Inaugurato in piena Belle poque, nel 1890, fu il primo e più importante Caf-chantant italiano. Il 15 di novembre inaugura il Salone Margherita nella Galleria Umberto I Napoli, grazie a un’idea dei fratelli Marino di Napoli. Era l’epoca del Moulin Rouge e delle Folies-Bergère a Parigi. Il salone Margherita apre i battenti alla presenza di principesse, contesse, presente anche Matilde Serao e tutta la crme cittadina. Da quella data, lo spazio artistico entra nella storia. Fu il primo in Italia che portò in scena ballerine del can can. Importanti e famosi artisti iniziarono la loro carriera proprio nei caffè-concerto e furono tante le bellissime donne che calcarono il palco del Salone Margherita. Accanto a star internazionali, stelle nostrane come Maria Campi, inventrice della “mossa”. E, con lei, tante altre sciantose, che”infrancesavano” i loro nomi d’arte. Ne scriveremo in questa rubrica intitolata “Le indimenticabili dimenticate”

“I’ songo Elvira, Elvira Donnarumma,/ch’aggio cantato tutt’a vita mia/’e canzone cchiù doce e appassiunate/cu’ sentimento e malincunia./ Nun sapevo camp  senz’e canzone/e affatturavo ch pe’ me e scriveva./Quanno cantavo pe mme era ‘na gioia,/ca me marterizzava e m’accereva./Tutt’e cumpagne meje m’hanno stimata/e m’hanno cumbattuta ora e mumente./ Me venevano a sentere ogni sera/ comme cantavo appassiunatamente./Gente ch’ancora a Napule campate,/ figliole e signurine cu ‘o cappiello,/ chi, ancora comm’a mme, canta e canzone. Cos il poeta Raffaele Chiurazzi, nel 1949,celebra Elvira Donnarumma, detta ‘a capinera napulitana, dal titolo di una celebre canzon di cui fu interprete. Belle parole semplici e carnali. Che rispecchiano l’amore dei napoletani per lei.
Lei, nata a Napoli nel 1883, da famiglia umile suo padre Alfonso, sarto di professione e mediocre maschera di Pulcinella dilettante, divenne un simbolo definita quasi una santa del popolo ma anche ammirata e stimata dalla critica e dai suoi colleghi.

LA MALIZIA, ESPRESSIONE D’ARTE

Hanno scritto in tanti di quella che fu la più bella voce degli inizi Novecento. Ricordiamo in particolare, questo ritratto «Essa, appunto, perch possiede davvero un’anima, sa che il doppio senso è un gioco superficiale, la malizia è un metodo sotto il quale si nasconde qualcosa di più e di meglio la satira e il sentimento, la poesia e la realt . La sua voce non insiste mai con brutale evidenza sulla frase ma sorvola insinua, lascia indovinare un mondo di significati trascendenti il crudo realismo; l’accoppiamento diviene idillio, la malizia assurge a espressione d’arte. I gesti completano la parola, commentano ma suggerendo, accennando non specificando, sono come un nuovo ritrovo, che si svolge parallelo al ritrovo del canto e aiuta il pubblico a rimanere in quella vaga indeterminatezza, ci la facolt  di sentire, costituisce la base interpretativa di Elvira Donnarumma ».
AMATA DAGLI AUTORI
Per questa sua sensibilit , fu artista prediletta di Libero Bovio. Magnifica cantante, indimenticabile interprete canzonettista e attrice di variet . Per lei vollerro scrivere canzoni gli autori più importanti della seconda generazione di canzonettisti napoletani, per l’appunto, Bovio, Nicolardi, Falvo, Lama. Anche lei andò in scena al Salone Margherita e si esib in teatri di variet  dell’epoca come la Birreria dell’Incoronata della quale divenne poi il gestore.
IL DEBUTTO DA BAMBINA

Le scorreva l’arte nel sangue. Gi  a nove anni imitava una stella del variet  in un piccolo teatro baracca di Mergellina. E sempre giovanissima debuttò al teatro Petrella dove si offr di sostituire la protagonista de Le due orfanelle drammone popolare che le consent di rivelare insospettate doti di attrice, nel 1894 al Circo delle Variet . Aveva soltanto tredici anni.
IL SUCCESSO,UNA CONQUISTA LENTA

Non era bellissima come le altre dive dell’epoca, anzi era di aspetto florido e sfoggiava modi vividi e briosi, in netto contrasto con l’esile figura di "femmina fatale". Successo e popolarit , infatti, furono una conquista lenta e faticosa. Alla fine, il pubblico italiano accettò tutto di lei, compresa la figura tozza, il viso largo e i modi popolareschi. Insomma, l’esclusiva intelligenza scenica e le sue doti vocali, riuscirono a minimizzare l’aspetto fisico. E, straordinariamente, sul palco, grazie alla voce, si trasformava, diventando persino bella. Il suo meritato successo Elvira lo sognò e lo raggiunse con sacrificio e forte determinazione mettendo a rischio la sua cagionevole salute nella sua carriera nulla le verr  regalato. S’impose nel mondo dello spettacolo nazionale arrivando da vedette nel cartellone del Teatro Olimpia di Roma nel 1908. Mentre al Teatro La Fenice di Napoli inondò di emozioni il pubblico e la divina Eleonora Duse le lanciò una rosa sul palcoscenico commossa dall’interpretazione.
UNO STILE PERSONALE

Elvira diventò “un fenomeno”. Il suo nome apparve in vari cartelloni e il pubbli            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B co ne suggellò la fama. Autentico enfant prodige, in poco tempo seppe creare uno stile tutto suo, sorretta da una straordinaria duttilit . Mille erano le sfumature del ricco e multiforme repertorio musicale napoletano ma aveva avuto in dono dalla nascita anche una maschera da attrice che le consentiva di passare con estrema disinvoltura dalla canzone drammatica alle espressioni vivaci della tradizione partenopea.
I TEATRINI DI MERGELLINA

Dotata di una voce limpida ed espressiva, anche se non molto potente, interpretò ben presto il repertorio popolare e le canzoni di Piedrigrotta destando, l’attenzione del pubblico che affollava i teatrini di Mergellina, dove lei si faceva accompagnare al pianoforte, dal, Maestro Alberto Montagna (,1871-1907) destinato anch’egli, per un tragico gioco del destino, a spegnersi a soli trentasei anni dello stesso male che in seguito uccider  Elvira.
LA MALATTIA E IL DECLINO

Dopo la prima guerra mondiale iniziò il suo declino artistico, per problemi di salute, colpita da una grave malattia epatica. Continuò la sua attivit , nonostante il parere contrario dei medici. E nel 1921 apparve anche nel film Santa Lucia luntana, prodotto dalla Eliocinegrafica.
Negli ultimi tempi, aveva ripiegato sulla sceneggiata nel periferico Trianon. Fin per abbandonare i palcoscenici che tanto amava in una serata del dicembre 1932 dette l’addio al suo pubblico con un evento di beneficenza. Due anni prima aveva sposato, in seconde nozze dopo la morte del primo marito, il cantante napoletano Mario Mari. Si congedò dalla sua citt  e dal mondo il 22 maggio 1933 tutta Napoli partecipò al funerale per l’ultimo commosso saluto a un’artista indimenticabile.

Nelle foto, Elvira Donnarumma nella vita e sulla scena