Un viaggio dietro l’apparente silenzio del mondo universitario, dietro quella presunta tranquillit  fatta di libri e paroloni. Laddove davanti sembra un mondo austero e dietro si celano i sentimenti umani più forti. Amore, morte, amicizia, tradimento.
Un’eredit  scomoda di Patrizia Milone, Kairòs edizioni (pagg. 141, euro 14,00) ha un ritmo letterario costante, dettagliato e osservato nei minimi particolari. Raccoglie l’austerit  dell’antica universit  napoletana, voluta da Federico II di Svevia nel 1224 tramite l’editto generalis lictera, e la traduce in una avvincente trama fluida, fatta di personaggi fragili, dalle esistenze tormentate, dolorosi.
La svolta narrativa avviene con l’aggressione di Diana Alberici, vedova, titolare di un’agenzia di restauro bibliofilo.
Qui entra in scena il commissario Biondi che si convince immediatamente di qualcosa che va ben oltre una semplice aggressione di qualche balordo, probabilmente non in s al momento dell’accaduto.
Il primo approccio con il preside e i professori universitari fanno capire al commissario che il problema è l, tra quelle mura e non altrove, inducendolo subito a osservare da vicino il professore Riccardo Tornabuoni. Solo perch nel valzer di domande ha visto quest’ultimo fare uno strano movimento delle labbra. Sapr  successivamente, stesso da lui, di essere stato il compagno di Diana per diversi anni. Non lo moller  più.
Il racconto accelera subito dopo la morte di Diana Alberici.
Il commissario Biondi compone con inestimabile pazienza un puzzle complicato e difficile, mette assieme gelosie, ripicche, odi e rancori di quella classe universitaria apparentemente normale e più alta rispetto alla media dei rapporti umani.
Il finale riserva più di una sorpresa.>
Questo scritto potrebbe essere inquadrato come thriller psicologico studia la psiche dei personaggi mettendo su un piano inferiore la stessa trama.
Ne parliamo con l’autrice.

I personaggi di “Un’eredit  scomoda” sembrerebbero essere psicologicamente deboli, meno felici rispetto alla media. E’ cos o raccontano solo della durezza della vita?
” I personaggi della storia sicuramente mostrano dei tratti di sofferenza psicologica, basti pensare a Cristina che perde un figlio in modo drammatico, a Marco che vive costantemente con l’ansia di dovere far fronte a una moglie non più amata ma molto fragile al punto di tentare il suicidio, e di conseguenza lotta con sensi di colpa e paura. Il professore, invece, convive con una salute minata da alterni episodi bipolari di depressione acuiti da una sofferenza familiare. Se da un lato, alcuni personaggi, rivelano una fragilit  emotiva, sul versante lavorativo sono comunque realizzati e impegnati”.

Si è ispirata a qualcuno o qualcosa per tracciare la “fisionomia investigativa” del commissario Biondi?
“No, d’altronde sono una avida lettrice di gialli da sempre, sicuramente mi avranno in parte influenzato.”

Raccontando il professore Totti emerge la chiusura alla vita di quell’uomo farmaci, psicoterapie. Aveva in mente qualcosa come la depressione?
“Come prima accennato, il professore ha vissuto una infanzia triste e sottomessa alle regole familiari, alla sudditanza di un nome. Ha sofferto sempre dell’aridit  emotiva della propria famiglia, proiettando da adulto paure, fobie, e sintomi strani e senza sapere, se non dalla lettera, che aleggiava una grave patologia mentale, di cui forse ne è vittima.”

A quale dei personaggi si sente più vicina e perch?
“Sono molto vicina a Cristina, condividendone le paure della vita, l’aggressivit  verbale ed emotiva, e la forza di carattere che, tra episodi di dolore e di vuoto affettivo, le permettono di "pensare a un futuro".

Questa narrazione può dirsi un thriller psicologico?
“Credo proprio di s, non ho ritenuto essenziale scoprire l’assassino, ma le motivazioni che l’hanno spinto a commettere un’azione scellerata e le dinamiche relazionali dei vari personaggi che muovono, in primis Cristina, a scoprire il colpevole e perch sia arrivato a tanto”.

In foto, la copertina del libro (particolare)

5 novembre 2012