E tutto part da Milano. Bruno Leone accompagnò la sorella a vedere uno degli ultimi spettacoli del maestro burattinaio (napoletano) Nunzio Zampella. Era il 1978.

"Rimasi affascinato dal personaggio, dalla sua storia, da una tradizione che era quasi sparita". Cos Leone decide di intraprendere la carriera di burrattinaio. " stata una sfida" spiega l’artista.

Leone comincia un corso con il maestro e, intanto, in segreto, comincia a fare spettacoli. "Era il primo maggio del 1979 -ricorda- a casa di amici. Andò talmente bene che mi chiesero di fare spettacoli pagati". Un vero colpo di fortuna."All’epoca ero pieno di debiti… e mi dovevo anche sposare". I mesi passano, il segreto continua ma a settembre… qualcosa di grosso si muove a Napoli. "Non potevo più mantenere il segreto. Cos lo invitai a vedere il mio spettacolo in citt ". Dopo questo evento, gli organizzatori chiesero a Zampella di allestire uno spettacolo. Lui si era ritirato dalle scene ma… "aveva scorto nel mio spettacolo qualcosa che non lo convinceva e cos accettò l’offerta per insegnarmi la tradizione". Fu l’inizio di un sodalizio durato fino all’anno in cui Zampella mor (1986).

Un periodo in cui "ho visto tanti suoi spettacoli e ho imparato a svilupparne di miei". Spettcoli di ogni tipo, dalla ripresa di Garcia Lorca "per uno spettacolo alla Residencia di Madrid" a uno spettacolo sui manicomi, passando per il G8, la guerra e l’emergenza rifiuti. "Ora me ne hanno chiesto uno sul problema dell’acqua… penso sia necessario farlo". Al momento, gli impegni lo portano in Polonia. "Ho degli spettacoli e degli incontri-laboratorio per un festival dell’Unima, l’associazione dei marionettisti di tutto il mondo". Polonia… e la lingua? "Non è un problema. Ho s fatto spettacoli in altre lingue, spagnolo, francese, inglese, portoghese, ma spesso uso il napoletano perch il linguaggio delle guarattelle è universale". Perch "il dialogo è importante, ma molto si capisce anche dalle azioni".

E non c’è da stupirsi, dato che il teatro delle guarattelle è presente in tutta Europa. "Abbiamo alcune tradizioni considerate di origine napoletana come il Mr. Punch in Inghilterra, il Policinelle in Francia o anche il Don Cristobal in Spagna e il Petruska in Russia". Addirittura, anche i pupi siciliani hanno origini partenopee. "Sono nati a Napoli. La tradizione probabilmente è legata ai narratori. Si riprendeva la "Chanson di Roland", repertorio dei narratori napoletani, ma anche siciliani, gi  dal medioevo".

E la tradizione non muore mai. Se nell’Ottocento, in citt , c’erano una decina di burattinai e, dopo la guerra, solo due famiglie continuavano a operare (Zampella e la famiglia Pino) oggi la diffusione è crescitua. "Con la mia scuola -afferma Leone- ci sono circa sette, otto burattinai a Napoli". Con un tocco di rosa. "Ci sono anche donne, spesso tanto braveda dare filo da torcere agli uomini". Un esempio? "Io sono un maestro e con una delle mie allieve mi sono trovato in difficolt  per uno spettacolo che ho inscenato dopo di lei. Era stata talmente abile che io, dopo di lei, ho fatto da comprimario".

Ma la tradizione vive oltre i confini napoletani: la Puglia, Torino, Como, Roma. "Rispetto agli anni ’50 (prima della tv) oggi c’è una ripresa enorme che non viene pubblicizzata. La cosa è strana, perch viviamo in un mondo dove sembra che ciò che appare attraverso i mass media è quello che si sviluppa, ma non è cos. L’informazione è fuorviata. Posso affermare che siamo in pieno sviluppo, anche se marginale. Ma una serie di fenomeni marginali sono in netta crescita e non vengono riconosciuti perch sono in netta contraddizione all’idea di marketing legato a un prodotto che si cerca di imporre".

E cosa riserva il futuro? "In questo basso, con ‘O Capitano Angelo Picone, abbiamo dato vita a Vico Pazzariello, un punto di incontro per tutti gli artisti di strada con l’idea di creare un teatro stabile di strada, con una sua programmazione da portare nell’attigua e abbandonata piazza Banchi Nuovi".

Ma qual è la prima dote di un burattinaio? "L’amore per la gente e l’idea di utilizzare questo linguaggio come mezzo di comunicazione".

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), Bruno Leone nelle vesti del Pazzariello e un Pulcinella nel suo studio