L’ombra di un pensiero inalterato dai secoli scivola tra le (quasi) cinquecento pagine che Aniello Montano offre al lettore, affidandogli l’eredit  di “Testimoni del tempo”, fino a De Sanctis, Croce, Capograssi e Sciacca. Napoli rialza la testa, piegata dall’umiliazione di un’immagine mondiale affogata nella spazzatura e ritrova la coscienza di capitale europea, impallidita gi  nel Novecento per colpa della cronaca nera, sorretta da squilibrio sociale e “ordinaria illegalit “.
Storico della filosofia e docente all’Universit  di Salerno, con limpida profondit , affronta la riflessione sulla filosofia italiana, in particolare meridionale, attraverso dodici saggi concentrati su figure e temi differenti, pur uniti dall’emozione di uno stesso luogo, la citt  di Partenope, e dalla volont  di sfuggire all’intellettualismo.
Protagonista indiscusso,insieme alla filosofia dell’azione e al vero volto napoletano, Vico e la sua statura internazionale, ispirata a un’immensa fiducia negli uomini come soggetti attivi nello spazio storico. La prima citazione del capitolo di apertura, tratta da “De mente heroica”, li pone in primo piano…”n vi è qualcosa di più grande del genere umano, n quindi qualcosa di più luminoso del genere umano, e a questa felicit  soltanto, soli ed esclusivamente, mirano gli eroi, che raggiungono l’immortalit  del nome loro con la fama infinitamente diffusa dei loro meriti verso il genere umano”.
I difetti che ne corrompono la vera natura possono essere cancellati da sapienti autorevoli in grado di educare, correggendo insufficienze espressive e vizi. Ma pare che questa capacit  gi  manchi ai suoi contemporanei Vico , infatti, lamenta la scarsa attenzione alla morale nel programma d’educazione giovanile. Con una conseguenza inevitabile, la decadenza della classe dirigente. Ieri (tra Seicento e Settecento) come oggi (oltre il Duemila), il senso comune viene tradito dal capriccio e dal caso, portando lo Stato alla rovina.
Profeta della catastrofe moderna, Vico, tuttavia, si professa ottimista, con la fede nella natura umana, incline all’equit . Senza questo sogno di giustizia, vivo e presente nell’anima delle persone, si corre il rischio di trovarsi in una societ  di “mercadanti”. L’autoritarismo ha il fiato corto zoppo in partenza, perch si priva di confronto e persuasione, unici gestori dell’autentico consenso. In una citt  curiosa delle idee che provengono dall’Europa, superando l’epicureismo di Spinoza, dove i singoli si sviluppano seguendo il corpo e i suoi appetiti, Vico crea un sistema a tre elementi, riconoscendo un ruolo alla mente, motore della tensione spirituale. E la sua luce filosofica illuminer  anche Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri.
Intorno a scienza e vita si muove il ragionamento del pensatore salernitano, con un punto di forza, l’economia come economia civile, in soccorso dei governi per dar luogo a equilibrio tra soggetto e collettivit . Cos il lusso si propone come fattore di ricchezza capace di promuovere la pace sociale, elevando il tenore dei giorni per i più. E l’educazione passa per una riforma obbligata la scuola aperta a tutti, anche ai contadini e alle donne. L’uomo, sintesi di operativit  e ragione, riguadagna centralit  come “costruttore”della propria storia.
Nella globalit  di un momento buio come quello attuale, la lezione di un meridionalista riformista dall’orizzonte universale come Filangieri offre un’importante fonte di ricerca per la svolta necessaria a saltare la palude del nostro immobilismo, osservando con serenit  distorsioni che tuttora incombono.
I magistrati, osserva il giovane giurista/filosofo- mediante l’interpretazione hanno finito con l’usurpare una fetta del potere politico e si sono appropriati di una parte delle prerogative del Sovrano come legislatore. Un arbitrio da spezzare grazie a una cittadinanza che riesca a far pesare la propria opinione attraverso la libera circolazione delle idee, vera anima della democrazia. Ma – è questo il nodo centrale, lontanissimo dalle esperienze dei nostri giorni- l’autorit  dello Stato , se vuole durare, non può arroccarsi sui propri privilegi e deve puntare al bene pubblico, alla felicit  dei cittadini.
La caduta del crollo di Berlino e, adesso, il sisma politico nel mondo arabo confermano la longevit  di un pensiero inossidabile. Se i “signori della politica” si dessero la pena di leggerne almeno qualche frammento eviterebbero l’errore di vertiginose salite e rumorosi capitomboli. Che feriscono il Paese intero.

LA PRESENTAZIONE AL PAN

Aniello Montano I testimoni del tempo. Filosofia e vita civile tra Settecento e Novecento, Bibliopolis 2011, pagg. 504, 28 euro
Luned, ore 17, Palazzo arti Napoli
Via dei Mille 60- Napoli
Con l’autore, partecipano al dibattito, coordinato da Maria Guarino, Donatella Gallone e Aldo Masullo
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L’evento è promosso dall’Associazione Il Corvo, in collaborazione con Bibliopolis

In foto, la &quo            t;dipintura", china su carta realizzata da Giuseppe Antonello Leone per il libro "I testimoni del tempo"