Ma quanto impatta sul sistema economico locale il grande evento del 2013?
Il professore Roberto Camagni, ordinario di economia urbana al Politecnico di Milano, ha prodotto una stima dell’impatto degli investimenti, delle spese di gestione e delle spese turistiche previste sulla produzione, i redditi e l’occupazione regionale.
Complessivamente il progetto Forum attiver  redditi per oltre 1.857 milioni di euro e occupazione per 38.784 posti di lavoro annui.
I settori maggiormente attivabili sono innanzitutto il settore delle costruzioni, commercio, trasporti, comunicazioni e servizi a carattere immobiliare, informatica e ricerca, alberghi e ristoranti, intermediazione monetaria e finanziaria.
Il numero di visitatori del Forum, comparando le presenze delle precedenti edizioni (Barcellona 2004 e Monterrey 2007), è stimato in circa 5 milioni di presenze ed è stato possibile anche capirne la provenienza geografica: 35% dall’area napoletana, 30% dal resto della Campania, 20% dal resto d’Italia e 15% dall’estero.
Nei 101 giorni compresi tra aprile e luglio 2013 stazioneranno a Napoli 1,75 milioni di visitatori provenienti dall’area napoletana con una presenza media di 5 giorni, 1,50 milioni di visitatori dal resto della Campania con una presenza media di 2 giorni, 1,75 milioni dal resto d’Italia e dall’estero con una presenza media di 4 giorni.
Per quanto concerne l’impatto sull’economia campana si stimano: 2 miliardi di euro di nuovo fatturato e 1 miliardo di euro di nuovi redditi.
In questa orgia numerica di indubbia quantit  viene da chiedersi: ma Napoli è pronta a farvi fronte?
Insomma, alcune cose vanno dette e senza mezze verit .
La prima riguarda la governance dell’evento sicuramente non relegabile a un qualcosa di settoriale e scollegato dal contesto delle attivit  e dalle ulteriori e inevitabili relazioni territoriali che tale evento sar  in grado di produrre e autoprodurre. Non si può certo pensare a una gestione chiusa e a un unico contenitore pensante. Oltre a un errore tattico risulterebbe letale per l’intera kermesse una mentalit  potestativa con la sindrome dell’autosufficienza.
Altro fattore da mettere nel conto riguarda la valorizzazione delle risorse culturali partenopee e campane. Per esempio, bisogna cogliere l’occasione di rivitalizzare il mondo dell’editoria, specialmente quella piccola editoria che sta morendo sotto i colpi di cartelli oligarchici e stretta nella morsa delle grandi societ  editrici nazionali che fagocitano consistenti fette di mercato a danno di tutti gli altri. Intessere una relazione sistematica, accompagnata da un indirizzo pubblico, con gli editori napoletani, veicolo principale per la ripresa di Napoli nel mondo e canale privilegiato per rilanciare quella vocazione internazionalista che la nostra citt  sembra aver perso.
Bisogna derubricare dal linguaggio le parole come occasione, possibilit , pretesto, opportunit . La percezione del cambiamento va innanzitutto pretesa nelle parole e nei fatti nuovi, oltre che negli atteggiamenti.
Da ultimo bisogna provare a ricostruire l’identit  del terzo millennio.
Le regole urbanistiche sono state definite, la trasformazione urbana è cominciata, la vocazione di citt  di mare ampiamente rafforzata e la centralit  di Napoli nelle politiche economiche e culturali nell’ambito dei paesi che affacciano sul mediterraneo stanno trovando una loro più compiuta fisionomia.
Al netto di tutto ciò va perseguito un disegno culturale, una strategia che sappia guardare a quel “meticciato” sociale pur fortemente presente ma non rispondente a quei requisiti che una moderna organizzazione di societ  vorrebbe richiedere.
Anticipare, una volta tanto, i frutti di una modernit  persa gioverebbe non poco ai napoletani e a chi ci guarda.

(2.fine)

In foto, libri da biblioteca. Il forum deve puntare sulla valorizzazione delle proprie risorse culturali come gli editori locali