Tra “Le indimenticabili”, spesso dimenticate,  ci piace ricordare l’eccezionale Marina Pagano che si  rivela -oltre che sensibile attrice- anche struggente voce, interprete dei successi di artiste immense che abbiammo raccontato in questa rubrica, come Gilda Mignonette, Anna Fougez, Edit Piaf ma anche come Juliette Greco.
Nel giugno del 1980 è protagonista di “Una voce… una donna” dove interpreta le voci del panorama internazionale, tra queste quelle già citate sopra.
Marina  Pagano nasce  a Napoli nel rione Stella nel 1939 da una famiglia composta da otto figli tra maschi e femmine. Papà Guglielmo, musicista, capisce subito che Marina ha doti non indifferenti: dal quel  suo corpo esile esce una  voce forte, ricca di una grande sonorità naturale.
Inizia a cantare da bambina  insieme a sua sorella Angela –che diventerà in seguito, come Marina  una grande artista. Il padre, vista la povertà di quegli anni, crea  la “Posteggia” e, insieme alle figlie bambine, gira per i ristoranti e nei locali pubblici. Il repertorio è quello della canzone napoletana, le canzoni passano da quelle appassionate al leggero, creando così, sia momenti allegri che quelli  sentimentali. Insomma un vero e proprio show completo che affascina e nello stesso momento intenerisce lo spettatore.
Marina, dopo l’esperienza di cantante di strada, a diciannove anni si trasferisce a Roma dove comincia a lavorare con Eduardo De Filippo. E sposa l’attore e regista Achille Millo: in lui  trova un pigmalione, incantato dai suoi mezzi vocali e dalla sua intelligenza penetrante, abbinati a un carattere solare che concilia  studio e lavoro in modo alquanto sereno.
E proprio il marito, in seguito, firmerà la regia dello spettacolo teatrale (dove appare anche come attore) che decreterà un successo personale alla nostra Marina. “Io, Raffaele Viviani” di Antonio Ghirelli. Lo spettacolo nel 1979 approda a New York  ed è acclamato dal pubblico e dalla critica americana.
Marina non abbandonerà mai la strada del canto. Incide il suo primo disco, “Jesce sole” -bellissimo 33giri dove in copertina viene illustrata la foto di un tabernacolo. E il lavoro è curato da Roberto De Simone con Millo. Poi partecipa alla Piedigrotta, le nuove canzoni di Napoli e nel 1974 sarà a “Canzonissima”con la canzone “Michelemmà”.
Il suo secondo lp, dal titolo “Io vi racconterò”, è composto da dieci canzoni d’amore di autori italiani e stranieri.  Lavora  con grandi nomi del panorama teatrale, diventa  interprete nello spettacolo “Napoli notte e giorno” di Raffaele Viviani, diretto da Giuseppe Patroni Griffi,  e incomincia a guadagnarsi fama nel “Socrate immaginario” di Ferdinando Galiani, con Gianna Giachetti e Nino Taranto.
  Nel 1971 arriva la televisione, un altro successo dal titolo “Incontro con Marina Pagano” affiancata da Vittorio De Sica. Riprende con il teatro con “Le Diavolerie” di Alessandro Fersen.
Marina Pagano si alterna tra tv, teatro, fino ad arrivare al cinema. Ma sempre con la RAI instaura un rapporto, nel 1970, con una bella continuità per Piccole Storie: Racconti Napoletani registra “L’assistito” di Matilde Serao, assieme a Carlo Croccolo e a Giuseppe Porelli; nel 1971, prosegue come protagonista dello sceneggiato “Le Farfalle” di Dante Guardamagna.

Marina Pagano | ilmondodisuk.com
Qui sopra, Achille Millo, ol marito pigmalione. In alto, Marina Pagano

Nel frattempo, col marito, ritrova e riedita la canzone di Gilda Mignonette del 1927, Lacreme ‘e cundannate, realizzata per l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. Nello stesso 45 giri c’è un’altra antica canzone napoletana, composta nel 1915 da Raffaele Viviani: “So bammenella ‘e copp’e quartiere” che propone al pubblico televisivo nello spettacolo “Senza Rete” , in seguito diventerà un vero e proprio Cult riproposto da tutte le belle voci napoletane. Poi fa parte del cast de “I misteri di Napoli” di Mastriani con la regia televisiva di Ugo Gregoretti.
