Il territorio come teatro dell’anima. E’ lo scenario su  cui si  muove la personale  dell’artista lucano, Giuseppe Rescigno luoghi dell’identità curata da Massimo Bignardi e Ferdinando Creta che si inaugura venerdì 11 agosto alle 11, al museo Arcos di Benevento che la promuove in collaborazione con il Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi .
I curatori  propongono una selezione di opere, realizzate dall’autore negli ultimi quattro anni , in gran parte, dedicati al tema degli “archivi” come spazi immaginativi del rapporto con la natura e con l’urbano. Che è  elemento fondante della sua poetica sin dai primissimi anni Settanta  quando è tra i protagonisti dell’Arte nel sociale con partecipazione a mostre e grandi eventi (Quadriennale di Roma, Biennale di Venezia, Triennale di Milano, Premio Michetti, NRA Shakespeare International, Factotumbook).
Spiega Creta: «Questa grande mostra ha il carattere di un’antologica che presenta, per la prima volta in area sannita, l’opera di un significativo interprete della stagione dell’impegno che ha caratterizzato il decennio settanta. Arcos riprende così il dialogo con i protagonisti della scena artistica italiana contemporanea; di una storia lasciata da poco alle nostre spalle ma che ancora oggi fa registrare la sua forte presenza nel dibattito storico-critico».
Mentre Bignardi sottolinea l’attenzione all’ambiente nella recente produzione di Rescigno: «Nel corso di questi ultimi cinque anni prendono avvio lavori nei quali l’attenzione di Rescigno torna a spostarsi, con marcato interesse, verso la natura, la sua immaginifica  architettura, assunta quale costruzione di un processo che si rinnova ciclicamente. Nascono opere quali Herbarius (foto), De rerum natura, nelle quali l’artista mette in campo sia l’abilità di una manualità che gli consente di gestire più materie e tecniche, dalla terracotta al legno, alla pittura, sia la forte sollecitazione immaginativa che recupera dagli esercizi didattici di riappropriazione del territorio (del proprio habitat) dei primi anni Settanta».
Originario di
Castelluccio Superiore (in provincia di Potenza), classe 1941, docente di scienze nella Scuola media, dal 2000 al 2006 ha insegnato “Metodologia e tecnica  del gioco e dell’animazione” alla facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Salerno.  Ha sperimentato nella scuola di base metodi e tecniche dello studio ambientale con esperienze pubblicate in riviste del settore (Riforma della Scuola, Sapere, Le Scienze ecc.) e testi monografici stampati per i tipi della Nuova Italia,  Editori Riuniti, Laterza, Cappelli, Valore Scuola. La mostra resterà aperta fino al 30 settembre.
Per saperne di più
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