Ricordo di Raffaele Viviani. Si è svolta a Roma all’istituto di studi pirandelliani e sul teatro contemporaneo, la presentazione del volume “Raffaele Viviani. Poesie. Opera completa.” (Guida. pp. 493, €29,50), a cura di Antonia Lezza (professore associato di letteratura italiana e letteratura teatrale all’universit  di Salerno e di storia del teatro all’universit  Suor Orsola di Napoli). Sono intervenuti con l’autrice, Franca Angelini, Ubaldo Soddu, Iaia Forte, gli allievi dell’Accademia d’arte drammatica “Silvio d’Amico” e Vincenzo Albano. Il lavoro raccoglie per la prima volta l’opera in versi di Raffaele Viviani, dalla prima edizione Tavolozza (1931) fino all’ultima Poesie (1990).

Abbiamo chiesto alla Lezza.

Qual è l’aspetto più interessante di questa sua opera omnia sulla poetica vivianea?
“L’aspetto più interessante è la variet  e ricchezza dei temi trattati, lo stile assolutamente originale,la lingua napoletana cos composita. Insomma l’originalit  di questa produzione poetica”.

Perchè a suo avviso Viviani poeta è per lungo tempo rimasto sulle soglie della letteratura minore?
“Non è giusto parlare di letteratura minore, ma piuttosto di una produzione (poesia, musica, teatro) non conosciuta pienamente; ma esistono nella storia letteraria italiana tanti altri casi analoghi. La nostra cultura stenta ad accettare gli irregolari”.

Rispetto alle raccolte precedenti, quali differenze presenta il criterio d’ordine da lei adottato?
“Il criterio adottato è quello dell’edizione del 1990 che rispecchia quello di "Tavolozza", la prima raccolta poetica di Viviani”.

La critica di quale gruppo di poesie l’ha più coinvolta?
“Sicuramente "I Poemetti"che includono testi fondamentali come:’O don Nicola, Piedigrotta, ‘A festa e Montevergine, A Galleria,’A cantata d”e pasture. Non è stato facile analizzare testi cos ricchi, per cui ogni annotazione poteva apparire insufficiente”.
Professoressa Lezza, cosa significa per il teatro napoletano di oggi pubblicare una raccolta di poesie di Viviani?
“Far conoscere un patrimonio poetico che è anche un repertorio che vive attraverso la capacit  interpretativa degli attori”.

Insomma, occorre riconoscere a Viviani il posto che gli spetta tra i poeti del novecento italiano.

Nella foto, Raffaele Viviani