Da un gruppo di cittadini riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Il recente voto amministrativo e referendario, per il carattere imprevedibile, spontaneo, quasi autogeno, poco governato dai partiti di maggioranza come, per certi aspetti, da quelli di opposizione, apre nuovi orizzonti e acuisce, al contempo, il carattere della crisi in cui versa il nostro Paese. Se è vero che un vento nuovo si è levato, è altrettanto vero che se non si sono issate vele abbastanza robuste per raccoglierlo, quel vento potrebbe aver soffiato invano.

Sbaglierebbe chi pensasse a una decadenza irreversibile delle destre e peccherebbe di ottimismo chi ritenesse di trovarsi all’alba di un nuovo luminoso inizio.

Il voto è stao il segnale del precipitare rovinoso di una stagione di atti mancati e di straordinaria povert  della politica, mentre si fanno più visibili e inquietanti i solchi lasciati da un declino economico e sociale che oramai genera la disperazione dei ceti in difficolt , di chi ha perso il lavoro, dei precari, dei giovani senza futuro nonch un’ansia diffusa e un generale spaesamento nei ceti medi. L’et  berlusconiana presenta al paese un vuoto preoccupante le strutture fondamentali della nostra nazione, le sue culture, i suoi riflessi condizionati e i suoi vizi, le sue caste e le sue corporazioni, sono in pratica quelle di sempre, con la triste variante che si sono di fatto esaurite le risorse pubbliche che le sostenevano. La verit  è che oggi l’ Italia è un paese costellato di rendite di posizione (trasversali a ogni gruppo sociale), non più finanziabili e quindi sotto shock, ma ancora abbastanza coriacee da impedire ogni trasformazione positiva e ogni dinamica sociale.

Si apre, per la sinistra una grande possibilit  di prefigurare, dopo un ventennio, una nuova stagione ideale e politica.

Segnali inequivocabili si erano gi  manifestati negli ultimi mesi. Dalla grande, inedita, manifestazione delle donne, spontanea, libera da condizionamenti di partito, al ritrovato e rinnovato spirito nazionale che ha accompagnato le celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unit  italiana. Un colpo al leghismo diffuso sottovalutato da tutti i commentatori politici. In questa prospettiva appare chiaro che la Lega ha danneggiato il governo più di quanto il berlusconismo abbia danneggiato la Lega.

L’esito del voto all’ interno del centrosinistra è sotto gli occhi di tutti l’ansia sociale diffusa, unita a un forte risentimento di massa ha prodotto un voto di grande e positivo cambiamento che poggia innanzitutto su una forte e comprensibilissima reazione emotiva. Di contro però dobbiamo registrare anche il versante in ombra di ciò che è accaduto. Il dato nuovo e inequivocabile è che sono state le prime elezioni extra politiche dell’ era moderna.

I firmatari di questo Manifesto credono dunque che sia urgente e necessario non perdere l’occasione per costruire, tutti insieme, un nuovo orizzonte politico della sinistra, nel quale i partiti e i movimenti possano ritrovarsi, prospettare un nuovo modello di sviluppo e di relazioni sociali per costruire assieme un’alternativa nella coscienza collettiva e nella composizione dei governi.

Per troppi anni una parte della sinistra ha confuso il riformismo con il moderatismo e la radicalit  con obsolete posizioni ideologiche consumatesi in un passato ormai lontano. Occorre trovare un nuovo linguaggio e nuovo stile politico al riformismo, che si faccia carico della radicalit  della crisi sociale, delle nuove tendenze e dei nuovi bisogni. Un riformismo che sappia essere vivo, attraente, coinvolgente, persino emozionante.

I firmatari di questo Manifesto ritengono necessario costruire un’idea di soggetto politico che gli elettori, partendo dalle esperienze maturate nelle specifiche realt  locali, hanno prefigurato nelle recenti elezioni; un movimento, una confederazione, se non un partito unico della sinistra italiana.

I firmatari di questo Manifesto ritengono intanto necessario definire più compiutamente il meccanismo delle primarie per quel che concerne l’elezione delle cariche istituzionali. ed estenderle alla scelta dei parlamentari ove mai non si riuscisse a riformare la vergognosa legge elettorale in vigore; e chiedono ai partiti, e a quelli della sinistra in particolare, di impegnarsi con tutte le energie disponibili perch questa legge venga abrogata e sostituita con un sistema largamente rappresentativo della nuova societ  italiana.

E’ il momento, dunque,di immaginare una sinistra che interpreti la libert  come una forza liberatrice e liberante, che offra l’opportunit  di ampliare con tutti i mezzi e gli strumenti possibili la partecipazione democratica, la mobilit  sociale, l’ingresso dei giovani nella societ . Una sinistra che difenda la legalit  come garanzia dei cittadini e come controllo delle istituzioni, non come controllo sociale o restrizione della creativit  individuale. Una sinistra che tuteli e amplii i diritti di tutte le minoranze svantaggiate che sono poi la maggioranza degli italian            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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Le elezioni napoletane in particolare costituiscono in questo nuovo orizzonte della politica italiana una novit  rilevante, che può diventare un riferimento esemplare, nel bene come nel male, di ciò che potrebbe accadere nel futuro del nostro Paese.