Tra le sue apparizioni cinematografiche, quella del 1981 in “Ricomincio da tre”, primo film di Massimo Troisi dove ha il ruolo della zia di Gaetano (Troisi) un cameo di cui lei andava molto fiera. Ma prima partecipa a pellicole come “La fabbrica dei soldi” “ diretta da Riccardo Pazaglia del 1965, “Pensando a te”, regia di Aldo Grimaldi del 1968, Gegè Bellavita  di  Pasquale Festa Campanile (1979).
Mai una critica negativa per lei, un vero e proprio animale da palcoscenico, una delle poche che-oltre ad arrivare a  New Jork- è stata invitata a rappresentare l’arte partenopea  a Baku, (Azerbaijan) nell’ex Urss. Poi arrivano  gli anni in cui, per lei, scrivono canzoni autori come Enrico Medail, Fiorenzo Carpi, Giorgio Gaslini, Bruno Nicolai.  E ricordiamo anche  “A modo mio…”, un altro grande successo.
Sarà anche al Festival nazionale de l’Unità, alla Mostra d’Oltremare di Napoli, nel settembre 1976 cui partecipano, tra gli altri,  La Nuova Compagnia di canto Popolare e gli Inti Illimani. E incanta tutta L’Arena Flegra gremita all’inverosimile con il già citato, austero e commovente “Io, Raffaele Viviani” di Achille Millo, Antonio Casagrande e Franco Acampora: Marina, vestita di bianco, ammirata e applauditissima dal pubblico.
Non disdegna ingaggi dove c’è minimo guadagno, si esibisce in prestigiosi luoghi ma anche nelle piazze, regalando la sua voce di musica popolare in luoghi pubblici, a volte senza microfono, una qualità che poche artiste possiedono, perché cantare a cappella senza l’apporto delle casse è difficile. Lo puoi fare solo se le corde della voce emozionano stimolando sentimenti nello spettatore.
Ancora sarà sul palco partenopeo dell’Ausonia in  “Le Serve” di Jean Genet diretta da Mario Santella,nel 1982, insieme a Maria Luisa Santella che fatto la storia del teatro di tradizione, quello sperimentale, una donna di grande coraggio che ha dato l’opportunità a scrittori registi  e attori, di calcare per la prima volta il palcoscenico del mitico teatro Ausonia, credendo in loro e dando loro la possibilità di emergere del difficile mondo del teatro, diventando così nomi  di cartellone. Ancora  oggi amata  è stimata dal popolo napoletano, purtroppo abbandonata dalle istituzioni, che hanno dimenticato il merito della sua storia di imprenditrice teatrale e di artista poliedrica.

Santella | ilmondodisuk.com
Maria Luisa Santella

Insieme alle due artiste nelle “Serve”, recitava nel ruolo di “Madame” l’attrice teatrale e cinematografica Rita Montes, che ci regala un ricordo di Marina: «Ero da poco arrivata dall’America, un incontro casuale con Maria Luisa Santella, subito iniziò la nostra amicizia- che ancora dura. Maria Luisa mi convinse – quasi costringendomi- a debuttare in teatro. Il mio incontro con Marina Pagano fu difficile, lei era diffidente,io ero piena di timori e paure nell’affrontare il palcoscenico con due grandi personaggi, ma  poi l’atteggiamento nei miei confronti cambiò. Marina mi fu molto vicina, mi sosteneva, mi dava sicurezza. Madame- il mio personaggio- quando entrava in scena con la sua elegante risata mi dava problemi, Marina mi insegnò a ridere. In seguito scoprii in lei una donna dolce, quasi indifesa, insomma una grande compagna di lavoro. Ricordo che in seguito la Pagano diede un concerto, arrivò Mario Merola con un gran fascio di rose rosse, consegnandolo all’artista diss:e “Marina tu si ‘na grande, canti, a crudo”. Rimasi interdetta, non capivo quel termine, Marina sorridendomi mi spiegò cosa significasse. Sono felice di aver lavorato accanto di una donna come lei».
