Bussa alla porta delle emozioni, l’amore. E le conquista, senza parole. Mentre il cuore passeggia fedele in una consapevole ebbrezza, annusando vizi e virtù della persona amata. A qualcuno non capita mai. A Jean-Nol Schifano succede definitivamente quando, venticinquenne, si trova per la prima volta a camminare nella citt  di Napoli e sobbalza a ogni passo. La cultura cartesiana di un ragazzo cresciuto tra misura, umilt , distanza e silenzio, con mamma lionese e pap  siciliano, emigrato in Francia (diffidente verso i napoletani considerati inoperosi), incontra eccesso, gestualit , sguardi fieri di desiderio e piacere in un attimo, si sente incatenato dalla citt  sensuale nell’ardente abbraccio di complice conoscenza.
Dall’inizio degli anni settanta all’alba degli ottanta ne assorbe contrasti, movimento, brividi, umori, insegnando la lingua madre all’universit  l’Orientale (oltre che negli atenei di Pescara, Salerno, Cosenza); successivamente, dal ’92 al ’98, vi s’immerge ancora, da direttore dell’istituto Grenoble di via Crispi, dove crea un fiume di eventi, ricevendone (nel ’94) la cittadinanza onoraria. Che ai suoi occhi brilla più di qualsiasi prestigioso premio letterario, dal Nobel al Pulitzer, per l’orgoglio di essere l’unico francese mai adottato da un’esistenza millenaria.
Nemmeno la lontananza riesce a sussurrargli la tentazione del tradimento la fedelt  dei primi libri (“Naples” dell’81 e “Chroniques” dell’ 84) s’alimenta di nostalgia per spandersi, nel 2003, in (circa) centotrenta pagine intitolate “Everybody is a star” (dallo slogan del popartista statunitense Andy Warhol, assiduo ospite partenopeo soprattutto nel dopoterremoto), con dedica ai napoletani, vittime e criminali, suggeritori e attori, con la loro vita, delle dieci verit  raccontate. Finch, nel 2007, la passione non diventa alfabeto sentimentale, tracciato dalla A alla Zeta, nel “Dictionnaire amoureux de Naples”, edito da Plon.
Pochi mesi dopo, il cittadino (napoletano) Schifano disegna da Parigi il suo nuovo manifesto d’innamorato il giallo di Napoli, per rendere omaggio alla luce di un colore universale, quello del biondo tufo, chiarissimo, gi  celebrato nei dipinti di Caravaggio e di altri maestri del passato, un colore capace di mettere in rilievo tutte le tonalit  e metafora della stessa civilt  napoletana, chiave per decifrare le altre, l’unica che, con la sua tolleranza e intelligenza delle situazioni, è stata in grado (e dimostra di esserlo tuttora, con la Repubblica italiana) di accogliere l’invasore utilizzandolo, sfruttandone le potenzialit , per gettarsi poi nella braccia del dominatore successivo. L’idea tradotta in azione radunare a Napoli i cinque continenti (Europa, Africa, Asia, America, Australia) attraverso espressioni d’autore sculture, fotografie, dipinti, installazioni da disseminare negli spazi urbani possibili.
Sostenuto dalla tenacia dell’amore, J.N. marcia deciso nella realizzazione del progetto, fino a presentarlo, nella primavera scorsa, in una conferenza stampa, al palazzo delle arti Napoli (Pan). E ora, quasi alla vigilia dell’inaugurazione (il 6 dicembre a Castel dell’Ovo), a Place de la Controscarpe, in un caffè parigino del quartiere latino che è luogo di riferimento dei suoi rendez-vous con amici e stampa, insiste sulla necessit  di restituire alla sua “Ville” la coscienza della propria identit . «Negli anni novanta, durante il primo mandato di Bassolino sindaco, la citt  ha ritrovato una bella immagine, ma sotto la fotografia mancava il nome, il cognome, la data di nascita, l’indirizzo…».
Instancabile, ripete che richiamare l’attenzione del mondo su una citt  dai tremila anni di storia significa aiutarla a riguadagnare il ruolo di capitale, facendole recuperare la memoria sfregiata da una ferita l’unit  d’Italia. E ricorda la frase di uno dei padri del Pci affidata al settimanale “L’Ordine nuovo” nel 1920 «Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi o contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono d’infamare con il marchio di briganti». Sottolineando, con energica ironia, «che non si può certo accusare Gramsci di essere un neoborbonico”.
Nel mirino, non solo Garibaldi «La sua camicia rossa è poi diventata la camicia nera di Mussolini, passando attraverso la tintoria dei Savoia. Tutti e due avevano il titolo di dittatore e sono arrivati in treno per dirigere la loro dittatura…».
