Cittadino onorario di Napoli, citt  che è il grande amore della sua vita, scrittore e saggista, di padre siciliano e madre lionese, Jean-Nol Schifano ha incontrato il pubblico del Grenoble di via Crispi 86 al secondo appuntamento del Festival della narrativa francese per parlare del suo nuovo libro “E.M. O LA DIVINA BARBARA romanzo confidenziale non finito”, pubblicato dall’editore parigino Gallimard nella primavera scorsa e in Italia dalle edizioni romane Elliot. Nel giorno di San Valentino, ideale per proporre ai lettori una storia di amore e complicit , le confessioni tra Elisa, la grande Elsa Morante, e Giannatale, il suo traduttore. Un anno prima che l’immensa autrice romana morisse(dal novembre1984 all’autunno dell’anno successivo). Introdotto dal console Christian Thimonier, presentato e intervistato dalla giornalista Donatella Gallone, Schifano ha spiegato come è nato il libro.
«Sono stato il traduttore del suo ultimo “Aracoeli”. Era nata tra noi qualcosa più di una amicizia. Voglio subito dire che la clinica dove era ricoverata, Villa Marcherita, ricorda la pizza napoletana e il nostro amore per Napoli. Lei amava anche Procida, il mare d’Arturo, e tra le onde di Vivara sono state sparse le sue ceneri. Ho scelto di tornare in questa citt  il giorno della festa degli innamorati per rievocare il mio amore per Elsa e per Napoli ».
Questo libro è maturato dopo trent’anni…
Ho voluto sedimentare i ricordi. Dimenticare le sue urla di dolore quando la sonda si muoveva nel suo utero. Ricordo il suono della sua voce e le sue parole. Tante da renderle la bocca secca come una fontana asciutta.
Ogni giorno dalle 10 al tramonto ero seduto sul suo letto della clinica. Mi teneva la mano stretta nella sua. Spesso la conducevo sulla sedia a rotelle a passeggio nel giardino per fermarci dinanzi alla magnolia. Bella a 73 anni.
Seduta sul letto con un foulard, sempre diverso, color pastello, mi aspettava. Correvo da lei per vedere i suoi occhi viola- azzurro con cui aveva visto tanto girando in tanti paesi e con i quali mi aveva amato e stimato. Mi sentivo fortunato di averla incontrata. Mi ha voluto vicino prima di morire. Ho raccolto la sua seconda intervista in tutta la sua vita. Si isolava. Scriveva per mesi chiusa nello studio evitando qualsiasi incontro.
Le parlavo di me per distrarla dai suoi dolori e lei rideva. Le risate erano perle che si propagavano su di me.
una biografia vera e dura come il carattere di Elsa.la Piet  Rondanini con i colpi di scalpello visibili.L’ho ritratta nella sua realt  definendola “divina barbara”. Divina come donna, amica, scrittrice. Quando urlava per i dolori lancinanti si esprimeva con parole irripetibili come una persona tanghera. Amante della vita vissuta da combattente dinamica, ha sofferto molto, immobile per un anno, in attesa della morte.
Nel romanzo c’è l’amore immortale per Elsa e quello carnale, effimero, per un’altra donna, Polina…
Le mie giornate le vivevo in due camere. In una giaceva la sofferenza e la morte del mio Amore e nell’altra, all’Hotel Sisto, la passione fatta di sesso per una giovane amante. Che è fuggita stanca di aspettarmi.

In queste pagine, accanto a Elisa, sfilano altre figure. Il marito Alberto Moravia, l’amico Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti, l’amore segreto e impossibile…
Con Luchino è stato un rapporto violento
Era sposata con Alberto che si presentò in clinica una mattina. Zoppicava e imprecava intorno al letto “vedi che non capisce più niente. pazza. Non sente. Non mi riconosce. Avrebbe dovuto morire subito dopo l’operazione”. Elsa, piccola di statura, diventava un gomitolo e muta mi stringeva sempre più forte la mano. Lui, furioso, si accan contro le nostre mani con le sue dita, per dividerle.
Il romanzo si svolge attraverso confessioni reciproche. E poi c’è il grande segreto che Elsa ti svela, quello familare…
Elsa aveva circa dieci anni. In una mattina di un sabato fascista, lei era seduta per la colazione con i due fratelli più piccoli. Maria, appena nata, dormiva. La madre, “girando come una trottola impazzita intorno al tavolo” confessò il suo tragico matrimonio. “Voi non siete figli di vostro padre. Guardatevi allo specchio. Somigliate tutti a Franceso Lomonaco che voi chiamate zio”. Dalla sua bocca uscivano parole immerse nella bile. Elsa aveva gi  intuito. Strana presenza dello zio che arrivava la sera, dormiva con la madre, ripartiva al mattino.

Perch la Morante mantiene il cognome del padre pur sapendo di essere stata concepita da un altro?

Lei ha iniziato da piccola a scrivere poesie e favole che raccontava ogni giorno ai suoi coetanei. Sognava di aver successo per uscire dalla miseria. Riabilita il padre impotente e vittima dei pregiudizi della sua Sicilia.
Ogni giorno nell’84, hai attraversato Roma in taxi, una citt  che non tratti bene nel libro…
Conosco Roma. Non mi piace. una citt  pigra senza cultura immobile chiusa nella sua storia. Passavo per Porta Pia e pensavo alla “breccia”. Non è stata            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» l’Italia che ha conquistato Roma, ma il Vaticano attraverso la Porta è diventato padrone assoluto di tutta la Nazione. Il Vaticano è capitale d’Italia. Napoli è l’unica che può definirsi Capitale per la sua cultura antica sempre in evoluzione. Roma è sede della vera mafia.
Che cosa direbbe Elsa, se potesse leggere questo romanzo?
Mah, non lo so. Vorrei che dicesse “avrei voluto scriverlo io”. Sarei molto contento per aver fatto felice la più grande scrittrice del XX secolo
Alessandra Troiano, giovane lettrice, ne ha scandito alcuni passaggi. Calibrando la voce con toni palpitanti, ha reso vive le scene descritte. Il pubblico, numeroso nella sala Dumas, ha ascoltato e applaudito la sua professionalit .
Nel libro si esalta l’amore come rispetto per l’altro. La cultura permette di conoscere e di amare molto.

In foto, Schifano e la copertina del libro nella versione italiana