Un museo dalle origini antiche. Nato per decreto di Gioacchino Murat nel settembre del 1811, divenuto esecutivo due anni dopo. Ma è solo nel 1816 che sorge il museo zoologico di Napoli con la nomina del primo direttore, Vincenzo Petagna, che trasfer in quei locali i pezzi naturalistici della collezione privata di suo padre. La prima sede occupava lo spazio dove oggi c’è la biblioteca universitaria di Napoli, ingresso da via Paladino.
Dalla nomina di Petagna a oggi, si sono succeduti una lunga serie di direttori, fino all’attuale, il quindicesimo, il professor Antonio Ariani (dal 1 aprile 2004) che ci ha guidato attraverso le sale del museo.
La struttura è stato spesso chiusa.
“Si. La prima volta dopo un bombardamento che ne scoperchiò la volta il 4 agosto 1943. Il museo restò inagibile fino al ’56, quando fu inaugurato dal professor Salfi in occasione di un congresso dell’unione zoologica italiana a Napoli. Poi il rimase chiuso qualche anno dopo per mancanza di personale, fino alla riapertura nel 1992 con l’istituzione del centro museo di scienze naturali, che incorpora il centro mineralogico, zoologico, di antropologia e paleontologia”.
La volta, ancora adesso non versa in buone condizioni…
” stata richiusa, ma mai restaurata. Il salone minore ha ancora le capriate originali, ma senza il sottotetto dalla parte interna. In questi locali, quando piove, piove dentro. Usiamo teli per proteggere le bacheche e lo scheletro di balena, gi  danneggiato in passato da un violento nubifragio. Abbiamo inoltrato richieste su richieste, ma le spese sono enormi”.
Il museo è stato anche “vittima di guerra”…
“Durante il secondo conflitto mondiale, gli americani fecero razzie di uccelli impagliati. Li esibivano a mo’ di trofeo sul cofano delle loro jeep in giro per le strade di Napoli. Forse, ma non provato, si divertirono anche col tiro a segno. L’okapia impagliata presenta fori che sembrano di pistola. uno dei pezzi più rari. Un animale scoperto tardi, all’inizio del ‘900. Inizialmente fu scambiato per un equide, cos, i primi esemplari arrivati in Europa furono imbalsamati con il collo piegato in avanti, come i somari. Poi si scopr la verit  era un giraffide. E da allora fu imbalsamato a collo eretto. Il nostro è uno dei pochi esemplari italiani con la giusta postura”.
Oltre all’okapia, quali sono i pezzi più pregiati?
“Custodiamo lo scheletro dell’elefante appartenuto a Ferdinando III di Borbone e un raro pesce re comprato sul mercato ittico ad Anzio. Il suo acquisto fu uno dei miei primi atti da direttore. Poi… c’è l’elemento “pornografico” del museo (ride) un osso peniale di balena. uno dei pezzi che più stimola l’attenzione dei visitatori”.
Quante visite registrate annualmente?
“Circa 30mila. Il grosso dei visitatori viene dalle scuole della Campania. A tal proposito, nel maggio del 2006 fu bandito il concorso “Disegna un animale”. Da questa iniziativa è nata una pubblicazione con i disegni più belli realizzati dai bambini. Per l’occasione il centro musei forn ai partecipanti tutto il materiale di cancelleria. Il libro fu stampato con un finanziamento dell’Anib e sotto il patrocinio dell’Ordine nazionale dei biologi di Roma”.
I reperti custoditi da dove arrivano?
“La maggior parte viene da donazioni. In primis, dai direttori. Un’altra parte viene da campagne faunistiche, come le madrepore trovate in Egitto da Panceri, insieme a due rare teste di coccodrilli egiziani imbalsamati. Poi c’è la collezione di uccelli donata da Schettino, un medico appassionato di caccia ed esperto imbalsamatore. Ultimi arrivi, le cipree sistemate in una vetrina apposita e alcuni pezzi del padre dell’avvocato Laura Lembo”.

Info

Museo di zoologia

Via Mezzocannone 8

Orari da luned a gioved 9/13,30. Sabato e domenica 9/13. Luned e gioved 15/17

Ingresso gratuito

Nella foto (di Maria Volpe Prignano), una sala del museo