Londra, Parigi, New York. Napoli compete con le metropolitane più grandi e all’avanguardia del mondo.

Una sfida importante, iniziata negli anni ’80, che sta cambiano il volto della citt  ed il sistema di relazioni urbane. Il trasposto su ferro crea una rete di mobilit  che si inserisce tanto nel centro antico quanto nella periferia.

Un approccio architettonico firmato da nomi di fama mondiale come Oscar Tusquets Blanca, Alvaro Siza, Karim Rashid, Fuksas, Perroult, che incrocia opere di artisti quali Palladino, De Maria, Tatafiore, Mendini, Pistoletto, Orlacchio, Gae Aulenti. A piazze, gallerie e musei si aggiungono le stazioni della metropolitana che espongono arte contemporanea. L’arte che incontra la gente, in movimento, viva, parlante, fuori dai luoghi tradizionali e percepita in posti affollati e rumorosi.

Linea 1, Linea 6, Circumvesuviana e Circumflegrea incrociano il progetto ingegneristico, in un sottosuolo tutt’altro che facile da trattare, il complesso architettonico scolpito nella citt  e l’arte viaggiante che riproduce zone circostanti e futurismo estetico.

Ogni luogo toccato produce un disegno particolare, mai uguale al precedente, per scongiurare opere seriali, orizzontali, da appiattimento urbano.

La linea 1, la cosiddetta “tratta alta”, con i suoi 14 km ed altrettante stazioni tocca la zona nord, a partire dal quartiere periferico di Piscinola, ex Comune autonomo soppresso nel 1865 per annessione al Comune di Napoli, “entra” nella zona ospedaliera, “attraversa” o Vommero, l’ex Collina dei broccoli, e “visita” il centro in una delle piazze più suggestive di Napoli, Largo del Mercatello, l’attuale Piazza Dante.

E’ ormai in via di ultimazione la “tratta bassa”, gli ulteriori 5,1 km con le cinque nuove stazioni che percorrono via Toledo, Piazza Municipio, Universit , Duomo, piazza Garibaldi e il Centro Direzionale di Napoli, l’unico insieme di grattacieli dell’Europa meridionale.

L’ultimo pezzo di 4,1 km Centro Direzionale/Capodichino completer  la citt  dal versante nord-orientale.

La linea 6 mette in relazione i quartieri di Fuorigrotta e Mergellina, integrando la linea 2, Gianturco-Pozzuoli (passante ferroviario), e completa, una volta a regime, il raccordo tra la zona occidentale ed il centro della citt .

E poi le 4 funicolari (Centrale, Chiaia, Mergellina e Montesanto) utilizzate da oltre 50 mila napoletani ogni giorno, felice intuizione degli amministratori di fine ‘800 che ebbero la lungimiranza di interrogarsi sul collegamento monorotaia tra i “villaggi collinari”, Chiaia, Vomero e Posillipo, e la city.

Uno dei più autorevoli giornali mondiali, The Times, con le sue 650 mila copie giornaliere, ha etichettato questa opera di Napoli come “la più bella metropolitana del mondo”.

Il riconoscimento è davvero unanime sul fatto che ci troviamo di fronte ad un processo tecnologico e di ingegneria meccanica senza eguali. Sfida alla natura, competenza, stile architettonico, riqualificazione del territorio e riconfigurazione del paesaggio urbano, arte contemporanea, funzionalit , tutti motivi intelligentemente raccolti in quel largo concetto di pianificazione urbanistica chiusa negli anni ’90 e di cui oggi si vedono i primi significativi risultati.

La metropolitana di Napoli ha un altro grande pregio di tipo probabilmente sociologico poco messo in luce.

Collega il centro con le periferie, la storia abitativa con i casermoni grigi, i luoghi con i non luoghi, lo stile costruttivo alla senescenza urbana, i borghesi con i proletari, gli agiati con il sottoproletariato, senza chiedere niente, senza interrogarsi, senza meravigliarsi delle differenze di classe. Un mezzo di trasporto davvero rivoluzionario.

Ora la sfida della chiusura alle auto private del più caratteristico centro storico del mondo può essere immediatamente affrontata. Un segno di civismo che dimostrerebbe la capacit  di riappropriarsi di un territorio a larghi tratti negato alla percorrenza con le mille barriere fisiche e finanche mentali, e di progettare una qualit  della vita che potrebbe caratterizzarsi in una immensa isola pedonale naturale. Perch fermarsi?

Nella foto, una metropolitana di Napoli