Anche il Fatto quotidiano si occupa del santo vescovo di Benevento, oltre i quotidiani partenopei. Oggi, marted 1 marzo, punta su una notizia che fa sobbalzare “Napoli, decreto del ministero dell’Interno le mani del cardinale Sepe sul tesoro di San Gennaro”. L’allarme è lanciato dal duca Riccardo Imperiali di Francavilla, delegato per gli affari legali della Deputazione di San Gennaro. In sintesi, un decreto del ministro dell’Interno Angelino Alfano, equiparando la Deputazione a una fabbriceria (ente che provvede conserva e mantiene beni dei luoghi sacri) consentirebbe alla Curia di Napoli, ci al cardinale Crescenzio Sepe, di nominare, per la prima volta, dal 1601, quattro deputati nell’organo che governa la Cappella del Tesoro di San Gennaro, orgoglioso finora della sua incontaminata laicit , che, in questo modo, verrebbe messa in discussione. Contro ogni ingerenza, entro il 4 aprile sar  presentato il ricorso al Tar.
Ma il tesoro di San Gennaro (e tutto ciò che gli ruota intorno) appartiene alla citt  ed è elemento fondamentale della sua identit . Cosa che forse non tutti sanno, un po’ confusi dal rituale religioso che caratterizza la liquefazione del sangue del patrono, custodito dalle ampolle, che la Deputazione fa riemergere, in realt , dalla cassaforte solo in occasione del miracolo. Basta andare, però, sul sito del museo della cappella, per fare luce in questa nebbia, cliccandone la sezione "storia”.
La Cappella si legge- parte dal solenne voto, fatto dagli Eletti della Citt  al suo Santo il 13 gennaio 1527, per implorare salvezza dai terribili flagelli peste, carestia e guerra che in quei decenni minacciavano Napoli. Venivano cos stanziate le prime risorse per la custodia delle sacre reliquie, e successivamente, nel 1601, veniva istituita la Deputazione col compito di avviare la costruzione di una nuova magnifica Cappella, quale degno spazio per il culto al Santo e la custodia delle sue Reliquie e dei doni, che con venerante riconoscenza, affluivano dalla nostra gente e dai potenti d’Europa. La costruzione, iniziata nel 1608, fu completata nel 1646, e la Cappella fu consacrata il 16 dicembre di quell’anno, dal cardinale Ascanio Filomarino, accogliendo le Reliquie e le statue argentee dei Santi Compatroni.
E dal 1811, per il “Bollettino delle Leggi” emesso da Gioacchino Murat, la Deputazione è presieduta dal primo cittadino di Napoli (oggi, Luigi de Magistris) che ne è presidente. Ecco gli altri componenti don Riccardo Carafa d’Andria, vicepresidente; Mariano Bruno (grand’ufficiale), don Agostino Caracciolo di Torchiarolo dei principi di Avellino, don Girolamo Carignani di Carignano, don Augusto Cattaneo dei principi di Sannicandro, don Riccardo Imperiali dei Principi di Francavilla, Giampiero Martuscelli (ingegnere), don Giovanni Pignatelli della Leonessa dei principi di Monteroduni, don Pierluigi Sanfelice dei duchi di Bagnoli dei duchi di San Cipriano, don Mario Carignani di Carignano dei duchi di Novoli, don Giuseppe Caracciolo di Brienza. A loro si affianca un collegio di 12 prelati cappellani, presieduto dall’abate tesoriere, monsignor Vincenzo De Gregorio. Collegio che, pur sovrintendendo ai riti e agli aspetti religiosi, finora non ne ha potuto lesionare l’anima laica, radicata e riconosciuta nel tempo dagli stessi pontefici.

Per saperne di più
www.museosangennaro.it

Nella foto, un momento del miracolo di San Gennaro