Rigenerazione sociale, ambientale e innesto di uno sviluppo imprenditoriale innovativo: è questa la mission di Fondazione Made in Cloister. Valorizzare il patrimonio culturale, creare lavoro recuperando e rinnovando la sapienza artigianale e promuovere l’integrazione attraverso la cultura e l’arte.
Il progetto Made in Cloister, nasce nel 2011 come processo di riqualificazione urbana di un’area caratterizzata da degrado fisico e difficoltà sociali, ovvero Porta Capuana, spesso considerata periferia del centro storico di Napoli. Alla guida di questo processo l’architetto  Antonio Martiniello con gli imprenditori Davide De Blasio e Rosa Alba Impronta.
«Si recupera un quartiere solo creando lavoro», commenta il giovane architetto che da diversi anni si occupa di rigenerazione urbana. «Il lavoro – continua – si può creare in tanti modi. Una delle risorse primarie di questa zona, è l’artigianato che però rischia di scomparire perché non ha più committenza. Made in Cloister vuole essere un luogo in cui le diverse forme d’arte e creatività entrano in contatto tra loro per una mescolanza di stili e idee. Una factory dove tecnici e artigiani lavorano in un processo aperto che viene raccontato attraverso incontri, workshop, e dove vengono prodotte opere commissionate dagli artisti stessi, dalle fondazioni, dai musei, dalle gallerie, dalle aziende. Abbiamo creato una banca dati degli artigiani e messo a disposizione del mondo dell’arte e del design l’artigianato».
Prima che l’opera d’arte arrivi nel museo o che l’oggetto di design venga venduto, c’è tutto il backstage. Made in Cloister diventa un laboratorio di produzione, assemblaggio, un momento didattico e una mostra parallela sulla costruzione dell’opera. «I pezzi delle opere – spiega Martiniello – vengono realizzati all’interno delle botteghe degli artigiani che sono sparpagliate in Campania, a Napoli. Da noi avviene la prototipazione. Nel momento in cui arriva un progetto avviene l’incontro tra il designer, l’artista e gli artigiani per comprendere come realizzare l’opera o l’oggetto che verrà poi assemblato nel chiostro».
Il complesso monumentale della chiesa di Santa Caterina a Formiello, torna a essere un luogo del fare. Il vecchio convento del ‘500 dei padri domenicani, poi diventato con i Borbone un opificio per la produzione di lana e divise militari (il “Lanificio”), ritrova la sua antica vocazione dopo un lungo lavoro di recupero partito nel 2012 con il restauro del chiostro della chiesa che versava in uno stato di abbandono totale.
«Quello che stiamo cercando di fare con il lanificio – continua l’imprenditore – è recuperare i vecchi saperi e arricchirli con nuove conoscenze in un quartiere attraversato da molte etnie che arrivano da diverse parti del mondo portando i loro saperi. Molti di questi saperi potrebbero arricchire la nostra conoscenza e contribuire alla nostra crescita. Con la cooperativa sociale Dedalus, che da trent’anni si occupa di integrazione e con cui siamo in collaborazione, cerchiamo di intercettare queste nuove energie e di metterle a sistema integrando all’interno delle botteghe di artigiani i migranti di seconda generazione, quindi napoletani».
Sull’antica porta della città, come simbolo di accoglienza, batterà per 6 mesi “Cuore”, scultura pulsante e luminosa, composta da 27 pixel, realizzata dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli che hanno portano su invito di Martiniello, il progetto #Cuoredinapoli a Porta Capuana. Lungo il percorso che collega questa zona a via Carbonara e alla parte bassa di via Tribunali, i ragazzi hanno posizionato diverse installazioni interattive con cui il pubblico può interagire diventando attore e spettatore al tempo stesso. L’intera comunità è stata coinvolta attivamente nella manifestazione tenutasi sabato scorso e circa 200 esercizi commerciali hanno vestito “a festa” le proprie vetrine. «I ragazzi – racconta l’architetto – hanno lavorato per 4 mesi all’interno del lanificio e del laboratorio con i loro professori, sotto la supervisione del direttore dell’Accademia, Giuseppe Gaeta. Sono andati in giro per il quartiere intervistando le persone, coinvolgendo tutte le attività commerciali (dal pasticcere alla macelleria, al gommista, ecc.), cercando di inorgoglirli e di far comprendere che questo è un pezzo importante, parte integrante della città».

Il quartiere diventa protagonista anche nella creazione dell’istallazione site-specific dal titolo “The Shower”, dell’artista giapponese di fama internazionale, Tadashi Kawamata, realizzata con l’intervento degli artigiani e coinvolgendo i giovani della zona con la supervisione del curatore del progetto Demetrio Paparoni. L’opera, che occupa l’interno del chiostro, è stata realizzata con materiali riciclati e scelti in quanto espressione dell’economia locale, in questo caso cassette di legno comunemente usate nei mercati di frutta e verdura, e sarà visibile fino al 5 agosto 2017.
La parola chiave per la riqualificazione delle aree dismesse è riconnetterle ai tessuti urbani circostanti. Riscoprire le risorse di un luogo recuperando la grande tradizione dell’artigianato e metterlo in contatto con le nuove tendenze dell’arte e del design contemporaneo. «Oltre a recuperare gli edifici vanno recuperati i saperi contenuti all’interno di essi, precisa l’architetto, di recente nominato dall’Unesco – Regione Campania suo Ambasciatore. I monumenti – conclude – se crollano possono essere ricostruiti, mentre le storie, le tradizioni, se non si preservano rischiano di scomparire per sempre».
Venerdì 19 maggio alle 10 nella sede di Dedalus (Piazza Enrico de Nicola 46), sarà inaugurata l’iniziativa “Culture Migranti: danza, musica e arte senza frontiere”. Un evento dedicato al tema delle migrazioni e all’integrazione attraverso le arti. I tre istituti culturali europei di Napoli, Institut français, Goethe-Institut e Instituto Cervantes, Dedalus e Made in Cloister, insieme per un nuovo mondo migrante, senza frontiere.
Sabato 20 maggio dalle 19, al Lanificio 25, nella stessa area, si terrà la festa con gli artisti internazionali Darío Alvarez-Basso, pittore spagnolo venezuelano, Nadeeya GK, ballerina di origine camerunese e il rapper ghanese Babou Bojang. Ospite d’eccezione della serata presentata da Marialuisa Firpo, l’artista e cantante di origini tunisine M’Barka Ben Taleb. La festa si concluderà con un brindisi alla cultura.

Made in Cloister – Piazza Enrico de Nicola 48, Napoli
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Tel. 0039/081447252
Orari: Mar-Merc-Gio-Ven-Sab dalle 10.00 alle 19.00 – Dom-Lun chiuso