Con Nostra sposa la vita, la raccolta dell’intera produzione poetica di Pasquale Maffeo, l’editore Caramanica inaugura la collana Omnibus Poesia. Il volume si apre con la silloge La melagrana aperta, apparsa nel 1970 dopo prove d’esordio poi rifiutate. In quel rifiuto era l’avviso della vigilanza critica che Maffeo ha poi continuato ad esercitare sulla propria produzione in verso e in prosa (romanzi, racconti, biografie, teatro) e che qui, nel corpus di tutte le sue poesie, si riafferma come elemento connotativi della cifra etica che governa la scrittura. Sul filo cronologico della loro uscita, seguono sei raccolte (Uccello di passo, Il sonno sulla pietra, Fabulario, Il cercatore luminoso, Nella rosa del mondo, Diciture). Nonostante la destinazione scenica, la sostanza liturgicamente lirica che li regge ha altres convogliato nel canone due poemetti: Lapidatio (1982) e Dal deserto (1999).

Abbiamo dunque, da lui ordinata e seguita in bozza, l’opera omnia d’un poeta di cui, esaurite le singole tirature, si avvertiva ormai da più parti l’opportunit  di una rilettura intesa a verificarne le dilatazioni tematiche e le carature cromatiche all’interno d’una autonomia che lo ha tenuto fuori corrente e fuori scuderia, fedele alle verit  della vita (donde il titolo generale) e dell’arte.

Testimone non partigiano della modernit , Maffeo è venuto affinando di tappa in tappa il suo registro vocale fino a tenderlo nella limpidezza della maturit , nutrendolo di movimenti fantastici e moduli espressivi memori d’un Novecento europeo non corroso dalle avanguardie. Radicata in irrevocabili istanze dell’essere (amore, memorie, creaturalit  dell’uomo, destino, morte, Dio), la sua poesia ad esse, e solo ad esse, obbedisce nelle domande che pone e nelle risposte che porta.

Tra i grandi autori viventi, a cavallo tra due secoli, Maffeo chiarisce, nella nota introduttiva all’opera, i rischi dell’esistenza per uno scrittore, primo fra tutti quello di rimanere fuori circuito, estraneo ai luoghi che registrano sanciscono accreditano smentiscono e comunque tengono in piedi il ritratto, la figura d’un poeta.

Andare incontro al lettore implica la sottile tentazione di presentargli il ritratto bell’e confezionato, avvolto e imbalsamato in un cappotto critico cucito su misura. Un rischio che Maffeo non corre, avviando la sua opera nuda, sine glossa, affidando all’intelligenza di chi scorre le pagine se i testi sono vivi e meritano ascolto. Tale impostazione torna tutta a suo merito, collocandolo al di fuori della schiera che Pascale Casanova definisce i dannati della letteratura.

In alto, Pasquale Maffeo. In basso, la copertina del libro