Un incontro, un dialogo tra fotografi e pensatori per una piacevole dissertazione sul ruolo delle nuove tecnologie nell’espressione fotografica, il tutto a chiusura e corredo di “Photorama”, la personale di Marco Zagaria, negli spazi dell’associazione Movimento Aperto di Ilia Tufano in via Duomo 29/c, Napoli. A intervenire, tra gli altri, è lo stesso autore del percorso espositivo, Marco Zagaria, docente del corso di Fotografia Sperimentale all’Accademia di Belle Arti di Napoli, portando la sua personale esperienza lavorativa. Le sue prime sperimentazioni risalgono al 1997 dove, nell’unico livello della fotografia manipolata, incorpora i due piani del realismo naturale e dell’artificialit  dei soggetti.
«La mia più grande fortuna è stata quella di non avere avuto una formazione di tipo accademico; il mio approccio alla fotografia è stato sin dall’inizio ben poco ortodosso, consentendomi una certa libert  nella sperimentazione, il cui risultato è stato la negazione di un soggetto ben definito all’interno dei miei lavori fotografici. Ho capito a livello empirico che questa era per me la strada maestra e alcuni anni passati con i ragazzi dell’Accademia a insegnare loro una metodologia di sperimentazione del mezzo fotografico hanno confermato la fruttuosit  di questa linea didattica da me intrapresa».
L’arte si può fare con qualsiasi mezzo, anche attraverso il nulla e senza operare direttamente sull’oggetto. In tal caso, il passo tra arte e pensiero filosofico è breve. «In queste opere di Zagaria parla Dario Giugliano, docente di Estetica all’Accademia di Belle Arti sono leggibili una serie di elementi che è possibile ritrovare anche nella ricerca artistica novecentesca, primo fra tutti il collage, non inteso nel senso letterale della parola ma come espediente tecnico di ricorrere a determinate risorse offerte dal principio del montaggio, dell’assemblare parti di provenienza spuria. Qui scanner, schermo e altri mezzi vengono accostati e fatti interagire secondo una metodologia che risulta bizzarra agli utilizzatori abituali».
Continua la conversazione e il confronto con le osservazioni di Mario Costa, docente all’Universit  di Salerno «Un tempo la tecnica era il principio fondatore dell’arte, come ci insegna la parola greca “tecn”; nelle arti contemporanee, quelle della tecnologica, questo principio va a scomparire. Nelle arti tecnologiche l’oggetto estetico non coincide più con quello fisico. Tutto questo è il risultato della rivoluzione dei media con l’avvento del digitale. La stessa fotografia nel momento in cui diventa digitale, può essere scattata senza che l’operatore guardi nel mirino e istantaneamente inviata dall’altra parte del mondo, cessa di essere fotografia per diventare “immagine fotografica”. Viviamo in un’epoca “post-mediale” dove la digitalizzazione dell’arte ha liquidato tutti i media precedentemente conosciuti e utilizzati. Questa realt , di fatto apparentemente estraniante concede in vero milioni di possibili strade da intraprendere».

L’ESPOSIZIONE/Templus artis
“Templus artis” è la mostra di Ilia Tufano inaugurata a Sant’Ambrogio sul Garigliano (Frosinone). Scrive Manlio Manvati che presenta l’autrice nella brochure dell’esposizione «L’artista napoletana non dimentica i movimenti che hanno fatto e scritto la storia del secolo scorso. Ella sembra voglia aggredire e possedere il passato rielaborandolo e riportandolo in statiche strutture onde consegnarlo al futuro. Tra le installazioni e le opere di senso compiuto, si nota l’ansia di “FERMARE IL TEMPO”. A volte vorrebbe farlo riemergere dalla sabbia o dal colore delle pagine apocrife di un libro mai letto».

Nelle foto, uno scatto realizzato in associazione nel corso del dialogo sulla fotografia e Ilia Tufano, gallerista e artista

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