è palestra di cultura e di impegno civile dove i ragazzi possono e devono crescere. La loro partecipazione offrir  a essi fiducia nelle loro capacit  e, forse, in tanti la voglia di essere protagonisti nel fare arte visiva, danza, teatro, musica, canto. In altri la passione di promuovere eventi culturali.
Ma in tutti il rispetto delle Istituzioni in cui, noi adulti, speriamo di vederli amministratori in esse nel ruolo di politici o dirigenti onesti a tutela della nostra Storia e della nostra Cultura.

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Nelle foto, in alto, l’interno di Villa Rosebery. In basso, da sinistra, la sagrestia della chiesa di santa Caterina, la stazione della metro con reperti archeologici, un angollo del lanifico con bialiardino e liceali/guide dei numerosi visitatori