SOS Partenope, 100 artisti per il libro della città. Il libro è “Dictionnaire amoureux de Naples” di Jean-Noël Schifano, scrittore francese, con papà siciliano, mamma lionese e anima napoletana, dagli anni novanta, cittadino onorario di Napoli. Per tradurlo in italiano con il titolo “Dizionario appassionato di Napoli” (edito da Plon nel 2007, IV edizione 2016), ilmondodisuk ha lanciato un progetto di crowdfunding che avrà come momento clou la mostra con opening venerdì 7 aprile (fino al 17) a Castel dell’Ovo, organizzata, in collaborazione con l’assessorato alla cultura e al turismo  del Comune di Napoli, grazie alla  donazione di opere da parte di oltre cento autori partenopei, italiani e internazionali. Per parteciparvi, basta cliccare https://www.meridonare.it/progetto/sos-partenope, dove sono spiegate le modalità di sostegno al progetto.
Di seguito, pubblichiamo (per intero) l’intervista all’autore firmata da Vittoria Stella, uscita parzialmente sul quotidiano indipendete online Libero pensiero https://www.liberopensiero.eu/2017/02/28/jean-noel-schifano-napoli/

Jean-Noël Schifano,  lei è francese di nascita ma partenopeo nel cuore, come è approdato per la prima volta a Napoli?
…Potrei dire che sono nato due volte : una, per caso e per necessità di emigrazione – mio padre, cresciuto nello zolfo siciliano, ha dovuto abbandonare la sua terra natìa dove fino all’adolescenza è sopravvissuto, per tentare di vivere altrove, da Parigi a Lione dove era riuscito ad essere un sarto molto apprezzato con negozio e laboratorio ; la mia seconda e, direi, più importante nascita è la napoletana, cioè quando, dopo anni e anni di vita continua a Napoli, scrittura, testimonianze mediatiche, sono stato fatto, sotto lo sguardo e l’assenso di tutta la Città, cittadino onorario. Per me un vero battesimo, una vera conquista di identità. Finalmente, una linfa di vita e creazione saliva in me, autentica, e non stavo più il culo franco-italiano tra due sedie : finalmente, per amore, armonia, ammirazione, riconosciuto dalle anime carnali napoletane, songo napuletano!… Eravamo nel giugno1994.
Quale è stata la prima impressione che le ha fatto la città?
Nei primi anni 1970, partito da Parigi andavo in macchina in Sicilia a vedere dove mio padre era nato, e  a incontrare la famiglia sicula. Nel mio percorso, avevo prevvisto di passare una notte a Napoli – ci sono rimasto dieci anni… Non è che al primo contatto sono stato sedotto dalla Città : tra le lamiere, i clacson e le grida, in un movimento vertiginoso e continuo di uomini, donne, bambini, non ci capivo niente!… Io che provenivo da una visione cartesiana del mondo, da una civiltà quadrata, mi trovavo in ciò che anni più tardi ho chiamato  barocco esistenziale, passavo dal quadrato al circolo, ero preso nei corsi e i ricorsi vichiani senza percepirlo chiramente… E mi sono detto: non sei più cretino di un altro, non lascerai questa Città prima di avere capito dove sei capitato!… E dopo sette anni di vita continua a Napoli, corpo a corpo con il corpo di Napoli, nascite, morti, terremoto dell’Ottanta, ospedali e cimiterri, amicizie e amori, giorni e notti, dopo sette anni potevo srotolare il filo della matassa napoletana lungo i tre milla anni di Partenope, e mi si poteva, con gli occhi bendati, mettere in qualsiasi posto nei vicoli : con il seciato , gli odori, le voci, l’aria, lo spessore carnale che strusciava vicino a me, potevo dire senza sbagliare dove mi trovavo… Il salto in Sicilia, l’ho fatto più di dieci anni dopo le rivelazioni napoletane, e l’armonia mai, mai persa tra Napoli e il mio io più profondo e vitale.
E’ un grande ammiratore di Napoli, cosa l’ha spinta ad innamorarsi del capoluogo campano?
Quando c’è quest’armonia, e che si vive l’anema carnale di Napoli, tutto crea amore partenopeo, tutto vi parla d’amore, tutto comunica l’amore e l’intelligenza del mondo, solo chi non sa non soccomba!… Tutto il bene delle civiltà si trova nella civiltà napoletana.
Il museo o luogo di cultura di Napoli che lei preferisce?
L’essenziale, a Napoli, non sono i musei, sono i napoletani, e il loro vivere che smuseifica la vita, che crea l’orizzonte infinito delle nostre esistenze, che si servono dello spazio tra due sculture barocche per stendere i panni, di una chiesa vuota e diroccata  da un’eternità per abitarci… Tutto a Napoli, comprea la lingua napoletana, va coltivato e custodito con amore e perseveranza… Tutti i palazzi che ci raccontano le vite passate, tutte le pîetre che cantano la resistenza della civiltà napoletana… E, certo, dal Museo nazionale, a Capodimonte, dal Palazzo Reale al Museo Anatomico, da San Martino alla Capella Sansevero, da Castel dell’Ovo al Castello Sant’Elmo, e da tutte le scale (la canzone Scalinatella …) a tutte le piazze, dalle fontane alle Fontanelle, tutto si vive a Napoli nell’ammirazione e l’amore più completo… E così Napoli mi fa vivere, pensare, scoprire, amare.

