Per alcune persone gli anni sembrano non passare mai. Non per incantesimo, non per sorte, il tempo si immobilizza nell’attimo in cui si è giovani e le parole, i gesti mantengono la stessa forza fragile dell’et  gentile.

Angela Luce, attrice, cantante, interprete napoletana a 72 anni lascia dietro di s l’impressione che il tempo non sia mai trascorso e nella voce sicura del canto, timida nel ripercorrere 55 anni di carriera si rileggono tutte le pieghe di un talento esploso per intero tanto nella vita, quanto nella professione.

In un recente incontro al “Gambrinus”, la Luce, accompagnata al pianoforte da Gianni Aterrano e da Valerio Caprara, ha attraversato gli anni del successo, leggendo alcune delle sue poesie tratte dalla raccolta “Momenti di…Luce” (Guida editore, prefazione di Pupi Avati), premio speciale alla ventiduesima edizione del concorso letterario Camaiore e cantando i suoi più grandi successi.

“Non amo molto parlare, sono emotiva, mi piace arrivare subito al sodo.”

L’accoglienza che meno ti aspetti da un’attrice che ha esordito appena diciassettenne con la compagnia di Eduardo, anticipa le poesie “‘E lacrime”, “A dummeneca”, “Me face’ male” e “Riposo”, scritta durante le riprese del film “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati. I versi riannodano i fili di una sensibilit  autentica, che si scopre immensa, quasi difficile da ricondurre a ragione se non nella poesia, nelle parole che raccontano come in un diario le emozioni ed i momenti vissuti.

Angela Luce, attrice di teatro, interprete di “Le metamorfosi di un suonatore ambulante” al fianco di Peppino, David di Donatello e nomination per la Palma d’Oro a Cannes per il film “L’amore molesto”, premiata per i film “Malizia” di Samperi e il “Decameron” di Pasolini e tra i protagonisti di “Lacrime napulitane” appare diva di una profonda familiarit . Nei suoi personaggi, cos come nelle sue poesie è possibile scorgere tratti di ognuno di noi, sfumature di una napoletanit  perduta.

“Io sono autodidatta. Ho solo la quinta elementare.” L’artista, ancora di più spiazza e convince, si presta ad una confidenza che aggiunge valore alla sua carriera, che la rende agli occhi di chi guarda credibile e vera.

“Era de maggio”, “Io te vurria vas ” e “‘O sole mio” sono l’omaggio della Luce, voce calda e potente, alla nobile tradizione napoletana, mentre con “Bammenella”, l’interprete diventa “femme fatale”, incarnazione di sensualit  e malizia sagace.

“Non potevo camminare per strada che tutti si giravano!” Confessa, sorridendo, dopo aver rivelato l’aneddoto legato a “Napoli notte e giorno” film del 1969 con Mariano Rigillo.

“Ero a Capri ed il Maestro Patroni Griffi mi chiese di cantare per lui nel bel mezzo della piazzetta.” “Sapevo che eri bella e che cantassi bene, ma non fino a questo punto…Mi farò vivo!”

” Cos mi disse. Dopo poco fui chiamata per girare Napoli notte e giorno.”

L’esibizione riprende con “Ipocrisia”, racconto di un amore mai veramente finito, intonato al Sanremo del 1975. La canzone riscosse un successo tale da destare le rimostranze di Alain Delon, per il quale la Luce avrebbe dovuto vincere la kermesse.

Delon è uno degli incontri che testimoniano la cifra di un percorso che si spinse fuori dai confini italiani e che condusse l’attrice a vestire i panni di Eusebia a Buenos Aires nel Rugantino di Fabrizzi, Vanoni e Manfredi e ad assistere ad un litigio tra Rex Harrison e sua moglie durante una cena con Margareth d’Inghilterra.

Bella, affascinante e piena di talento Angela Luce è la sua voce, è nei personaggi che mette in scena in modo totale, senza sconti. E’ il simbolo di una Napoli in cui molti si riconoscono, “vecchi e giovani” stanchi di quella banalizzazione del concetto, che ha tramutato il capoluogo campano da bellissima sirena in un mandolino scordato senza arte n parte.

In foto, Angela Luce al Gambrinus