Apertura sipario, mentre Enzo Moscato intona “Pacchianella d’Ottaviano”. Immobili manichini, statue di sale, malate bambole. Ferme ad aspettare funesti eventi. Poi tutto si anima, tutto prende vita … e morte… Cos inizia il nuovo lavoro del drammaturgo partenopeo. “NAPOLI’43” è il titolo della ultima opera di Enzo Moscato, accompagnato da venticinque attori, grande cast per un grande evento. Racconta con il suo linguaggio antico (ma nello stesso momento moderno con un recupero di terminologie che vanno scomparendo) filastrocche che ci ricordano momenti di incoscienti fanciulli scugnizzi che si ritrovarono a combattere una guerra che non conoscevano.
Affascinanti atmosfere dove la storia si intreccia con il teatro, rievocazione di vecchie figure, di antichi fantasmi, gerarchi, puttane pazze, deportati, ancora sepolture negate, fucilazioni, eccidi, agonie, denunce di uomini ubriachi e donne tragicamente ingoffate nelle loro posture “scartellatesche”.
Gli attori sembrano fini dicitori che enunciano e denunciano una guerra, che enunciano e denunciano una drammatica ribellione costata vite di donne, uomini e bambini. Sono passati settant’anni dall’occupazione dei nazisti, gli urlanti napoletani, feriti a morte, scacciarono gli hitleriani uomini dalle nostre terre, cos nascevano” Le Quattro Giornate”.
Tutto il popolo partecipò all’aspra guerriglia, tutti si armarono di quello che potevano e dai balconi lanciarono contro il “tedesco” “canteri, cessi, suppellettili”, gloriosa fu la vittoria. A che prezzo? Il prezzo che si paga per la libert , per la dignit  queste parole cos moderne rievocano un cos lontano periodo, oggi echeggiano di nuovo nei nostri vicoli, nelle nostre vie e nelle vie della nostra bella Italia.

Operazioni teatrali come “NAPOLI ’43” dovrebbero girare nei circuiti dei teatri italiani, invece pare che la pièce si fermi nella nostra citt  e cos un pezzo di storia viene ancora bloccata un peccato perch lo spettacolo è bello e delicato nella sua crudezza. Moscato ha superato se stesso nella regia, supportato da un incredibile cast, il maestro Antonio Casagrande, Benedetto Casillo, Cristina Donadio, Salvatore Cantalupo, Gino Curcione, ma non meno bravi gli altri Ciro D’Errico, Enza Di Blasio, Gino Grossi, Carlo Guitto, Rita Montes, Serena Furfaro, Paco Correale, Salvatore Chiantone, i giovani Giuseppe Affinito, Caterina Di Matteo, Francesco Moscato, Giancarlo Moscato, Manuela Mosè, con la partecipazione di Lucia Celi, Rosa Davide, Donatella Sbriglia, e i piccoli Maria Pia Affinito, Isabel e Oscar Guitto.
Era d’obbligo citare tutti insieme, con la loro interpretazione, hanno reso la vera idea di cosa sia stata la guerra e il pubblico ha rivissuto quello che è finito nel dimenticatoio la fame, la sofferenza, la forza della sopravvivenza. Un pubblico attento a non perdersi nemmeno una sillaba, un pubblico educato ed emozionato che a fine spettacolo ha tributato un interminabile applauso alla compagnia.

NOTE- Luci che tagliano sfregiano a tratti il viso degli attori rendendo l’atmosfera drammaticamente cupa, (forse troppo cupa).
Un plauso al coraggio che Enzo Moscato ha avuto portando in scena un cast d’eccezione in un periodo in cui il mondo della cultura è stato penalizzato più di ogni altro settore.

Big del teatro napoletano uniti nel ricordo della liberazione di Napoli, uniti nel ricordo della liberazione di Napoli dai nazisti. Su testi di Enzo Moscato e immagini sceniche di Mimmo Paladino per le manifestazioni del 70esimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli promosse dall’assessorato alla Cultura del Comun, in scena al Teatro Nuovo di via Montecalvario "Napoli ’43. D.day’ napoletano", un "cunto storico" affidato a un cast di 25 interpreti.
Lo spettacolo è rappresentato fino 13 ottobre ed è una produzione della Compagnia teatrale Enzo Moscato; il disegno luci è di Cesare Accetta, i costumi sono di Tata Barbalato, le musiche originali di Claudio Romano.

Napoli ’43 è la suite aspra e armoniosa di affascinante “Cunto Leggendario” degli eventi, dei sentimenti e delle figure popolari della gloriosa epopea che i napoletani condussero nelle 96 ore tra il 28 settembre e il primo ottobre 1943 per scacciare i tedeschi dalla citt . Il racconto a più voci di un evento memorabile che, come ha scritto lo storico Guido D’Agostino, resta, nella tragica parabola del nazismo, “l’unica sconfitta popolare subta dall’esercito tedesco nel mondo, come lotta e scelta di pace…e con relativamente poche armi”, che fece di Napoli la prima citt  in Europa per valore d’eroismo.

Per saperne di più

www.teatronuovonapoli.it

Nella foto, in alto, Casillo e Donadio in scena; in basso, il giovane gruppo di attori coinvolti nel progetto e il regista Enzo Moscato (scatto di Marco Ghidelli)