Polvere di storia che offusca la gloria di primati «Non ha senso quella piazza Garibaldi sarebbe giusto chiamarla 3 ottobre 1839, giorno in cui fu inaugurata la Napoli-Portici, prima linea ferroviaria italiana. Orrenda anche la definizione piazza del Plebiscito molto meglio Largo di Palazzo».
Non si lascia affatto intimidire e va controcorrente «L’unificazione che doveva portare equit  e sapere, ha prodotto iniquit  e ignoranza».
E non si preoccupa di essere politicamente scorretto pensa e dice che l’Italia debba prendere lezioni dagli Usa; imparando a umanizzare, integrgare, stabilizzare, digerendo l’illegalit ; dando la possibilit  al nipotino di un boss, che non ha nessuna colpa se non quella di avere quel nonno, di essere eletto presidente o di occupare la poltrona di primo ministro. Punta il dito contro il potere nazionale che mantiene le mani pulite facendosi votare dalle mani sporche e si chiede che razza di giustizia sia quella prodotta dai pentiti, avvolta in una rete di vendette infinite e affondata nel sangue di famiglie innocenti (fratelli, figli, mogli delle “gole profonde”)… Immagina una prossima Italia confederale contro i guasti provocati da un secolo e mezzo di centralizzazione forzata dove la diversit  venga tutelata come in Francia (stato molto più statale di quello italiano) che ha appena modificato la Costituzione per proteggere gli idiomi locali, da insegnare nelle scuole e nelle universit .
Perdutamente affascinato, tuttavia non accecato dalla seduzione scientifica e storica esercitata dal proprio oggetto di desiderio, di Napoli scruta persino i difetti «Scandaloso, per esempio, che non abbia un’editoria internazionale… Questa citt  che ha visto Giambattista Vico passeggiare nelle strada dei librai…».
Sorride, intenerito. Evocando la genialit  partenopea, musa d’immagini verbali come ‘o jetteco, riferita al vulcano che sputa fuoco sul golfo, a quel vulcano che non poteva sfuggire alla sua amorosa attenzione. Prima che si svolga il battesimo ufficiale del suo giallo, lo scrittore francopartenopeo, nella più celebre delle dimore vesuviane, Villa Campolieto, presenter  a fine ottobre “Creator Vesevo”, testimonianza della forza creativa del vulcano, pubblicata dal suo editore e amico Antoine Gallimard. Un (raffinato) libro in francese, italiano e inglese sul museo di arte contemporanea realizzato, con la sua direzione artistica, tre anni fa lungo il percorso che porta al cratere. Dieci gli scultori internazionali che hanno generosamente donato i propri lavori, intuendo e scegliendo nel blocco di lava l’anima della futura creazione. Le foto (in bianco e nero) di Alain Volut ne interpretano l’itinerario, dai vagiti al domicilio sotto il cielo. Completano il racconto fotografico l’intervento del sindaco di Ercolano, Nino Daniele, che dalla sua postazione vesuviana, subisce il fascino della Recherche e pubblica quaderni dedicati a Proust; pensieri e parole di Jean-Nol; mosaici di testi critici sugli artisti e i loro ritratti firmati da Geneviève Marot.
Dopo il lancio vesuviano, in serata, concerto in una cava di Terzigno con il commovente suono di mandolini, essenziali nella cultura popolare, niente affatto folklore. Schifano cita Camus «Mal nominare le cose è aggiungere infelicit  al mondo».
Sferzante «Io non vorrei che mal nominando le cose di Napoli le si aggiungesse infelicit ». Deciso a difendere la solennit  di un grande amore.

L’autore

Jean-Nol Schifano è nato in Francia, da padre siciliano e madre lionese, a Chambry.
Scrittore, traduttore, editore, operatore culturale. Dal 1994 cittadino onorario di Napoli. Con l’editore francese Gallimard ha pubblicato Chroniques napolitaines (edito da Pironti in Italia e di recente ristampato da Marlin); La danse des ardents ou La vie de Masaniello (versione italiana proposta da Pironti); Les Rendez-vous de Fausta; Dsir d’Italie; L’Education anatomique; Everybody is a star, suite napolitaine; Sous le soleil de Naples. Ha curato le traduzioni in francese di Umberto Eco, Elsa Morante, Anna Maria Ortese, Leonardo Sciascia e Italo Svevo. Nell’aprile 2007 con la casa editrice Plon ha firmato “Dictionnaire amoureux de Naples”.

In alto, Jean-Nol Schifano visto da Lucilla Nitto