L’elezione di Luigi De Magistris, senza e contro i partiti, esemplifica perfettamente ciò che la tornata referendaria ha messo in luce a livello generale che ci troviamo di fronte alla prima elezione extrapolitica o postpolitica d’Italia.

Il voto per De Magistris è stato un voto di rabbiosa protesta contro il governo nazionale di Berlusconi ma anche contro i governi locali di centrosinistra. E’ stato un voto di protesta e di speranza per i tanti cittadini che hanno subito, in questi anni, l’umiliazione del leghismo nazionale, la frustrazione dovuta alla crisi dei rifiuti, vissuta quasi come una maledizione biblica.

La grande speranza che l’inedita amministrazione napoletana alimenta non può e non deve essere delusa. Si fonda, per ora, su un rapporto quasi personale fra una parte della citt  e gli amministratori, mentre un’altra, vastissima, parte della citt  sembra essersi ritirata, delusa della politica. Mancano, allo stato, tutte le mediazioni tipiche di una democrazia parlamentare; quelle articolate mediazioni fra amministratori e societ , incarnate tradizionalmente dai partiti, i sindacati, le associazioni di vario tipo e natura.

Il ruolo dei partiti, dei sindacatie delle associazioni rimane tuttavia decisivo, probabilmente irrinunciabile. Ma a Napoli la crisi dei partiti nazionali è esplosa in tutta la sua drammaticit . Doppia crisi quella dei partiti del centro sinistra e quella generata dal declino nazionale del partito di Berlusconi e, ancor più, quella legata alla condizione locale, penalizzata dalla subalternit  del Pdl alla Legauna grande metropoli praticamente senza partiti. Anzi, con le ombre dei partiti, di ciò che di loro rimane, che si aggirano arroccate in difesa del piccolo potere acquisito.

I firmatari di questo Manifesto ritengono dunque necessario e urgente che a Napoli la politica si rivitalizzi è urgente ricostruire dalle fondamenta i partiti della sinistra, ciò nell’interesse della citt  e della stessa amministrazione che la governa.

La condizione di eccezionalit  in cui ci si trova non consente rinvii e risposte burocratiche. E’ indispensabile che si rimetta in movimento il vero confronto politico, si accolgano le istanze di partecipazione, si accresca il potere decisionale dei cittadini, si ricostruisca una reale e forte legittimazione politica.

I FIRMATARI
Vittoria Adamo, Luigi Alviggi, Antonio Amoretti, Laura Angiulli, Vittorio Avella, Antonio Barra, Antonio Basile, Alfredo Bellotti, Paola Capuano, Alberto Castellano, Bruno Castellano, Franco Castiglione, Vittorio Ciccarelli, Federico Colella, Teresa Coppola, Bartolo Costanzo, Pietro Cozzi, Peppe Damiano, Nino Daniele, Giovanni De Falco, Bruno De Marco, Paolo De Marco, Aldo Del Noce, Carla Di Napoli, Rosalba Di Placido, Gennaro Esposito, Vincenzo Esposito, Massimo Fargnoli, Paco Falco, Antonio Filippetti, Salvatore Ferraro, Mario Fizzarotti, Bruno Foresti, Carlo Franco, Francesco Franco, Lorenzo Galli, Donatella Gallone, Antonio Giannino, Clementina Gily, Giuliana Guadagno, Pasquale Giustiniani, Michele Infante, Imma Iodice, Rita Iannone, Antonio Landolfi, Franco Lauro, Amedeo Lepore, Giuseppe Limone, Domenico Liotto, Sergio Locoratolo, Grazia Lombardo, Silvio Lugnano, Maria Claudia Maffia, Paolo Mandato, Salvatore Manna, Amedeo Messina, Luigi Mascilli Migliorini, Paolo Maselli, Mario Migliuolo, Ernesto Mostardi, Giovanni Musella, Francesco Napolitano, Ilaria Oggioni, Salvatore Pace, Gianpaolo Paladino, Ernesto Paolozzi, Giuseppe Pedersoli, Gerardo Pedicini, Nello Pennacchio, Nello Petrucci, Emanuele Pezone, Enzo Picciano, Generoso Pignalosa, Gianni Pinto, Italo Pignatelli, Ugo Piscopo, Antonio Polichetti, Raffaele Porta, Francesco Postiglione, Raffaele Prodomo, Paolo Rago, Mariolina Rascaglia, Giuseppe Reale, Lea Reverberi, Vanni Rinaldi, Antonella Rossini Oliva, Davide Sarnataro, Ernesto Scielzo, Pasquale Scialò, Sandro Senatore, Raffaele Sibilio, Pasquale Sica, Luca Signorini, Antonio Spagnuolo, Piero Antonio Toma, Luciana Traversi, Ilia Tufano, Alberto Vaccarella, Gianpaolo Vaccarella, Maurizio Vitiello, Benito Visca, Ciro Vitiello, Patrizio Zona, Pietro Zucaro
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I firmatari dell’appello si autoconvocano il 14 settembre, alle 17.30, a Palazzo Serra di Cassano (Istituto italiano per gli studi filosfici, via Monte di Dio 14- Napoli). Chi vuole aderire, può scrivere a apote@gmail.com