In una citt  come Napoli, dove la presenza della criminalit  è una costante e dove il tasso di disoccupazione accompagnato a una mentalit  di trasgressione delle regole democratiche è elevatissimo, per recuperare e affermare la cultura della legalit , si deve necessariamente partire da un principio fondamentale: il principio del diritto e del dovere, ovvero il concetto di cittadinanza consapevole che travalichi gli interessi personali e volga al benessere collettivo della citt .
Promuovere l’educazione alla legalit  e al rispetto per la convivenza civile significa diffondere la cultura dell’esserci, secondo questo elemento, sviluppando percorsi di inclusione sociale, quale processo imprescindibile per un riscatto alla qualit  della vita.
La “destrutturazione” di valori negativi va portata avanti sviluppando competenze culturali e occupazionali e favorendo percorsi in contesti partecipativi di convivenza civile e solidale, quale unico cammino per un percorso esistenziale di diritto. Si faciliterebbe cos l’estensione di una infrastrutturazione sociale operante attraverso la cultura dell’istituzione che c’è e a cui riferirsi.
Regole di vita collettiva
Uno degli aspetti che rende oltremodo difficile “l’identificarsi con la legalit ” a Napoli è infatti anche il non facile rapporto tra cittadino e istituzione, lontano e spesso irriverente.
Occorrerebbe intensificare un intervento politico-amministrativo che fosse in grado di avvicinare la gente alle istituzioni in un’ottica di acquisizione dei fondamenti giuridici e delle regole della vita collettiva. Obiettivo, non di facile assunzione, perch il suo campo d’azione passa attraverso un percorso “non storicamente avvezzo” a una certa parte della citt : conoscenza e rispetto per le norme pubbliche, per il codice della strada, per l’ambiente, per l’impegno sociale, per la salute pubblica; insomma per gli altri.
Valori che invece andrebbero coltivati e formati con un processo di educazione civica che parta dalla famiglia e dalla scuola e proceda con tutte le altre manifestazioni sociali e di crescita comunitaria, dove il processo di cambiamento culturale veda finalmente compartecipare la Napoli degradata e la Napoli che guarda avanti in un percorso congiunto di legale quotidianit  e positivit  comuni.
I punti da cui avanzare sono tanti e diversificati, tuttavia una priorit  che ormai assurge a connotazione emergenziale è il problema della sicurezza.
In questi anni la nozione di sicurezza si è ulteriormente ampliata, assumendo profili e contenuti a più largo respiro, secondo una nuova visione in base alla quale il nuovo concetto di sicurezza non si riduce solo a perseguire reati penali, ma si allarga a comprendere comportamenti e azioni di vario genere che, comunque incidono, direttamente o indirettamente, sulla tranquillit  civica e sulla percezione stessa della sicurezza, ovvero si misura con altri fattori, individuali e collettivi, sociali e ambientali che, pur non sconfinando in illeciti penali, possono contribuire a suscitare disagio e allarme sociale e quindi degrado urbano.
Quelle zone fuori da ogni controllo
Proprio per tale molteplicit  di fattori tra gli elementi che intercorrono a determinare la sicurezza necessita potenziare un percorso che tenga conto anche di tutto questo e che, soprattutto in una citt  come Napoli, vada a realizzare operazioni a forte impatto istituzionale anche sulla tenuta di comportamenti e modalit  pubbliche in barba a ogni norma e regola di convivenza civile: zone franche ricche di fenomeni corruttivi, involuzione dei rapporti di libera coesistenza, imbarbarimento delle condizioni di vivibilit  ambientale, abusivismo commerciale, forme spurie di ambulantato fuori da ogni controllo, occupazione non autorizzata di suoli, spazi e aree pubbliche, sosta indiscriminata di auto in doppia e terza fila, soprusi e degrado diffusi tra persone e luoghi fisici.
Se si riconosce, cos come visibilmente evidente, un contesto cittadino non “regolamentato” ben oltre la soglia di guardia, perch non si interviene su questo con azioni mirate realizzate in maniera costante e continuativa?
Se l’elemento viabilit  risulta ambientalmente devastante e fattore destabilizzante oltre che foriero di comportamenti non virtuosi, perch non si mette in campo un ragionamento interforze che si concentri ed operi sui fattori della mobilit ?
Strategie rieducative
Se i vigili urbani non vengono riconosciuti come soggetti preposti all’ordine e come tali non percepiti come deterrente, non si pensa a strategie rieducative in tal senso?
Si potrebbe convocare il Comitato Provinciale per l’ordine e la Sicurezza Pubblica su aspetti tematici a respiro d’ambito, quale dimostrazione che il concetto di sicurezza deve andare al di l  dell’identificazione e persecuzione del reato penale ma saper guardare oltre, ovvero a quella miriade di comportamenti amministrativamente rilevanti, pericolosi e dannosi. Realizzare cos vie e percorsi finalizzati a promuovere e diffondere una nuova cultura della sicurezza atte            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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La citt  ospitale
La sicurezza e il ripristino dell’ordine pubblico, dunque, non soltanto attraverso la lotta all’illegalit  ma correlati anche all’analisi di altri due elementi altamente compartecipativi: il concetto di incivilt  e di degrado urbano e quindi di illecito amministrativo.
Usi e abitudini che generano nei cittadini un profondo senso di insicurezza e una condizione di quotidianit  estremamente destabilizzante che li rende al pari del sentirsi vittime di un reato penale.
Bisogna pertanto intervenire in maniera seria e programmatica ma l’impegno e le misure da mettere in campo non devono però condurre o permettere pratiche discriminatorie o capri espiatori, ma assicurare a tutti un legittimo accesso alla tutela dei propri diritti.
Una citt  sicura, infatti, è anche una citt  ospitale. Una citt  ospitale lo è anche nei confronti degli immigrati, i cui problemi non si possono risolvere attraverso la criminalizzazione e il rigetto della diversit  ma sviluppando un’educazione alla legalit  e alla solidariet  e creando cos le condizioni conformi ai diritti fondamentali della persona.
Lo stereotipo che lega in modo ricorrente la problematica dell’immigrazione a quella della sicurezza deve essere combattuto.
Per porre efficacemente fine a questa consuetudine non dobbiamo però ignorare o sottostimare le situazioni in cui l’illegalit  e l’immigrazione si incontrano ma mettere in moto tutti gli strumenti capaci di infrangere il pregiudizio dell’identificazione, attraverso azioni di prevenzione e di recupero ma anche mediante dispositivi di controllo sull’insediamento dei migranti nonch sul loro sfruttamento.
(1. continua)

Nella foto, piazza Dante