Dopo 14 anni di calvario giudiziario assoluzione piena “perch il fatto non sussiste”. E’ questa la storia di Pietro Funaro raccontata in "Mala Iustitia. Colpevoli d’innocenza", edito da Spazio Creativo (pagg. 174, euro 15,00).
Il reato ascritto è il concorso esterno in associazione mafiosa, un giammai risolto equivoco dell’ordinamento giuridico.
L’analisi del giornalista napoletano parte proprio da l, da quel reato definito fantasma, da quel vincolo giudiziario nato in “laboratorio”.
Il libro non vuole assolvere i politici e condannare i giudici, vuole probabilmente dimostrare l’assenza di una precisa codificazione sulla responsabilit  civile dei magistrati.
Corruzione, concussione, prova nel concorso esterno, partecipe al sodalizio criminale, su questi incerti confini si attarda l’analisi dell’autore. Consapevole, quest’ultimo, delle difficolt  degli inquirenti nell’applicare la norma alla fattispecie concreta, ma altrettanto cosciente di un sistema giudiziario lento, contraddittorio e talvolta interpretato in modo distorto.
Antonio Gava,‘o vicer, accusato di concorso in associazione a delinquere di stampo camorristico, un calvario giudiziario durato tredici anni, duecentosessantotto udienze, ottantuno imputati tra politici, imprenditori e camorristi. Il leader della cosiddetta “corrente del golfo” viene assolto “perch il fatto non sussiste”.
Chieder  un risarcimento danni allo Stato di ben 38 milioni, gliene verranno concessi centoquarantamila, il più alto risarcimento mai riconosciuto in Italia per ingiusto processo.
Carmelo Conte, processo “California”, dopo diciannove anni assoluzione con formula piena.
Calogero Mannino,1991, assolto perch il fatto non sussiste. Sono passati 19 anni.
“Anche davanti al tribunale di Dio griderò la mia innocenza”. Queste le parole di Carmine Mensorio prima di togliersi la vita, nel 1996. Il 21 luglio del 2000 verr  assolto con formula piena.
E poi ancora Felice Di Giovanni, dopo quattordici anni dichiarato estraneo ai fatti dell’inchiesta Tav.
L’atto d’accusa dell’autore nei confronti del cosiddetto 110/416-bis è sentito, ragionato, supportato da analisi e studi. Un lavoro certosino che si propone di avviare un dibattito in grado di stabilire una nuova responsabilit  pubblica in materia di giustizia e in particolare sul contestato concorso esterno in associazione mafiosa.
Questo lavoro forse sottende a un altro elemento non chiaramente detto la politica ritorni a fare il suo mestiere. Partiti politici, responsabilit  istituzionali, livelli decisionali pubblici, mancano in questo paese da un ventennio.

IL DIBATTITO ALLA MOSTRA D’OLTREMARE

FUNARO GLI INTOCCABILI? I MAGISTRATI
raf.car.
Parla l’autore, Pietro Funaro.

In Mala Iustitia lei usa spesso il termine “Prima Repubblica”. Vuole tracciarne una fisionomia?
E’ solo il periodo storico che va dall’inizio del secondo dopoguerra al 1992quando i partiti tradizionali furono spazzati via dalla cosiddetta stagione di “Mani Pulite” che in verit , a mio avviso, tanto pulite non erano.

Perch “Le mie prigioni” e il richiamo a Silvio Pellico?
Come per il patriota italiano fu usato il carcere per combattere le sue idee, per me è stato usato il carcere per la lotta che un manipolo di pubblici ministeri politicizzati conduce da oltre un ventennio contro una ben marcata area politica del nostro Paese.

La cosiddetta “Rivoluzione giudiziaria” ha l’indiscusso “merito” di aver usato la carcerazione preventiva per ragioni strumentali, ovvero per la ricerca della prova. Cos sembrerebbe essere stata buttata giù la “Prima Repubblica”. E’ d’accordo con questa interpretazione?
Pienamente. Si sono calpestati i diritti fondamentali della libert  dell’uomo garantiti dalla Costituzione per ricercare la prova, in alcuni casi per “fabbricare” la prova coercendo le persone con il tintinnio delle manette e tenendoli rinchiusi in anguste celle penitenziarie.

La fattispecie concreta (di cui alla domanda precedente) attiene all’interpretazione dell’art. 323 del codice penale, ovvero all’abuso d’ufficio. Qualcosa a che vedere con le storie che lei racconta?
Fosse solo abuso d’ufficio. Assolutamente no. Nel mio libro affronto i drammi di un virus giudiziario creato nei laboratori delle Procure il concorso esterno in associazione camorristica. Uno strumento utilizzato, sempre dallo stesso manipolo di p.m. per distruggere carriere, uomini politici in particolare sempre della stessa area, preferibilmente democristiani e socialisti. Un’arma sempre pronta a sparare in mani che la utilizzano per fini politici e non di giustizia giusta.

Nel sistema giudiziario italiano esiste un problema di selezione effettiva delle indagini? Ovvero, i magistrati inquirenti, in taluni casi, difettano nell’acquisizione delle prove?
Per il reato che reato non è, perch è un combinato disposto degli             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBart.110 e 416 del codice penale, i p.m. procedono anche senza prove ma sulla base del loro “libero convincimento”.

E’ esistito o esiste ancora un problema di rapporti tra classe politica e magistratura in Italia?
E’ un problema enorme che affronto nel mio nuovo lavoro. In difetto di una classe politica, il terzo potere, quello giudiziario, la fa da padrone assoluto. La vera casta degli intoccabili sono i magistrati. Per fortuna è solo uno sparuto gruppo di inquirenti politicizzati la parte malsana della Magistratura ma che genera guasti irreparabili.

“La legge come difesa di chi non ha potere”. Potrebbe essere questa la vera funzione “rivoluzionaria” di uno Stato di diritto?
In uno Stato di diritto si deve rispettare soprattutto la legge intesa come sanzione a un comportamento non consono con le norme di civilt  e di democrazia che sovraintendono ad una societ  libera e sana. Nel nostro Paese, purtroppo, non è cos e lo dimostrano i fatti non le mie parole.

In homepage, la copertina e l’autore

4 febbraio 2013