Arriva domani la grande mostra dedicata a un Maestro (novantenne) della pittura. Venerdì 19 maggio, dalle 17.30, il palazzo delle arti Napoli ospita “Ombre”, trenta tele di Armando De Stefano,  dove è chiara l’ispirazione a Jorge Luis Borges, nativo di Buenos
Aires, morto a Ginevra nel 1986. Fino al 25 giugno.
Una vera passione, quella per l’autore argentino di cui  l’artista  napoletano ha letto tutto.  Nel catalogo omonimo, curato da Mimma Sardella (Stampa Vulcanica Print, grafica di Carlo Porrini, foto di Gigino Nostrale) spiega Mario Franco: Le
coincidenze tra la poesia di Borges e la pittura di De Stefano non sono solo
formali. Entrambi pensano all’Esistenza come a un cerchio che dal visibile
porta verso l’Invisibile, dalla concretezza alla sua ombra, che è anche
ricordo, immagine, sogno, in un gioco di prossimità e lontananza.
Borges diventa per lui un vate; la sua scrittura  lo cattura ancor più la
filosofia che la permea, fino ad aderire con la sua personale poetica di artista
alla visione di un mondo inafferrabile che genera il titolo Ombre.
A questo ciclo, se ne  aggiungono altri due: Porta di Stabia, dedicato ad Amedeo Maiuri, archeologo e docente indimenticabile. Dieci opere che intonano un inno alla memoria, come la “La flagellata” dal rosso fondo pompeiano che torna in “Morte a Capua”, in cui il
protagonista, ammantato dal purpureo mantello con l’elmo che ne incornicia
il volto appena accennato, un vero simbolo della figura di condottiero, come
vuole che sia ricordato il suo amico, grande studioso dell’antico.
E poi c’è La terra infetta, un breve ciclo di sei acrilici dedicati al mondo saccheggiato dall’umanità. Inizia dall’opera “Storia di una balena sepolta 1931” e ne
contiene un’altra “La pieve distrutta e la fuga dei draghi” con la dedica al mio
fraterno amico Raffaele Lippi, al quale fu molto unito negli anni difficili
dell’immediato dopoguerra.
In alto, Armando De Stefano fotografato da Grazia Lombardo