Marina Pagano amava quello che faceva. Poco prima della sua scomparsa, ha continuato a regalare al pubblico la sua voce  L’ ultima volta che la Pagano ha incontrato la sua gente  è stato nell’ estate 1988 a Castel Sant’ Angelo, al fianco di Achille Millo.
Poi la malattia che le stroncherà la  vita a soli 50 anni,  nella casa romana, dove Marina si spegne  il 19 gennaio 1990.
I funerali si svolgono nella chiesa S.Chiara in piazza dei Giochi Delfici a Roma. Le sue ceneri  vengono deposte al piano terra nell’Ossario Maggiore del Cimitero Flaminio o di Prima Porta  a Roma.
Nel 2006 Achille Millo la raggiunge, ma molto prima aveva dichiarato: «Ho avuto la fortuna di vivere vent’anni con una straordinaria cantante, che poi è diventata mia moglie, che è Marina Pagano e che voglio ricordare. Lei ha fatto quattro o cinque trasmissioni con me, stupende. E sempre lei mi ha insegnato a parlare veramente in napoletano».
Le testimonianze di stima nei suoi confronti sono tante. La stessa Edhit  Piaf le fece un lusinghiero riconoscimento, mentre invece di lei Milly disse: «Una voce molto bella e allo stesso tempo sincera. canta con voce di bronzo».
Belle anche le parole di  Pino Ammendola, attore e amico della coppia: «Da parte sua Marina accetta tutte le novità che la vita le propone con attenzione, stupore e gratitudine. In questo modo interiorizza tutte le sue esperienze che andavano colorendo la sua già bella voce della gamma dei sentimenti umani. Marina ha un carattere disinteressato e libero, una intelligenza serena, ma acuta e condita dall’ironia. Queste doti la rendono partner ideale per Millo, sulla scena e nella vita ,ponendo le basi per un sodalizio di alto livello artistico».
Chi ha avuto la fortuna di assistere a qualche spettacolo o concerto di Marina , ricorderà la magia del suo stare in palcoscenico, forse le doti naturali, forse le esperienze di strada oppure quelle avuti con i grandi nomi artistici… forse… comunque era una eccezionale interprete, peccato che i giovani di oggi non la conoscano, avrebbero tanto da imparare. Ma sicuramente nei vari blog potranno trovare alcune sue apparizioni, ascoltare la sua voce mentre canta celebri brani come “Tammurriata Nera”, oppure “Caterina”, “Io ti perdono” , “La Vita Mia”, “Il Mio Terzo Uomo”,  l’emblematica “Tu suone a chitarra e io canto”, “’A terra ca nun dà cchiù sciure”.
 Era il 2010 quando il drammaturgo Aniello Nigro scrive “Mani nel fuoco”.  «Non vuole essere un recital in senso stretto, ma restituire piuttosto con la specificità del linguaggio teatrale più autentico e scarno possibile le suggestioni affidate a monologhi, canzoni e ad un immaginario incontro fra le due donne, le donne in questione sono Marina Pagano e Maria Carta due cantanti, due attrici, ma soprattutto due donne: sono tratteggiate, nel lavoro, senza una identificazione pedissequa, ma con una semplicità che le colloca in un universale mondo femminile».
Così l’autore con questo spettacolo riannoda i fili delle storie di due artiste scomparse, che hanno dedicato la loro arte alle proprie terre di origine. Si inserisce nel racconto la figura di Achille Millo, che accompagna le loro vicende attraverso la rievocazione di un incontro -intervista realmente avvenuta-. L’idea nasce da Monica Maiorino, che ne firma anche la regia, in scena Cristina Carrisi, Monica Maiorino, con  la partecipazione di Aldo De Martino.
Con questa cartolina dedicata a Marina Pagano potremmo dire “cheste è Napule ‘e ‘na vota”. Ma ci piace pensare che la cultura, l’arte, il teatro, la canzone  napoletana sopravvivano, nei tempi del tempo.