A Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, in via Monte di Dio 14 (Napoli) si svolge, oggi venerd 21 maggio (ore 17), la seconda edizione di “Liberi in Poesia”.
Anticipiamo uno stralcio della introduzione di Antonio Filippetti alla antologia poetica

“Il poeta rompe le catene e ci

conduce a una nuova scena”

(Ralph Waldo Emerson)

Un’affermazione ricorrente ci suggerisce che la libert , come la poesia, non ha bisogno di aggettivi, nel senso che risponde (come appunto la poesia) soltanto a se stessa. In una societ  come quella del nostro tempo che ha sempre più bisogno di orpelli e macchinazioni di vario genere, per identificarsi o distinguersi o solo mostrarsi, gi  questa definizione appare in qualche modo più che insolita addirittura rivoluzionaria. Il linguaggio stesso dei nostri anni rivela lo scarto sempre crescente che esiste tra l’essere e l’apparire, ovvero tra la vita autentica e l’esistenza amministrata. Il progetto culturale di “Liberi in poesia”, che ha gi  prodotto riflessioni e confronti sulla natura stessa del fare poetico, va avanti non senza, occorre dire,ostacoli e difficolt : ostacoli e difficolt  che nascono dal modo stesso in cui la societ  contemporanea si va per cos dire organizzando nella determinazione di stereotipi unidimensionali, incapaci di dar corso alla diversit  soggettiva e alla predisposizione originale dello spirito creativo.

Un’espressione letteraria libera, non condizionata o precodificata stenta non solo ad affermarsi ma anche a farsi riconoscere: le mode correnti sembrano orientare anche la funzione creativa verso sentieri comuni e ripetitivi. Potremmo pensare che si stia realizzando quel processo omologante, gi  intuito del resto da Giacomo Leopardi, secondo cui un inarrestabile anche se spesso effimero sviluppo raziocinante stempera progressivamente, fino a spegnerlo del tutto, lo spirito naturale della poesia. E il linguaggio stesso dei nostri anni, via via più povero e “istituzionale”, conduce ad una sorta di “caos sordo”, soffocando quella originalit  “sorprendente” tipica dell’espressione poetica. Per sintetizzare potremmo affermare che alla fine la verit  “romanzesca” uccide l’originalit  del “verso”.

Per dirla con una definizione cara ai surrealisti, ci stiamo adattando (ovvero ci siamo adattati) a vivere in un “momento nullo”, in un tempo e una societ  dominata dai “vuoti dell’immaginazione e del sogno”.Il che si può tradurre anche nell’affermare che ci troviamo ogni volta ai margini della poesia, vale a dire della vera invenzione e che gli stessi protagonisti delle lettere e delle arti sono soltanto artisti mancati, scrittori amanuensi,poeti impotenti di un periodo storico dove è annientata la fantasia, soppresso l’estro,misconosciuta la creazione. Pur senza spingerci sulla strada segnata da Andrè Breton secondo cui, per dare un senso al lavoro letterario e artistico,occorreva restaurare la “grazia trasfigurante” della fantasia, è indubbio che al giorno d’oggi ma anche questo l’aveva gi  asserito Leopardi la stessa funzione (e considerazione) del poeta è fortemente ridimensionata.

In un panorama certamente non esaltante come quello che è stato appena descritto, il ruolo di un progetto culturale teso a dare tempo, spazio e luogo al valore della libera espressione creativa appare prima ancora che condivisibile addirittura necessario. E non è un caso che sulla spinta e l’entusiasmo della prima edizione si ripropone anche per l’anno in corso la progettualit  di “Liberi in Poesia”, la manifestazione multidisciplinare che intende appunto dare visibilit  alla originalit  dell’intelligenza attraverso la partecipazione creativa, in un contesto culturale che mira a contrastare tenacemente l’imperante livellamento delle coscienze nella convinzione anche della necessit  di misurare e soprattutto confrontare il libero pensiero. E’ stato detto e ripetuto più volte che nell’afasia generata da un linguaggio che ha perduto le sue peculiarit  comunicative, si corre il rischio di “morire di silenzio”. Per continuare viceversa ad estrinsecare la propria ragion d’essere e il bisogno di esistere, “liberi in poesia” richiama intorno a s operatori della creativit  che – ciascun portatore del proprio linguaggio – intendono ancora far sentire e proporre il senso ed il valore della libert  espressiva. Alla edizione 2010 di “Liberi in Poesia” partecipano Mario Pagano, Vanni Rinaldi, Natale Antonio Rossi, Elio Pecora, Laura Gemini, Simone Di Conza,Renzo Ricchi,Massimo Siviero, Antonella Zagaroli, Felice Piemontese, Ciro Vitiello, Ugo Piscopo, Alberto Sbardella, Antonio Spagnuolo, Giuseppe Bilotta, Andrea Manzi, Giuseppe Vetromile, Giusi Verbaro, Silvia Bove, Gerardo Pedicini.

Nella foto, Palazzo Serra di Cassano