2008 se è grave che Napoli non abbia voluto ricordare il decennale della scomparsa di Sergio Fiorentino, è ancor più grave, anzi imperdonabile che nulla abbia fatto per celebrare il centenario della nascita di Vincenzo Vitale.
Michele Campanella, solitamente schivo e riservato, ha voluto forzare il suo temperamento e, prima di sedersi al pianoforte, ha tuonato con fermezza e severit  contro il silenzio delle istituzioni, ricordando che da questo grande didatta, che fu anche un grande uomo, sono stati formati allievi del calibro di Riccardo Muti, Paolo Isotta, Renato Di Benedetto, Laura De Fusco, Carlo Bruno che diffondono nel mondo vertici di eccellenza che forse la citt  ora è troppo distratta per apprezzare.
Il concerto promosso dall’Associazione Amici del Maggio della Musica in occasione di “Musicalmente per Telethon” nello splendido Salone da Ballo della Reggia di Capodimonte, dopo il Quartettsatz di Franz Schubert, prevedeva il Quintetto di Schumann, in cui il dialogo tra il pianoforte e gli archi si è sviluppato in tutta la sua vorticosa successione di slanci e di ripensamenti, di vigorose impennate e di languide riflessioni sonore. Sul quartetto d’archi, convincente per coesione e rigore, si levava sempre più alto di una spanna il genio di Campanella, che negli ultimi tempi ha raggiunto un equilibrio straordinario tra l’impeccabile agilit  tecnica e una espressivit  più densa e calorosa che in passato è la stagione migliore di un pianista che negli anno Ottanta dispensava sonorit  perlacee in irraggiungibili pianissimi, algidi tuttavia, come le possenti sonorit  di certe pagine lisztiane. Oggi Campanella riesce a stupire ancora per questa profonda rivisitazione dei suoi stilemi interpretativi. La ripresa del tema – statuario e solidissimo che annunciava la conclusione del IV movimento ha tagliato l’aria, vibrando fendenti precisi con una incisivit , mai violenta e sempre calibrata, che costituisce la specimen del pianismo di Campanella.
Concludeva la serata una performance di “Malatheatre” che ha proposto una galleria di figure in movimento, forse troppo, che, alternando nudit  e costumi, giocavano giochi di colore, il rosso, il bianco, il nero, la carne, sullo sfondo di brani dal Requiem di Mozart, dalle bachiane Passioni secondo Giovanni e Matteo, dal Magnificat di Vivaldi, per finire con la struggente Valse triste di Sibelius, contro la quale non occorre fare gli scongiuri, come invece consigliava il premuroso presentatore della serata.

Nella foto in alto, un ritratto di Mozart