Schifano | ilmondodisuk.com
Qui sopra, L’assessore alla cultura Nino Daniele intervistato durante la conferenza stampa a Plazzo San Giacomo per rpesentare la mostra di Castel dell’Ovo. In alto, Schifano, durante l’incontro

“Dictionnaire  amoureux de Naples” è il libro che parla  del suo singolare rapporto con la città partenopea. Cosa racconta esattamente in quest’opera? Di quali fonti si è servito per scrivere il Dizionario di Napoli?
Il mio Dizionario appassionato di Napoli è un enciclopedia napoletana scritta da un cuore che batte, ad ogni rigo si impara qualcosa e ogni rigo è scritto con ciò che ho vissuto anche tremila anni fa!… Voglio dire che non si può capire la civiltà – sapere e esistenza – napoletana senza essere capaci di legare continuamente, naturalmente il presente e il passato recente e più lontano, e fare si che il passato illumini il presente e il nostro presente illumini il passato… Sul lago d’Averno, per esempio, sono stato con Omero, Virgilio e anche Dante (che, fisicamente, non c’è mai stato!), e ho scoperto la beffa autobiografica e millenaria che Virgilio, nell’Eneide, ha fatto a tutti i più colti professori del mondo… Sulle rive del lago d’Averno i miei amori si coniugano carnalmente con il mio conversare virgiliano… L’autobiografia che circola nel Dizionario, illumina e dà vita, dà palpiti al sapere e alle scoperte sulla civiltà napoletana… Fino a ciò che ho chiamato “il complesso di Nerone” seppellito al più profondo dell’anema napoletana…. Tutte le voci del Dizionario si rispondono, si fanno eco, come i diversi capitoli di un romanzo verace, chiaro, che porge uno specchio non solo ai Napoletani ma a tutta la civiltà occidentale, la quale non sarebbe civile senza un pezzo, almeno un pezzo, d’anema napoletana.
Il dialetto napoletano da qualche anno è stato riconosciuto Patrimonio dell’Unesco. Le piace il napoletano, lo parla?
Attaccato furiosamente dall’Università e dal Corriere del Mezzogiorno, sono stato il primo a Napoli, 23 anni fa, a fare insegnare la lingua napoletana, quando dirigevo l’Istituto francese di via Crispi. Quando anche il maestro e amico Renato de Falco parlava di dialetto, corregevo e dicevo : lingua… Finalmente la si riconosce, la lingua napoletana, immensa stratificazione viva di tutte le lingue che Napoli ha parlato nel corso dei secoli… Con il suo capolavoro assoluto, la divina commedia del Sud, Il Pentamerone di Giambattista Basile, e tutta una letteratura in lengua nosta, e una lingua tanto viva che nessuno fino adesso è riuscito a fissarla… Il napoletano è una lingua fuori di ogni Crusca, una lingua in libertà, una lingua creativa… Che capisco, leggo, ma che rispetto troppo per rischiare parlare corrente.
Cosa possono fare i napoletani per riportare la loro città all’antico splendore?
Napoli non ha bisogno di un “antico splendore”. Napoli ha bisogno di prendere totalmente coscienza della sua Storia non scuntrafatta. La Storia scuntrafatta fa vivere per ognuno di noi storie scuntrafatte, vite scuntrafatte. L’orgoglio di essere napoletani, di ritrovare intera l’identità perduta, che a poco a poco ritroviamo, dopo il tentativo di lobotomizzazione della maledetta e colonizzatrice Unità… Napoli deve disunirsi dalle menzogne storiche, e riprendere in mano il suo destino immenso, non solo di Città capitale, non solo di Civiltà universale, ma di Nazione dallo splendore inestinguibile.