Risuonano ancora le parole del Commissario del San Carlo Salvatore Nastasi, quando due anni fa annunciò la volont  di aprire il teatro alla citt  superandone il perimetro fino a confluire nell’abbraccio solenne del porticato di San Francesco di Paola. Una gran bella iniziativa, si disse, ed è vero: per due estati la musica ha inondato la citt  trasformando la piazza grande in salotto buono, anche se questo aperto e ospitale.
Non senza un po’ di dispiacere per la fine – temporanea, si spera – di un’attivit  che ha dato rilievo a una citt  in agonia, la musica questa estate cambia sciena, per approdare nella cornice maestosa del Teatro grande di Pompei.
Tra le vestigia dell’antica struttura svetta Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” per l’inaugurazione di una serie di concerti che mira a valorizzare il prezioso sito archeologico tornato al suo splendore grazie all’impegno del Commissario per l’emergenza dell’area archeologica di Napoli e Pompei Marcello Fiori. Accattivante il programma che, dopo l’ouverture Fantasia “Romeo e Giulietta” di Ptr Il’ič Čajkovskij prevedeva la suite dall’Uccello di Fuoco di Igor Stravinskij e la Quinta Sinfonia di Beethoveen.
Il suono dell’orchestra Cherubini è energia allo stato puro, alta tensione emotiva che ti avvolge e ti conquista. La compagine non ha nulla da invidiare a formazioni molto più longeve, anzi ha in più l’estro e la grinta degli anni verdi.
Una grinta che è esplosa nei ritmi incalzanti de L’Uccello di Fuoco, nelle melodie trascinanti di Romeo e Giulietta, nei trasalimenti improvvisi e nelle imponenti architetture sonore della Quinta.
La grande musica aleggiava nelle rovine, come in una sorta di dialogo tra colossi, sapientemente congegnato dalla regia dell’impeccabile direttore, giunto ormai alle vette dell’interpretazione della letteratura sinfonica.
Il gesto è essenziale e limpido, l’intesa con l’orchestra è pressoch totale. Il risultato inebriante ha reso la serata un vero inno alla musica e alla vita, grazie anche al radioso finale delle Quinta, con quell’abbagliante accordo di Do Maggiore ripetuto decine di volte che squarcia le nubi e irrompe nell’antico luogo inondandolo di una luce nuova, che si riflette nelle stelle che, timide e pallide, partecipano al tripudio di una bella serata per la musica e per questi luoghi, troppo spesso bui. Di giorno, però.

Replica stasera a Pompei. Ore 21.15

In foto, Muti durante il concerto di ieri sera