Raccontare una vita è ardua impresa. Raccogliere testimonianze, tracce, piccoli e preziosi frammenti lungo il sentiero del vissuto consta fatica e sudore e spesso alla buona volont  non coincide il e tanto ambito buon esito.

Due sono le condizioni imprescindibili affinch la mano del biografo riesca a tratteggiare i contorni netti di una vita andata: la volont  di quella stessa vita di farsi afferrare per essere testimoniata e la costanza del narratore nel collezionare le prove che ha voluto lasciare.

La mostra “Vita di Michelangelo” (al Museo archeologico nazionale di Napoli fino al 23 agosto) nasce dal prolifico incontro tra un estro incommensurabile capace di fare della propria esistenza arte pura e l’operato certosino di un fedele raccoglitore.

Tra il 1612 ed il 1643 Michelangelo Buonarroti il Giovane, uomo di lettere e “cortese”, amico e protettore di artisti e scienziati, raccolse in un edificio acquistato nel 1508 dal celeberrimo prozio, memorie e carte familiari, con un naturale e specialissimo riguardo per tutto quanto si riferisse al sommo artista. Oggi la “Casa Buonarroti” conserva senza dubbio la documentazione più ricca su Michelangelo, di un percorso che poco ebbe di terreno e tanto di estremamente divino.

La mostra evento consegna ai visitatori le chiavi di accesso alla conoscenza di un genio straordinario mai a riposo, che seppe sintetizzare, attraverso una razionalit  irrequieta, equilibrio e tragedia.

L’iter espositivo prende avvio da lettere e poesie giovanili e compie una prima sosta sulla corrispondenza dell’artista ormai quasi novantenne, con il prediletto nipote Leonardo.

Si incontrano, poi, prove grafiche di alto impegno, come i disegni di figura o di soggetto architettonico, o, ancora, provenienti direttamente dai cantieri e dalle cave, come nel caso dei famosi blocchi di marmo schizzati a beneficio degli scalpellini. Sono presenti, inoltre, esempi della fortuna di Michelangelo i quali, evitando le gradevoli ma fuorvianti mitologie ottocentesche, tentano di fornire un’ adeguata testimonianza visiva di opere perdute o, per motivi diversi, non presenti al Museo archeologico.

La mostra traccia un filo spesso lungo il corso della memoria, edificando un ponte verso una vita densa di opere capolavoro, di invenzioni supreme, eventi e alte committenze, di crucci e meditazione.

Come è noto, il Museo archeologico nazionale espone gran parte delle opere antiche della Collezione Farnese, a cominciare dal celeberrimo Ercole, il cui ritrovamento e la cui collocazione furono uno dei temi di riflessione della vecchiaia di Michelangelo. Il fatto che la mostra si tenga in questa sede ha portato al suo interno nuove e significative opere d’arte dalla direttrice Valeria Sampaolo da Federico Rausa, in accordo con Carlo Gasparri.

Raccontare una vita d’eccezione, e insieme offrire al visitatore la conoscenza del patrimonio segreto della Casa Buonarroti, sono i due obbiettivi primari di questa mostra che con particolare determinazione si rivolge ai giovani, nella convinzione che in questi tempi di apprendimenti virtuali possa tornare utile il contatto diretto non solo con l’opera d’arte, ma anche con i documenti storici, sempre tramiti di potente evocazione, dall’autografo michelangiolesco al libro antico.

Nella foto, particolare della volta della Cappella Sistina dipinta da Michelangelo