Un emozionante e intenso omaggio al teatro e alla straordinaria scrittura di Giuseppe Patroni Griffi è quello che compie Mariano Rigillo (foto) con “Il mio cuore è nel sud”, ballata in versi e in prosa di Giuseppe Patroni Griffi, spettacolo in scena al Teatro Mercadante fino a domenica 11 gennaio. La pièce è il secondo appuntamento del progetto, a cura di Luca De Fusco, “Storie naturali e strafottenti dalle opere di Giuseppe Patroni Griffi” che lo Stabile dedica, in occasione del decennale della scomparsa, al grande scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista napoletano.

E’ infatti con empatia e commozione che Mariano Rigillo – regista e attore della pièce – con l’Orchestra del Teatro di San Carlo, diretta da Maurizio Agostini, che esegue le musiche originale di Bruno Maderna, introduce allo spettacolo/reading
(tutti gli attori rigorosamente al leggio) con un brano tratto dal dramma di Patroni Griffi “Prima del silenzio” che costituisce, a nostro avviso, un cammino iniziatico alla poetica dello scrittore napoletano “Abbiamo preso parte a tutti i naufragi, abbiamo preso parte a tutte le rovine, abbiamo preso parte a tutte le cadute, ma il naufragio delle parole ci trova ancora una volta impreparati […]”.

Ci è sembrato doveroso citarne un breve tratto, poich la magia delle parole, appunto, usate da Patroni Griffi ha creato l’altra sera nella sala del Mercadante, insieme alla interpretazione di Mariano Rigillo – che gi  fu magistrale protagonista di “Prima del silenzio”, dopo la scomparsa di Romolo Valli a cui Patroni Griffi aveva dedicato la pice – un ripetuto incanto,
una mirabile cognizione che il teatro, quando è di tale valore, non muore, non perde pezzi per strada, n la sua funzione primaria che è quella della conoscenza, della riflessione e della memoria.

“Il mio cuore è nel sud” ha una genesi lontana, nasce come radiodramma in versi e prosa,
con musiche originali del maestro Bruno Maderna, ed è trasmesso dalla Rai nel marzo del 1950 con la regia di Anton Giulio Majano e l’Orchestra sinfonica della Rai diretta dallo stesso Maderna. Nello stesso anno è vincitore del prestigioso premio Il microfono d’argento e in qualche modo segna il debutto di Patroni Griffi che inaugura un nuovo genere radiofonico e si fa conoscere da un pubblico ampio.

Il radiodramma è ambientato in una citt  del sud, si sviluppa come un atto unico della durata di trenta minuti.
Scrive Mariano Rigillo nelle note di regia “Il lavoro riflette le tendenze e le discussioni che animavano il panorama culturale italiano dell’immediato dopoguerra. Dal punto di vista drammatico il testo evidenzia l’interesse verso la dimensione sociale e gli strati più emarginati della societ , cos lo sguardo dell’autore sul dramma che si compie evita la compassione e l’identificazione dei personaggi e mostra tracce d’una concezione straniante del racconto […]”
Parimenti le suggestive musiche, che hanno l’imprinting della modernit  con le sonorit  care appunto al dopoguerra, come le espressioni jazzistiche o gli affondi stranianti della pura musica contemporanea, eseguite in maniera pertinente e con maestria dall’Orchestra del Teatro di San Carlo, diretta da Maurizio Agostini, voci soliste Elsa Ascione e Antonella Cozzolino.

Rigillo ha ripreso il radiodramma in maniera filologica, assemblando l’ordito di questa storia ai margini di amore e di morte che ne rappresenta il plot,
scritta con lucida analisi, nessuna retorica o compiacimento, con ritmo straniante, insieme al meraviglioso e lungo monologo del narratore che introduce al dramma vero e proprio e lo circonda come un magma in continuo movimento “Eterne citt  del sud, pigre sotto il sole che rallenta il tempo. Citt  che stretti vicoli dalle colline conducono al mare. Citt  che l’alba lentamente scopre, che caldi ronzii di mosconi d’oro lentamente addormentano nei pomeriggi eterni della grande stagione[…]citt  di corde e di cordami, di panni al sole, di altari di immondizie, […] di santi appesi ai muri e di bestemmie scalfite nel cielo. Citt  del sud, il mio cuore è con voi […].”
Anche in questo caso non abbiamo potuto fare a meno di citare almeno un breve brano di quello che è uno degli atti d’amore e di scrittura più sapienti, veri, lucidi e nello stesso tempo struggenti del teatro italiano contemporaneo e che sottolinea ancora una volta come Peppino Patroni Griffi sia stato uno dei grandi punti di riferimento culturale di tutto il 900 italiano, per la sua grande vena poetica e letteraria.

Cos si dipana uno spettacolo che Rigillo, grandissimo ed evocativo come sempre nella sua statura attoriale, conduce con eleganza e rispetto anche nella regia,
coadiuvato da una compagine di attori bravi ed efficaci Anna Teresa Rossini, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Antonio Izzo, che gli fanno da contraltare ed entrano nel vivo della storia. Alle loro spalle, in alto, uno schermo dal quale luccica in continuazione il mare o altre immagini (come le sbarre di una prigione) a sottolineare la storia e            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèB attraverso il quale campeggia, ogni tanto, una immagine di Peppino Patroni Griffi.

Belle le scene di Luigi Ferrigno, costumi di Zaira de Vincentiis, disegno luci di Gigi Saccomandi. Assistente alla regia Fausto Nicolini, gi  assistente storico di Patroni Griffi.

Mariano Rigillo conclude lo spettacolo con ancora un profondo omaggio di un brano tratto da “Prima del silenzio” che Patroni Griffi scrisse ispirandosi e in memoria di Nora Ricci e Luchino Visconti, suoi amici e compagni di vita ed arte indimenticabili, e “Benares”, splendido e spietato monologo tratto da “Cammurriata. Canti di malavita”, altra grande raccolta poetica di Patroni Griffi.

Ripetuti applausi finali
mentre ci accompagna la consapevolezza che Peppino Patroni Griffi, il suo teatro, la sua scrittura, sono ancora oggi un esempio di modernit , di pensiero “avanti”, di grande conoscenza della commedia umana.