Il riposo dei giusti. E’ arrivato ieri per Giuseppe Antonello Leone, che si è spento a 98 anni nella sua abitazione del quartiere della Nunziatella, a Monte di Dio. Lo hanno salutato stamattina nella chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento (conosciuta da tutti come la chiesa degli artisti) con un lungo applauso la famiglia e gli amici.
Lo ha ricordato dall’altare, il più anziano dei nipoti. «Voglio citare solo un aneddoto che a lui piacerebbe. Nel suo appartamento custodiva una scatola con spaghi troppo corti per essere utilizzati. La considero un po’ la sua metafora del mondo. Ogni oggetto per lui meritava una seconda vita. La sua casa è piena di questi giocattoli recuperati. Peccato che non abbia potuto rigenerare le scatole dei medicinali di questi ultimi anni».

Lucido, arguto, ribelle, tre anni fa Leone era stato colpito da un ictus che gli aveva tolto negli ultimi tempi la gioia di giocare con la sua voglia di scultura e pittura.
Ma non la capacit  di resistere. Quella che lo aveva nutrito di originalit , freschezza e leggerezza, a poco dal traguardo del secolo di vita. Animo da poeta (sulle colonne del quotidiano Il Mattino il filosofo Aldo Masullo, in un commosso omaggio, annuncia l’imminente pubblicazione della sua ultima raccolta poetica a opera degli amici che gliela avrebbero donata per le sue 99 candeline pronte per la prossima settimana), irriverente, impertinente e immediato nelle sue opere e anche nelle relazioni.
Quando il sindaco di Napoli Luigi de Magistris volle festeggiarlo, nel luglio 2012, con un medaglia in sala giunta per i suoi 95 anni, ammise, candidamente, che forse avrebbe dovuto ringraziare le autorit  proprio lui che non l’aveva mai fatto.
Figlio del Novecento, (era nato ad Avellino nel 1917), adottato da Napoli, cittadino onorario di Montemurro, piccolo centro della Lucania da dove proveniva sua moglie Maria Padula, anche lei artista di grande intensit , lo ha attraversato con la forza e la statura di chi sapeva nuotare controcorrente. Umile fino all’ultimo, nonostante il riconoscimento nazionale suggellato dalla mostra curata a Castel dell’Ovo da Philippe Daverio, con un bellissimo catalogo. Mancher  la sua presenza fisica, ma non la sua eredit  creativa ai quattro figli (Silvio , Bruno, Rosellina, Nicola Giuliano). A loro lascia un indelebile messaggio di bellezza e ironia.

In foto, Giuseppe Antonello Leone e l’applauso della famiglia e degli amici nella chiesa di San Ferdinando dove sono stati celebrati i funerali.

Per saperne di più
www.antonelloleone.it