“Sulle Sponde del Mediterraneo” è la mostra che si inaugura oggi pomeriggio alle 17 al Maschio Angioino, organizzata dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall’Associazione Ascultur Campania. Patrocinata dal Comune di Napoli, fa aprte delle iniziative in corso di elaborazione per il Forum delle culture. L’iniziativa è corredata da un numero speciale della rivista Arte&Carte che con l’Unione Nazionale Scrittori Artisti ha patrocinato a sua volta l’evento. Di seguito l’intervento del direttore, Antonio Filippetti.

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L’ultimo numero cartaceo di “Arte&Carte” è dedicato in maniera monografica ad un episodio che pone l’arte al centro della vicenda civile e culturale. La mostra “Sulle Sponde del Mediterraneo” (sottotitolo “un mare di pace”) è legata all’evento che la citt  di Napoli dedica al “Forum Universale delle Culture” per il 2013 e che ha come motivo conduttore “la memoria del futuro”. E certamente non è un caso che la rivista dedichi un tributo ad un argomento del genere visto che da sempre, nell’intero arco della sua storia ultraventennale, la testata ha indicato nell’esperienza artistica il serbatoio delle energie spendibili per la rinascita e per dare la stura ad un autentico progresso affinchè si realizzi una piena consapevolezza civile in grado di assicurare un ponte per il futuro e le generazioni a venire.

Il Mare nostrum

L’episodio si incentra sul Mediterraneo.Il “mare nostrum” ha sicuramente una valenza universale. Sulle sue sponde, appunto, si sono formate, scontrate, dissolte tradizioni e culture diverse, si sono accese e smarrite speranze, illusioni, utopie. Malgrado tutto e forse proprio per questo -il Mediterraneo segna emblematicamente le epoche ovvero le scandisce, rassicura o disperde ed a questo mare occorre far sempre ritorno o riferimento per capire il proprio tempo e le storie del mondo. Attraverso la comunicazione artistica, coi valori non solo geografici che il Mediterraneo sviluppa e rappresenta, un gruppo di artisti di varia estrazione e formazione “si misura” usando proprio il registro della “mediterraneit ” come indice di valutazione. Un ampio ventaglio partecipativo consente di valutare i termini della differenza ma anche di un comune sentire giacchè gli artisti chiamati a dar vita a questa mostra hanno vissuto e vivono la “problematica del Mediterraneo” e la loro opera è in tal senso una significativa, preziosa testimonianza. Viene fuori a questo modo una pluralit  di voci e sensazioni, un atteggiamento di volta in volta lirico o virile, intenso o tenero, fiducioso o perplesso. Al centro di ogni valutazione e di ciascuna sensibilit  la voglia di ritrovare e ritrovarsi, di riflettere su se stessi e sul mondo che ci circonda alla ricerca di una sintesi che è anche progettualit  per l’avvenire. Il mare che unisce e divide, accomuna e disperde, diventa allora anche un banco di prova per interrogarsi saggiamente sulle prospettive del futuro.

Il ruolo della creativit 

La creativit  come motore di civilt , come volano indispensabile per preparare anche un avvenire diverso e migliore. Dopo gli anni per cos dire dell’amore folle (meglio si direbbe dell’abbuffata) nei confronti della globalizzazione a tutti i costi, si va facendo strada l’indispensabilit  del ricorso alla soggettivit  dell’esperienza creativa, a quell’unicum che proprio perch tale (unico appunto ed insostituibile)è in grado di creare solidariet  e partecipazione, e soprattutto avviare e consolidare un processo di crescita e sviluppo tra gli uomini e le generazioni al di l  delle differenze e peculiarit  individuali, ma, semmai, proprio grazie ad esse. L’arte che unisce, l’arte che comprende e fa comprendere. E soprattutto l’arte che conserva e memorizza affinchè non vada perduta la matrice delle origini.Ed è questo il punto saliente che ci proietta verso il futuro mentre ci sollecita a conservare e valorizzare quello che è il nostro patrimonio acquisito. E questo direi è il compito dell’arte di tutti i tempi. Uno dei più grandi pensatori di sempre, Giambattista Vico, aveva detto del resto che “la memoria è la premessa indispensabile per il futuro”.
La rivista, come segnalato, è impegnata su questo versante da lungo tempo ed è con questo spirito che organizza e sostiene ora anche la mostra “Sulle Sponde del Mediterraneo” nella quale un gruppo di affermati e consapevoli artisti testimonia col proprio lavoro l’assunto di fondo. Ciascuno nel rispetto della propria formazione e vocazione ma tutti uniti nel medesimo obiettivo che è quello che ci ha indicato del resto uno degli scrittori più importanti dell’ultimo secolo, Marcel Proust, il quale ebbe ad affermare testualmente che “noi possiamo ritrovare noi stessi e gli altri, quali fummo nei momenti migliori, consegnarci alla storia e non andare perduti, se riusciamo a rivivere, da artisti, nel pensiero, nella memoria, nella pagina scritta quello che è stato. Ciò che ci salva è l’arte”.Ed è proprio questo aspetto salvifico dell’arte che, pur nel nostro picco            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBlo, intendiamo coltivare, convinti che gli artisti non sono altro (l’aveva gi  detto Charles Baudelaire) che i “fari” che illuminano per tutti il cammino da percorrere o intraprendere. Ed è questo probabilmente anche uno dei compiti più affascinanti dell’esperienza intellettuale dei prossimi anni.

GLI ARTISTI IN MOSTRA

Con varie tecniche e diversi registri ispirativi, che vanno dalla pittura alla scultura, dal disegno alla fotografia e alle tecniche grafiche, ecco gli artisti chiamati ad animare la mostra napoletana Vanni Rinaldi, Antonio Giannino, Salvatore Paladino, Nello Petrucci, Vittorio Fortunati, Gisela Robert, Elisabetta Baldassarre, Grazia Lombardo, Michele Roccotelli, Salvatore Oppido, Francesco Alessio, Ilia Tufano, Renato Milo, Giovanni Ariano, Gustavo Pozzo.

Nelle foto, il libro del mare (in alto) di Ilia Tufano e l’attrazione del castello di sabbia di Elisabetta Baldassarre.
L’esposizione può essere visitata fino al 27 agosto, tutti i giorni , tranne i festivi, dalle 10 alle 19