Valorizzare il grande plastico degli scavi di Pompei. Venerdì 19 maggio è partito il riallestimento della sala XCVI del Mann che ospita la celebre struttura in sughero realizzata nel 1861 da Giuseppe Fiorelli. Il plastico riproduce in scala 1:100 gran parte delle insulae pompeiane portate in luce fino al 1910.
Con il supporto del video Pompei: il plastico e la città, orientarsi fra spazio e tempo realizzato dalla società Altair4 per facilitarnee la visione si aiutano i visitatori a comprenderne l’importanza, e si arriva ad una fase fondamentale nello sviluppo tecnologico del museo e della fruibilità delle opere d’arte e dei beni archeologici.
«Questo è il primo passo del Mann per un piano di accessibilità alle tecnologie. Il mio auspicio è che entro il 2019 ci sia una seconda fase del plastico accompagnata alla creazione di un nuovo filmato dove si decontestualizzano le domus pompeiane, che non tutte le volte sono collocate nei loro contesti di appartenenza» spiega il direttore Paolo Giulierini. L’obiettivo è quello di rendere il museo in grado di rapportarsi ad una grande varietà di pubblico, dai bambini alle persone con disabilità, ma anche quello di mettere in risalto il valore storico del plastico.
«A distanza di centocinquanta anni dalla sua realizzazione il plastico ha acquisito una preziosità museale che rischia in parte di compromettere lo scopo per il quale è stato concepito, il continuo dialogo che si stabilsce fra il video e il plastico ha perciò l’obiettivo di restituire alla maquette la sua funzione primaria, senza sminuirne il significato e il valore storico» sottolienano gli esperti di Altair4.
I filmati e le ricostruzioni 3D montate in asse con il plastico offrono al pubblico una panoramica della città di Pompei prima dell’eruzione, e permettono di capire quale fosse la reale posizione di della città in rapporto al Vesuvio, che nel 79 d.c. si presentava agli abitanti come una dolce collina, e non come un minaccioso vulcano.
Per saperne di più
www.museoarcheologiconapoli.it
www.altair4.com

 

In foto, il grande plastico